Un umanesimo decentrato e anti moderno, che però come tutti i messaggi anti moderni assume o tenta di assumere evidenti tratti di attualità. Stefano Mancuso e Umberto Galimberti, due grandi volti della divulgazione contemporanea (rispettivamente scientifica e filosofica) in Italia, attuano - in modi un po' diversi - operazioni di recupero in chiave alternativa del sacro: Mancuso riprende il Cantico delle creature e lo contestualizza nella rete di relazioni che governa la biosfera; Galimberti distingue fra religione e fede e offre (è rivolto soprattutto alle nuove generazioni) una nuova maniera di concepire le parole di Gesù.
Sono i prossimi due appuntamenti di Filosofi lungo l'Oglio, la rassegna giunta alla sua ventunesima edizione: quest'anno il tema è «Ascoltare» - che si svolge fra le province di Brescia, Bergamo e Cremona e che proseguirà fino alla fine di luglio. Mancuso sarà questa sera a Sarnico (BG); Galimberti è atteso a Villachiara mercoledì 9 luglio.
«Immaginate qualcosa a mezzo fra un manuale di istruzioni e un libretto per la manutenzione del fenomeno più raro dell'universo: la vita». Nel libro uscito per Laterza nel 2025, Mancuso presenta così il Cantico di San Francesco. Non è casuale che le celebri lodi del testo, a volte considerato il primo della letteratura italiana, partano proprio da frate Sole: la massima fonte di energia della terra, senza la quale la vita non potrebbe esistere. Poi la luna e i quattro elementi, la terra, l'aria, l'acqua e il fuoco. Tutti egualmente voluti da Dio, ed eguali nella gerarchia della creazione. Non soltanto: nati per la conservazione di sé stessi, cioè per la cooperazione. «Darwin diceva che faremo bene quando con noi intenderemo non più soltanto la nostra famiglia, ma l'umanità intera, infine l'intera vita». Un comportamento che nell'antropocene sembra appartenere a tutte le forme di vita - soprattutto alle piante: Mancuso è neurobiologo, accanito sostenitore dell'intelligenza vegetale tranne che all'uomo. «Se ragionassimo per specie e non per individuo, le risposte alle stesse domande sarebbero molto diverse».
Galimberti, invece, non si definisce «né ateo né credente. Aderisco alla mentalità greca, che interiorizza il significato della morte». Le parole di Gesù, scritto insieme al biblista Ludwig Monti nel 2023, è la sua ultima riflessione sul cristianesimo. In La religione del cielo vuoto descriveva la paradossale desacralizzazione del sacro colpevole di aver permeato la storia dell'Occidente, e la perdita di senso e di valori simbolici che ciò avrebbe provocato. La distinzione decisiva è fra religione e fede: «il messaggio di Gesù è stato completamente frainteso dal cristianesimo che, a partire da Paolo, vi ha derivato una religione, cioè un rito culturale e di appartenenza. Gesù non fonda un culto, ma una fede». Le sue vere parole sono dunque quelle che parlano di una salvezza «nel presente e sulla terra, non nell'al di là. In ebraico Verità si dice emet, fare. Perché la verità è una cosa che si fa nel presente, adesso». La peculiare interpretazione di Galimberti è rivolta soprattutto alle generazioni più giovani, che sono spesso le protagoniste dei suoi libri. Ad esse propone un'immagine di Gesù che sembra quasi negare sé stessa, o meglio abiurare la patina della sovrastruttura religiosa e culturale del cristianesimo. «D'altronde lo diceva il mistico Meister Echkart: prego Dio che mi liberi da Dio, perché pronunciare il suo nome lo sminuisce».