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Giovedì, 12 Marzo 2026 16:08

Nelle pagine di Nodari il dolore inevitabile di una moderna Antigone

Oggi alla libreria Ubik in città l'incontro con l'autrice di «Nata contro» e il ricordo della psicologa Maria Rita Parsi

In una sua pagina di diario, il romanziere cattolico Léon Bloy (1846-1917) menzionava una lettera che aveva ricevuto da «un'agonizzante». Del messaggio di quella donna, Bloy riportava una frase: «Soffrire passa, aver sofferto non passa mai». Che una grave sofferenza inevitabilmente permanga nella nostra memoria personale rappresenta senz'altro una condanna? Oppure lascia aperta la possibilità che questo dolore venga «risignificato», in qualche modo «messo a frutto» nel corso del tempo? Sembra orientato nella seconda direzione un coraggioso testo autobiografico della filosofa e saggista Francesca Nodari, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Mimesis, «Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto».

Nel libro, Dolores - alter ego della scrittrice - racconta una lunga serie di angherie (umiliazioni, insulti, percosse) a cui lei e la madre erano state sottoposte per anni da un padre e marito «padrone», Ernesto; questi, dopo la separazione coniugale, era scomparso totalmente anche dalla vita di quella che chiamava, con formula insensata, «ex figlia».

«Ti voglio dire, innanzitutto - afferma Dolores, rivolgendosi idealmente a lui -, che nonostante il tuo reiterato tentativo di cancellarmi, esisto ancora. Abito questo mondo, respiro, mi nutro, cammino, penso». Dopo gli studi al Liceo classico «Racchetia» di Crema, Nodari si è laureata in Filosofia all'Università di Parma, conseguendo poi il dottorato a Trieste; direttrice scientifica della rassegna itinerante «Filosofi lungo l'Oglio», ha ricevuto le onorificenze di Cavaliere e di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana; è inoltre impegnata in attività di prevenzione della violenza contro le donne.

A distanza di un decennio da «Storia di Dolores», ha voluto narrare l'inatteso seguito di una vicenda che pareva essersi conclusa molto tempo prima: «Nata contro» (sempre edito da Mimesis, pp. 82,10 euro) verrà presentato dall'autrice in città alla Libreria Ubik, in via Borgo Santa Caterina 19/C, giovedì alle 18. Come il precedente, anche questo volume è stato prefato dalla psicologa Maria Rita Parsi, mancata lo scorso 2 febbraio.

«Per me - ricorda ora Nodari - Maria Rita era come una seconda mamma, che interpellavo ogni qualvolta mi trovavo a dover prendere decisioni importanti. Era la madrina del festival "Filosofi lungo l'Oglio", nel quale figurava regolarmente come ospite-relatrice. Le sarò sempre grata per il sostegno che mi ha offerto e per avermi "imposto" di scrivere sulla mia storia personale». Nel nuovo libro, che procede in terza persona, Francesca Nodari ricorre a un'altra maschera narrativa, Antigone (secondo una plausibile etimologia del nome greco, «Nata contro»: l'eroina della tragedia di Sofocle si oppone a un crudele editto dello zio Creonte, la protagonista del racconto di Nodari reagisce con un atteggiamento di pietas alle vessazioni subite in passato). Nella tarda serata del 31 gennaio 2020, mentre l'Italia sta per essere investita dalla pandemia di coronavirus, Antigone riceve una chiamata: la informano che Ernesto, il padre da decenni latitante, è ricoverato in ospedale per le conseguenze di una caduta. Nonostante i trascorsi, la risposta immediata di lei è: «D'accordo, arrivo». Nei mesi successivi - senza che dalla controparte venga una richiesta di perdono o un segno di pentimento - la figlia dovrà provvedere a un gran numero di adempimenti, dapprima relativi al ricovero in terapia intensiva di Ernesto, poi al suo trasferimento in un istituto di riabilitazione. Infine, dopo aver saputo da un'altra telefonata che il padre è morto, dovrà occuparsi delle sue esequie, con la tumulazione della salma nel cimitero del piccolo comune in cui anche lei, fino ai 18 anni, era vissuta. Sostenuta lungo il suo percorso biografico dall'affetto materno, dalla meditazione dei Salmi biblici e dall'insegnamento dei suoi maestri - i filosofi Emmanuel Levinas, Bernhard Casper e Salvatore Natoli, il teologo Paolo De Benedetti -, Antigone/Francesca si sente ora «pronta a vivere. Finalmente. Per troppo tempo - suo malgrado - ha condotto un'esistenza propria di una sopravvissuta. Ora torna a vedere il mondo a colori, inizia a guardare l'avvenire con occhi nuovi». Una massima, tratta dagli «Aforismi di Zürau» di Franz Kafka, risuona nella sua mente: «Tu puoi ritrarti dalle sofferenze del mondo, sei libero di farlo e corrisponde alla tua natura, ma forse proprio questo ritrarsi è l'unica sofferenza che potresti evitare».

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