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Visualizza articoli per tag: libri

Martedì, 07 Luglio 2026 00:05

L'ILLUSIONE DI UN INCONTRO SOLO VIRTUALE

Sembra che la tecnologia abbia preso il sopravvento sull’umano e gli squilibri sono evidenti. Del resto chi non ha mai sentito parlare dell’Ai, della robotica, delle nanotecnologie? Chi non possiede uno smartphone, un’auto iperconnessa, che sia o non sia nativo-digitale? Questi e altri ancora gli interrogativi che attraversano il saggio di Giovanni Ancona che non mira a demonizzare le tecnologie ma che, partendo dalla constatazione di Papa Francesco allorché notava che «ciò che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca», ne offre un’analisi a tutto tondo senza esimersi dal ribadire il fatto che le tecnologie siano portatrici di un enorme potenziale di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita. Ma accanto al progresso v’è anche il profondo mutamento che viene testimoniato dall’ampio utilizzo dei social media e dal fatto che questi vengano impiegati per proporre, ad esempio, una continua ridefinizione della propria identità. Di qui il darsi di un complesso di «relazioni di superficie» come le chiamava Augé, il moltiplicarsi di agorà virtuali e di autostrade informatiche dove ci si illude di incontrarsi senza nemmeno sapere se dietro quel profilo esiste una persona reale. Del resto, tutto potrebbe finire con un like, ma è proprio questo il vantaggio dei social: «non impegnano».

Se è vero, come afferma B.-C. Han, che lo smartphone è «un informatore che sorveglia il suo proprietario»; se è in atto una «rivoluzione antropologica» che trova il suo scopo nell’ammansire un’umanità docile, spersonalizzata, fintamente buonista», non si può negare che il passaggio dall’infosfera all’Ai, dal post-umano al transumanesimo è, davvero, corto. Parallelamente Ancona mostra come l’Ai oggi plasmi la percezione che l’umano ha di sé stesso, modifichi i concetti di autonomia e di dignità, metta in discussione il ruolo della ragione, influisca sui processi del conoscere esponendo gli umani a rischi notevoli. Dinanzi ad un simile scenario assume un grande valore il monito di Papa Leone XIV, che ci invita a «promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla torre di Babele». Non è certo un caso se l’Enciclica Magnifica Humanitas (promulgata in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII) ci pone, sin da subito, dinnanzi alla scelta che si rifà a due icone bibliche: da un lato, appunto, la torre di Babele dove gli uomini vogliono garantirsi stabilità, potere. Dall’altro, seguendo l’esempio di Neemia, ci troviamo dinanzi ad un uomo che prima di agire digiuna, prega, intercede per il popolo, esamina i luoghi distrutti della città di Gerusalemme e senza imporre soluzioni dall’alto, convoca le famiglie e affida a ciascuna un muro da ricostruire. Ora il Papa insiste sul fatto che siamo chiamati a interrogarci sul «grande cantiere della nostra epoca». Mentre lo sviluppo tecnologico cambia linguaggi, relazioni, istituzioni, noi dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare. «Non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente perché l’Ai e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano». Il Pontefice, richiamando Francesco, induce a sostare sulla crescente affermazione del paradigma tecnocratico nel mondo globalizzato: «ma più potente, non significa migliore». Del resto, che l’umanità diventi vittima della sua stessa conquista era già stato colto, nel 1970, da San Paolo VI, che avvertiva: «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo». Di qui il richiamo degli elementi essenziali per il discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona affinché sia sempre l’intelligenza umana a guidare le innovazioni tecniche: «La potenza dell’Ai resta legata al trattamento dei dati. Le intelligenze artificiali non vivono un’esperienza, non hanno un corpo, non attraversano gioia e dolore, non maturano nella relazione [...] Non hanno neppure una coscienza morale». L’uso dell’Ai non è mai un fatto puramente tecnico, quando entra prepotentemente in processi che incidono sulle vite delle persone, riguarda questioni che toccano la sfera del lavoro, del credito, dell’accesso ai servizi. «Affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita di più e chi no, senza che nessuno si assuma più il peso della decisione significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane». Per fare sì che l’Ai rispetti la dignità umana diventa decisivo ciò che viene chiamato accountability: «la possibilità di identificare chi deve "rendere conto" delle decisioni, coltivarle e controllarle e, quando necessario, contestarle». Come dire: «non serve un’Ai più morale – scrive Leone XIV – se questa morale è decisa da pochi».

