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Sabato, 14 Marzo 2026 03:47

Confessioni di una "ex figlia" che prende la strada di Antigone

Francesca Nodari Francesca Nodari

Quella di Nodari, filosofa morale, è autofiction e saggio insieme, sulle ragioni di una scelta controcorrente.

Spesso il pianto è compagno della sofferenza. Ma la polivalenza semantica del pianto lo rende un linguaggio estremamente misterioso e articolato, che merita un approfondimento. «Il paese delle lacrime è così misterioso», fa dire Antoine de Saint-Exupéry al suo piccolo principe. Ma il pianto è anche quanto di più noto e sperimentato vi possa essere: è una caratteristica umana tipica e universale, un'espressione specifica dell'umanità. Noi nasciamo con la capacità di piangere, dotati di questa abilità, eppure sappiamo ben poco sul pianto: perché piangiamo? Perché esprimiamo con questo medesimo linguaggio emozionale sia gioia che dolore? Associamo il pianto a situazioni di sofferenza, ma siamo disposti ad affermare che piangendo ci sentiamo meglio, che le lacrime producono un benefico sfogo di emozioni represse e che hanno un valore catartico: «Le lacrime danno sollievo all'anima», scrive Seneca. Spesso espressione di angoscia, esse producono anche un piacere fisico. Forse, più ancora che a uno sfogo, le lacrime sono tese a un ri-orientamento delle emozioni. Esse fanno spostare la nostra attenzione dalla mente al corpo e così sciolgono il dolore psicologico.

Di Nata contro, scritto da Francesca Nodari (prefazione della compianta M.R. Parsi, Mimesis) colpiscono molto per la loro intensità e forza le pagine dedicate alla compassione del cielo e «al segreto delle acque che piangono», le lacrime. Riprendendo implicitamente la celebre riflessione di Karen Blixen - secondo cui la cura per ogni cosa è l'acqua salata: sudore, lacrime o il mare -, Francesca Nodari vede nel pianto non un segno di resa, ma una forma di cura. La parola che "bagna" il trauma: le «acque che piangono» rappresentano la transizione dal silenzio del trauma alla parola che si fa testimonianza. Il pianto delle acque simboleggia lo sciogliersi del ghiaccio interiore causato dal rifiuto (nello specifico, quello di un padre).

Nel nostro incessante percorso di umanizzazione, chi non inciampa nella sofferenza? Chi non ha ingaggiato, come Giobbe, una lotta con Dio? Chi non si è mai chiesto: «perché proprio a me?». È la grande domanda che interroga, sin dagli albori, la filosofia: «unde malum»? E che ognuno di noi dovrebbe porsi dinnanzi all'imperversare della violenza, dell'indifferenza, della crudeltà che attraversano il nostro presente, pena l'assuefazione. Quasi fosse un'abitudine, quasi fosse normale. Quasi si fosse tentati di voltare lo sguardo dall'altra parte, di tirare dritto come fecero il sacerdote e il levita con il buon Samaritano. Nata contro di Francesca Nodari ci offre la possibilità di sostare su questi interrogativi, prendendo sul serio le parole del Siracide che recitano: «Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l'oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore» (Sir 2, 4-5).

Allieva di Bernhard Casper, Francesca Nodari è una filosofa morale, saggista, collabora con la cattedra di Filosofia teoretica dell'Università di Milano-Bicocca e con l'inserto La Domenica de Il Sole 24 Ore. Come animatrice culturale Nodari è nota soprattutto per essere la presidente della Fondazione e la Direttrice Scientifica del Festival Filosofi lungo l'Oglio, tra i più seri e riusciti festival del nostro Paese.

Dopo un silenzio di oltre vent'anni, dopo la rielaborazione, apparentemente conclusa, del rifiuto di un padre/padrone che ha saputo dirle solo dei "no" Antigone - colei che è nata contro si ritrova, di nuovo, ad avere a che fare con quella figura ingombrante che in paese chiamano Belzebù. L'"ex-figlia" - così Ernesto l'apostrofava - corre in ospedale dopo essere stata informata che l'uomo versa in condizioni molto critiche a causa di circostanze avvolte da un fitto alone di mistero. Cosa fare dinnanzi a una situazione simile? Far fronte al destino o andarsene? Antigone sceglie la porta stretta. La via dolorosa di chi è consapevole di poter contare sulla compassione del cielo e sul potere salvifico delle "acque che piangono". E lo fa, nuovamente, da sola. Come l'Antigone di Sofocle, si sente murata viva. Qui non c'è da rivendicare la giusta sepoltura di Polinice, ma la pietas nei confronti di un uomo abbandonato e ridotto in fin di vita, con l'aggravante che, quell'uomo, incarna il potere disgustoso di Creonte, che quell'uomo, che era suo padre, l'ha rimossa dalla sua vita, come se lei fosse già morta.

Nata contro costituisce il sequel di Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto (2016 e riedito per l'occasione da Mimesis), in cui Nodari racconta una storia di paternità negata e del viaggio catartico percorso dalla figlia per accettare la propria vulnerabilità. Per poi scoprire che, in realtà, un'ombra scura avrebbe, di nuovo, avvolto la sua esistenza. Di qui il passaggio dalla requisitoria scritta in prima persona al racconto in terza persona. Di qui anche il passaggio da Dolores ad Antigone a significare la definitiva presa d'atto del rifiuto paterno che si concretizza nel passaggio dal "no" originario al "no" definitivo. Incomprensibile, irrazionale, insopportabile se non fosse per quella spes contra spem che anima Antigone e che le consente di credere, nonostante tutto, nella forza debordante dell'amore anche, e forse, soprattutto allorché calde lacrime vergano il suo volto. È proprio in quell'istante che «la passività paradossale del pianto consente di rendere ancora possibile scrive Chalier - l'orientamento dell'anima verso quel "punto segreto" in cui occorre vedere il "dominio originario del Bene" sullo psichismo». È proprio in quell'istante che la sua sofferenza cessa di essere una sofferenza inutile e che, dal corpo a corpo con quel passato che andava rielaborato, scopre la portata profetica della gratitudine che illumina la sua vita. Vita di una sopravvissuta.

Nata Contro è un'opera in cui la riflessione filosofica si fonde con la testimonianza biografica, assumendo un profondo valore umano ed esistenziale. Nodari stessa definisce il suo testo come una "scrittura necessaria" capace di trasformare il trauma in narrazione. Scrivere di sé diventa una forma di cura e di rielaborazione che permette di dare un senso nuovo al proprio vissuto, passando dal silenzio alla rinascita attraverso il logos.

Intrecciando il pensiero di autori come Emmanuel Lévinas con l'esperienza vissuta, e sottolineando come la responsabilità verso l'Altro e la cura della propria interiorità siano atti di profonda libertà e dignità, questo libro prova, se ancora fosse necessario, che la filosofia non è una disciplina astratta ma uno strumento spirituale per "stare nel mondo" non nonostante le ma grazie alle ferite.

© RIPRODUZIONE RISERVATA NATA CONTRO Francesca Nodari "Nata contro" Mimesis pp. 82, ? 1 O L'uomo che l'ha sempre rifiutata è in ospedale in fin di vita. Che fare? Lui incarna il potere disgustoso di Creonte lei risponde con atti di libertà e dignità

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