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L'ILLUSIONE DI UN INCONTRO SOLO VIRTUALE
Sembra che la tecnologia abbia preso il sopravvento sull’umano e gli squilibri sono evidenti. Del resto chi non ha mai sentito parlare dell’Ai, della robotica, delle nanotecnologie? Chi non possiede uno smartphone, un’auto iperconnessa, che sia o non sia nativo-digitale? Questi e altri ancora gli interrogativi che attraversano il saggio di Giovanni Ancona che non mira a demonizzare le tecnologie ma che, partendo dalla constatazione di Papa Francesco allorché notava che «ciò che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca», ne offre un’analisi a tutto tondo senza esimersi dal ribadire il fatto che le tecnologie siano portatrici di un enorme potenziale di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita. Ma accanto al progresso v’è anche il profondo mutamento che viene testimoniato dall’ampio utilizzo dei social media e dal fatto che questi vengano impiegati per proporre, ad esempio, una continua ridefinizione della propria identità. Di qui il darsi di un complesso di «relazioni di superficie» come le chiamava Augé, il moltiplicarsi di agorà virtuali e di autostrade informatiche dove ci si illude di incontrarsi senza nemmeno sapere se dietro quel profilo esiste una persona reale. Del resto, tutto potrebbe finire con un like, ma è proprio questo il vantaggio dei social: «non impegnano».
CHE VERA TRAGEDIA CADERE NELLA COLPA (SENZA AVERCELA)
Relegare il tragico a mere questioni metafisiche o adottare un approccio psicologico che parta dell'esame dei vissuti dello spettatore o dell'osservatore, è un procedere che ci allontana dalla domanda centrale su Il fenomeno del tragico, che è anche il titolo del saggio di Max Scheler edito da Morcelliana, curato e tradotto da Edoardo Simonotti (c'è una precedente traduzione italiana compresa in M. Scheler, La posizione dell'uomo nel cosmo e altri saggi, Fabbri 1970), che risale a un periodo cruciale ovvero agli anni di elaborazione dell'opera monumentale e ben più nota: Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori.
SE IL CHAOS DIVENTA LA FORMA STESSA DEL MONDO
Chaos significa il vuoto, l'Aperto, la bocca spalancata prima di qualsiasi suono. Chaos che, nello scontro contemporaneo tra imperi, diventa la forma stessa del mondo. Sono queste le premesse che animano l'impegnativo e rigorosissimo volume: Kaos, appunto, composto dai saggi di Massimo Cacciari e di Roberto Esposito.
Nodari, Nata contro
Con Nata contro (Mimesis, 2026), Francesca Nodari torna, dopo Storia di Dolores, su un nodo biografico e morale che attraversa la sua scrittura: il rifiuto paterno. Ma questa volta il movimento del libro non è soltanto retrospettivo. Non si limita a riaprire una ferita. La mette alla prova nel momento più difficile: quello del ritorno, quando la protagonista si trova davanti al padre che l'ha respinta, ora vicino alla fine.
QUANTE INCERTEZZE IN QUESTO VIAGGIO
Alla ricerca di senso. Venuta meno la sacralità dei fatti, l'ultimo libro di Dario Antiseri ci conduce attraverso la fallibilità della scienza, la fragilità dei fondamenti filosofici e l'affiorare di un'etica
Confessioni di una "ex figlia" che prende la strada di Antigone
Quella di Nodari, filosofa morale, è autofiction e saggio insieme, sulle ragioni di una scelta controcorrente.
Una figlia disconosciuta dal padre, la filosofia come compagna per resistere
«Nata contro» è il nuovo libro autobiografico di Francesca Nodari, la dedica a Maria Rita Parsi
Venerdì 5 marzo la presentazione in Cattolica
NON SOTTOVALUTARE IL POTERE DELLA DIMENTICANZA
Nel linguaggio comune si tende a considerare la memoria come un meccanismo per mantenere il passato. Non sarebbe utile né funzionale conservare ogni cosa. Dimenticare è un'operazione di manutenzione cognitiva. Dimenticare è importante quanto ricordare. E questo il fil rouge che attraversa l'accattivante saggio di Sergio Della Sala: Perché dimentichiamo.
MA IL SEGRETO DI PULCINELLA NON MUORE MAI
In un'epoca disincantata e ignara di qualsiasi trascendenza, il libro di Sergio Givone, La ragionevole speranza. Come i filosofi hanno pensato all'aldilà, costituisce un atto di intelligente provocazione e un tentativo coraggioso di indagare il grande tema della vita dopo la morte. L'occasione scaturisce dal racconto del commiato di Sergio Staino a Palazzo Vecchio, cui molti amici dichiaratamente atei augurano: «buon viaggio». Si vive per morire, per lasciare spazio ad altri. Forse si vive per ritrovare, nel cuore della morte, il principio della vita. Del resto che ragione e scopo della vita, oltre che suo termine naturale, sia la morte, è un segreto di Pulcinella. Ah, Pulcinella, con il suo segreto che non è un segreto: Pulcinella è un morto di fame - cosa non fa per un piatto di maccheroni? - che non muore mai. Pulcinella è immortale perché incarna meglio di chiunque altro il mistero della vita e della morte. Pulcinella vincit, come sostiene il suo illustre scultore Lello Esposito. Interrogarsi sull'aldilà è questione che ha interessato sin dagli albori la filosofia.
La voglia di rivedere le stelle
La saggezza del desiderio. Stare di fronte all'assenza di stelle di Danielle Cohen-Levinas è un saggio ín uscita il 27 giugno nella collana Piccola Biblioteca dell'editore Mimesis con un commento a cura di Francesca Nodari che ci propone una riflessione sulle nozioni di saggezza e desiderio che, lungi dall'escludersi a vicenda, si compenetrano e si fondono in una spinta verso l'Alterità. Desiderare nella lingua latina significa "stare di fronte all'assenza di stelle" ovvero a ciò di cui non possiamo appropriarci, per contemplarlo, per amarlo, non per afferrarlo.