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Domenica, 28 Giugno 2026 20:18

Le Breton e il rischio di scegliere

David Le Breton David Le Breton

David Le Breton, tra i maggiori antropologi contemporanei, torna in libreria il 10 luglio con Il rischio della scelta. Dalla fragilità all'entusiasmo di esistere (pagine 84, euro 10,00), pubblicato da Mimesis nella collana "Chicchidoro". Il volume affronta il tema del rischio come condizione inevitabile della scelta, proponendone una lettura non solo come minaccia, ma come possibilità di crescita, trasformazione e affermazione della libertà individuale. Già professore di Sociologia e Antropologia all'Università di Strasburgo, membro dell'unità Dynamiques Européennes (DynamE) e dell'Institut Universitaire de France, Le Breton è considerato uno dei più autorevoli studiosi del corpo e delle trasformazioni della vita sociale. Le sue ricerche hanno approfondito il significato sociale della fatica e del dolore, ma anche il silenzio, il volto e i molti modi della comunicazione contemporanea.

Ed è proprio da questi temi che Le Breton partirà per la lectio che terrà il 13 luglio, ospite del Festival Filosofi lungo l'Oglio a Villa Mazzotti Chiari (Brescia), portando una riflessione sul valore dell'ascolto come fondamento della reciprocità, del riconoscimento e del legame sociale, per comprendere che cosa accade quando l'attenzione verso l'altro viene sostituita dall'iperconnessione e dalla comunicazione incessante. Pur muovendosi su un diverso versante, anche il nuovo saggio riflette sulla condizione dell'uomo contemporaneo, mettendo al centro la relazione tra scelta e vulnerabilità.

Ogni decisione, osserva Le Breton, comporta infatti la rinuncia a futuri alternativi, ma proprio in questa perdita si manifesta il valore dell'esistenza e della libertà. La vulnerabilità diventa così la cifra essenziale della condizione umana e il rischio uno spazio di senso attraverso cui leggere il presente: «La condizione corporale dell'umanità — scrive — implica una fragilità ontologica e sociale [...] ed è minacciata in potenza dalla sua porosità all'ambiente e dalla ferita, dal dolore, dalla malattia, dall'incidente, dall'handicap, dalla morte. L'invecchiamento è una vulnerabilità crescente che si impone su ogni esistenza, anche se le sue incidenze sono sempre segnate da una storia personale in seno a una condizione sociale, culturale, di genere».

Una vulnerabilità che, secondo l'antropologo francese, non è soltanto individuale, ma collettiva, e si intreccia con le trasformazioni delle società contemporanee: «L'individualizzazione delle nostre società distacca dall'antica solidarietà, frammenta il legame sociale e favorisce un sentimento di isolamento, di fragilità, che l'uso schizofrenico dello smartphone non fa che accentuare». Da qui anche l'idea che il rischio non rappresenti soltanto una minaccia da evitare, ma una condizione stessa dell'esistenza: «L'esistenza è nello stesso tempo sicura e fragile, sempre in qualche misura sul filo del rasoio, è votata a una certa incertezza per il meglio o per il peggio. Ogni giorno che viene svela degli eventi attesi e delle sorprese», ed è così che «l'esistenza individuale oscilla tra vulnerabilità e sicurezza, rischio e prudenza».

Le Video lezioni

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