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L'ILLUSIONE DI UN INCONTRO SOLO VIRTUALE
Sembra che la tecnologia abbia preso il sopravvento sull’umano e gli squilibri sono evidenti. Del resto chi non ha mai sentito parlare dell’Ai, della robotica, delle nanotecnologie? Chi non possiede uno smartphone, un’auto iperconnessa, che sia o non sia nativo-digitale? Questi e altri ancora gli interrogativi che attraversano il saggio di Giovanni Ancona che non mira a demonizzare le tecnologie ma che, partendo dalla constatazione di Papa Francesco allorché notava che «ciò che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca», ne offre un’analisi a tutto tondo senza esimersi dal ribadire il fatto che le tecnologie siano portatrici di un enorme potenziale di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita. Ma accanto al progresso v’è anche il profondo mutamento che viene testimoniato dall’ampio utilizzo dei social media e dal fatto che questi vengano impiegati per proporre, ad esempio, una continua ridefinizione della propria identità. Di qui il darsi di un complesso di «relazioni di superficie» come le chiamava Augé, il moltiplicarsi di agorà virtuali e di autostrade informatiche dove ci si illude di incontrarsi senza nemmeno sapere se dietro quel profilo esiste una persona reale. Del resto, tutto potrebbe finire con un like, ma è proprio questo il vantaggio dei social: «non impegnano».
Le Breton e il rischio di scegliere
David Le Breton, tra i maggiori antropologi contemporanei, torna in libreria il 10 luglio con Il rischio della scelta. Dalla fragilità all'entusiasmo di esistere (pagine 84, euro 10,00), pubblicato da Mimesis nella collana "Chicchidoro". Il volume affronta il tema del rischio come condizione inevitabile della scelta, proponendone una lettura non solo come minaccia, ma come possibilità di crescita, trasformazione e affermazione della libertà individuale. Già professore di Sociologia e Antropologia all'Università di Strasburgo, membro dell'unità Dynamiques Européennes (DynamE) e dell'Institut Universitaire de France, Le Breton è considerato uno dei più autorevoli studiosi del corpo e delle trasformazioni della vita sociale. Le sue ricerche hanno approfondito il significato sociale della fatica e del dolore, ma anche il silenzio, il volto e i molti modi della comunicazione contemporanea.
CHE VERA TRAGEDIA CADERE NELLA COLPA (SENZA AVERCELA)
Relegare il tragico a mere questioni metafisiche o adottare un approccio psicologico che parta dell'esame dei vissuti dello spettatore o dell'osservatore, è un procedere che ci allontana dalla domanda centrale su Il fenomeno del tragico, che è anche il titolo del saggio di Max Scheler edito da Morcelliana, curato e tradotto da Edoardo Simonotti (c'è una precedente traduzione italiana compresa in M. Scheler, La posizione dell'uomo nel cosmo e altri saggi, Fabbri 1970), che risale a un periodo cruciale ovvero agli anni di elaborazione dell'opera monumentale e ben più nota: Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori.
SE IL CHAOS DIVENTA LA FORMA STESSA DEL MONDO
Chaos significa il vuoto, l'Aperto, la bocca spalancata prima di qualsiasi suono. Chaos che, nello scontro contemporaneo tra imperi, diventa la forma stessa del mondo. Sono queste le premesse che animano l'impegnativo e rigorosissimo volume: Kaos, appunto, composto dai saggi di Massimo Cacciari e di Roberto Esposito.
Nodari, Nata contro
Con Nata contro (Mimesis, 2026), Francesca Nodari torna, dopo Storia di Dolores, su un nodo biografico e morale che attraversa la sua scrittura: il rifiuto paterno. Ma questa volta il movimento del libro non è soltanto retrospettivo. Non si limita a riaprire una ferita. La mette alla prova nel momento più difficile: quello del ritorno, quando la protagonista si trova davanti al padre che l'ha respinta, ora vicino alla fine.
QUANTE INCERTEZZE IN QUESTO VIAGGIO
Alla ricerca di senso. Venuta meno la sacralità dei fatti, l'ultimo libro di Dario Antiseri ci conduce attraverso la fallibilità della scienza, la fragilità dei fondamenti filosofici e l'affiorare di un'etica
Confessioni di una "ex figlia" che prende la strada di Antigone
Quella di Nodari, filosofa morale, è autofiction e saggio insieme, sulle ragioni di una scelta controcorrente.
Nelle pagine di Nodari il dolore inevitabile di una moderna Antigone
Oggi alla libreria Ubik in città l'incontro con l'autrice di «Nata contro» e il ricordo della psicologa Maria Rita Parsi
LACRIME DI DOLORE MA ANCHE DI SALVEZZA
Alle radici del male. Dieci anni dopo il suo precedente libro autobiografico Francesca Nodari si rivolge nuovamente al padre ma non si definisce più Dolores, chi soffre, ma «Nata contro», cioè chi alla crudeltà inflitta ha deciso di reagire
Nata per condividere l'amore - Nodari è Antigone che cura il padre
«Come l'Antigone di Sofocle si sentiva murata viva. Di fatto, suo malgrado, imprigionata idealmente in una cella dalla quale gridava: 'Non sono nata per condividere l'odio, ma l'amore'». E quel grido appartiene all'eroina greca, colei che si oppone alla legge dello Stato per seguire la legge del sangue, un grido che Francesca Nodari fa proprio in Nata contro, volume denso e potente, una sorta di autofiction saggistica in cui l'autrice e filosofa dice di sé, frequentando la distanza del mito e al tempo stesso la prossimità dell'universalità delle parole di Sofocle.