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Giovedì, 16 Luglio 2026 17:54

Monsignor Paglia: «Per il credente tutti gli altri sono fratelli, anche il nemico»

monsignor Vincenzo Paglia monsignor Vincenzo Paglia

Al santuario della Madonna del Monte Oliveto, in località Zei, poco fuori dell’abitato di Adrara San Martino, martedì sera monsignor Vincenzo Paglia ha provato a dare concretezza a un concetto molto ampio e già indagato a fondo da grandi esponenti del pensiero teologico e filosofico occidentale: quello dell’ascolto.

Ospite di una delle tappe del festival «Filosofi lungo l’Oglio» e della sua direttrice scientifica Francesca Nodari, l’arcivescovo, che si è definito soprattutto un «prete di Trastevere», non ha parlato però dell’ascolto in generale. Si è invece concentrato su un tipo specifico di ascolto, il più necessario e urgente, i cui destinatari sono prima di tutto i poveri, gli emarginati, le persone che soffrono. Siamo, qui, «al centro della vita e della fede cristiana: non può esistere un cristiano che non ascolti».

Un’immagine, tra le molte possibili, lo mostra con chiarezza. Monsignor Paglia l’ha ripresa dal «Testamento» di San Francesco di Assisi. In uno dei passi più potenti, Francesco racconta l’esperienza che fece con i lebbrosi. Il ricordo dell’incontro con quegli uomini, isolati e scacciati, costretti a una vita di miseria, gli fece scrivere che, dopo aver praticato la misericordia nei loro confronti, «ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo». Queste poche parole riassumono tutti gli aspetti decisivi della questione: l’ascolto autentico, che è anche un atto di carità, implica l’apertura verso l’altro, il riconoscimento dell’altro come un altro me stesso, il prendere sul serio quel che è e quel che ha da dire.

«È di questo che parla il Vangelo», ha sottolineato monsignor Paglia. Lo scandalo cristiano consiste proprio nella mitezza dell’ascolto in un mondo in cui sembrano prevalere le logiche della sopraffazione e della violenza. «Per il credente tutti gli altri sono fratelli, anche il nemico – ha spiegato monsignor Paglia –. Ecco perché l’ascolto è una dimensione cruciale per il cristiano». Le figure della povertà e dell’emarginazione oggi tuttavia sono molte. Monsignor Paglia ha parlato degli anziani, dei migranti che perdono la vita nel Mar Mediterraneo, dei poveri, del disagio dei giovani schiacciati da un mondo sempre più virtuale e impersonale. Quel che le accomuna è trovarsi fuori posto, decentrati rispetto all’ordine in vigore, e dunque da non considerare o addirittura da rimuovere. Ma il povero e l’emarginato acquistano lo stigma dello scarto solo se li si giudica sulla base di un pregiudizio egoistico. «Il dramma di oggi è l’assenza dell’ascolto – ha detto monsignor Paglia –: si ascolta solo sé stessi e non gli altri. È come se fosse nata una nuova religione, l’egolatria, in cui tutti sono rigorosamente monoteisti: esiste solo l’io e degli altri chissenefrega».

Così, parallelamente all’egoismo cresce anche l’indifferenza, alimentata dall’impressione di non poter incidere sul corso delle cose. Anche se non lo sono, i drammi del mondo contemporaneo, Gaza o la guerra in Ucraina o nel Sudan, sembrano insieme lontani e inevitabili. «Il silenzio della maggioranza vuol dire di fatto corresponsabilità – ha spiegato l’arcivescovo –. Perché se tutti noi ci scandalizzassimo forse per i potenti non sarebbe così facile prendere certe decisioni».

Lo dimostra il fatto, ad esempio, che dal 1945 nessun governante si è mai più azzardato a gettare una bomba atomica su una città: lo sdegno l’avrebbe travolto. Un ascolto appassionato, e non freddo e distante, è quindi la condizione fondamentale per un cambio di paradigma e una svolta. Negli ultimi decenni grandi personalità come Papa Francesco, con il suo desiderio di una Chiesa povera e per i poveri, l’arcivescovo salvadoregno Óscar Romero, che pagò con la vita l’opposizione ai soprusi contro il popolo, hanno provato a imprimerla. L’invito, perciò, è seguirli e mettersi in ascolto degli ultimi, recependo così il messaggio del Vangelo.

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