Con l’affievolirsi del contributo fornito dalle agenzie educative e il proliferare del digitale, Ancona sottolinea come sia urgente preservare il significato autentico di umanità, affermare la centralità della persona e della sua costitutività relazionale. Si deve tornare a «riscoprire le relazioni vive e corporee [...] Gesù è per i cristiani il vero influencer che ci vuole followers reali e disponibili all’azione dello Spirito». Se non si accoglie questa sfida educativa – che trova la sua acme nella algoretica – il rischio che si corre è grande: consegnare l’umanità alla tecnologia assistendo, inermi, alla «storia fondativa di una nuova forma di religione». Di qui il senso profondo che Leone XIV conferisce al «disarmare l’Ai», che significa «rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano, sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile e quindi abitabile».

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Domenica, 28 Giugno 2026 20:18

Le Breton e il rischio di scegliere

David Le Breton, tra i maggiori antropologi contemporanei, torna in libreria il 10 luglio con Il rischio della scelta. Dalla fragilità all'entusiasmo di esistere (pagine 84, euro 10,00), pubblicato da Mimesis nella collana "Chicchidoro". Il volume affronta il tema del rischio come condizione inevitabile della scelta, proponendone una lettura non solo come minaccia, ma come possibilità di crescita, trasformazione e affermazione della libertà individuale. Già professore di Sociologia e Antropologia all'Università di Strasburgo, membro dell'unità Dynamiques Européennes (DynamE) e dell'Institut Universitaire de France, Le Breton è considerato uno dei più autorevoli studiosi del corpo e delle trasformazioni della vita sociale. Le sue ricerche hanno approfondito il significato sociale della fatica e del dolore, ma anche il silenzio, il volto e i molti modi della comunicazione contemporanea.

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Relegare il tragico a mere questioni metafisiche o adottare un approccio psicologico che parta dell'esame dei vissuti dello spettatore o dell'osservatore, è un procedere che ci allontana dalla domanda centrale su Il fenomeno del tragico, che è anche il titolo del saggio di Max Scheler edito da Morcelliana, curato e tradotto da Edoardo Simonotti (c'è una precedente traduzione italiana compresa in M. Scheler, La posizione dell'uomo nel cosmo e altri saggi, Fabbri 1970), che risale a un periodo cruciale ovvero agli anni di elaborazione dell'opera monumentale e ben più nota: Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori.

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Domenica, 17 Maggio 2026 23:34

SE IL CHAOS DIVENTA LA FORMA STESSA DEL MONDO

Chaos significa il vuoto, l'Aperto, la bocca spalancata prima di qualsiasi suono. Chaos che, nello scontro contemporaneo tra imperi, diventa la forma stessa del mondo. Sono queste le premesse che animano l'impegnativo e rigorosissimo volume: Kaos, appunto, composto dai saggi di Massimo Cacciari e di Roberto Esposito.

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Domenica, 22 Marzo 2026 16:06

Nodari, Nata contro

Con Nata contro (Mimesis, 2026), Francesca Nodari torna, dopo Storia di Dolores, su un nodo biografico e morale che attraversa la sua scrittura: il rifiuto paterno. Ma questa volta il movimento del libro non è soltanto retrospettivo. Non si limita a riaprire una ferita. La mette alla prova nel momento più difficile: quello del ritorno, quando la protagonista si trova davanti al padre che l'ha respinta, ora vicino alla fine.

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Domenica, 15 Marzo 2026 06:49

QUANTE INCERTEZZE IN QUESTO VIAGGIO

Alla ricerca di senso. Venuta meno la sacralità dei fatti, l'ultimo libro di Dario Antiseri ci conduce attraverso la fallibilità della scienza, la fragilità dei fondamenti filosofici e l'affiorare di un'etica

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Quella di Nodari, filosofa morale, è autofiction e saggio insieme, sulle ragioni di una scelta controcorrente.

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Oggi alla libreria Ubik in città l'incontro con l'autrice di «Nata contro» e il ricordo della psicologa Maria Rita Parsi

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Domenica, 08 Marzo 2026 03:03

LACRIME DI DOLORE MA ANCHE DI SALVEZZA

Alle radici del male. Dieci anni dopo il suo precedente libro autobiografico Francesca Nodari si rivolge nuovamente al padre ma non si definisce più Dolores, chi soffre, ma «Nata contro», cioè chi alla crudeltà inflitta ha deciso di reagire

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«Come l'Antigone di Sofocle si sentiva murata viva. Di fatto, suo malgrado, imprigionata idealmente in una cella dalla quale gridava: 'Non sono nata per condividere l'odio, ma l'amore'». E quel grido appartiene all'eroina greca, colei che si oppone alla legge dello Stato per seguire la legge del sangue, un grido che Francesca Nodari fa proprio in Nata contro, volume denso e potente, una sorta di autofiction saggistica in cui l'autrice e filosofa dice di sé, frequentando la distanza del mito e al tempo stesso la prossimità dell'universalità delle parole di Sofocle.

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