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Venerdì, 03 Luglio 2026 19:44

Soli e sordi: incubo digitale

David Le Breton David Le Breton

L'individuo contemporaneo cammina con lo smartphone in mano. Sommerso da una valanga di sollecitazioni. Pieno di amici virtuali e illusori. Le riflessioni del grande antropologo francese

La crisi contemporanea dell'ascolto è dovuta alle tecnologie digitali che catturano l'essenziale dell'attenzione dei nostri contemporanei, moltiplicando le sollecitazioni ed eliminando la disponibilità verso gli altri e verso il mondo. La profusione di informazioni provoca una penuria dell'attenzione che non sa più dove rivolgersi, poiché non è in grado di moltiplicarsi all'infinito; non è divisibile, non si possono ascoltare più cose contemporaneamente senza una dissipazione della qualità di ciò che viene ascoltato. L'attenzione è l'ultima frontiera da conquistare per i padroni dei social network; la sua mercificazione sfrenata è oggetto di una guerra spietata per trattenere l'utente il più a lungo possibile davanti al proprio schermo.

La comunicazione digitale tende a divorare la vita quotidiana, ad assorbire tutta l'attenzione; implica l'assenza di volto, la virtualità, la distanza, la decorporazione, l'efficienza, la rapidità. Privilegia il riflesso e non la riflessività. Mette in fila i soggetti, li frammenta e li trasforma in una zona di transito di un'informazione che li attraversa senza lasciare traccia. È la nemica mortale dell'ascolto, perché l'attenzione all'altro o al mondo costituisce un'interruzione insopportabile dell'ipnosi dello schermo. La comunicazione si volatilizza, non teme più la verbosità, induce una folla di utenti a camminare trascinati in avanti dal proprio cellulare, persino sui marciapiedi. Sono in società, ma non più nel legame. Avanzano come zombie postmoderni. Ciò che accade intorno a loro non li riguarda. Non vedono più nulla attorno a sé, non sentono più nulla, in un processo di crescente restringimento del legame sociale. Molti pagano addirittura con la loro vita la propria assenza dal mondo reale, esponendosi ciecamente agli incidenti. Nelle interazioni quotidiane ci si ascolta in modo fluttuante, intermittente e, di conseguenza, ci si comprende sempre meno, sia in senso letterale che figurato. Senza ascolto non vi è più un mondo comune.

La conversazione, vale a dire la parola condivisa, è fondatrice del legame sociale. Anche se i punti di vista differiscono, questi non impediscono lo scambio. Una conversazione, grazie alla sua risonanza, favorisce la capacità di mettersi al posto dell'altro, alimenta l'empatia, a differenza dell'interattività digitale in cui l'altro è fisicamente assente, senza volto e spesso anonimo. È condivisione di emozioni, una presa di contatto tra gli individui e le loro idee. Si prende il suo tempo, non risiede nell'affanno. È un viaggio in cui nessuna tappa preannuncia l'itinerario, si tesse nella scoperta permanente di sé e dell'altro. L'ascolto implica infatti una certa forma di vagabondaggio, di gioco, di valorizzazione del corpo, del volto, delle emozioni e della sensorialità. È un incontro con l'altro, anche se in maniera provvisoria.

L'iperindividuo contemporaneo cammina con lo smartphone in mano, sommerso dalla valanga di sollecitazioni, gli occhi rapiti dallo schermo, gli auricolari nelle orecchie, percepisce il proprio ambiente fisico e umano soltanto in maniera accessoria. Non è più in ascolto, ma nello stordimento visivo dello schermo e nelle risposte alle incessanti sollecitazioni che riceve e invia. Lo spessore dell'altro scompare a vantaggio di una sorta di autismo sociale, ciascuno rinchiuso dietro il proprio schermo battendo in ritirata dal resto del mondo. La mancanza di empatia tipica delle nostre società, la difficoltà di identificarsi con l'altro, trova qui la sua origine.

Lo smartphone autorizza strutturalmente un ripiegamento su di sé senza precedenti nella storia, su scala planetaria. È la cinghia di trasmissione dell'ultraliberismo delle nostre società, nella misura in cui separa l'utente dal suo ambiente prossimo per trasportarlo in un altrove virtuale divertente che non fa che accrescere l'immensa ricchezza e il potere sociale e politico dei padroni della Silicon Valley. L'ambiente sociale diventa facoltativo: vi si entra o se ne esce a piacimento grazie al ricorso allo schermo, anche quando si è circondati da "parenti" o "amici" ben reali.

La socialità digitale che ormai si impone è agli antipodi della socialità concreta, fatta di uomini e donne reciprocamente presenti che parlano e si ascoltano, attenti gli uni agli altri. Dona la sensazione di essere circondati da un riconoscimento a portata di clic, senza la necessità di un'interazione sempre in qualche misura imprevedibile. L'ascolto non è una nozione pertinente per la comunicazione digitale. Mai l'isolamento degli individui ha raggiunto una tale ampiezza. Mai il male di vivere degli adolescenti e delle persone anziane ha toccato un livello di intensità così profondo. La frequentazione assidua di molteplici social network occupa il tempo, ma non dà una ragione di vivere. Lo schermo si sostituisce al legame sociale, compromette la vitale attenzione verso gli altri. L'isolamento si moltiplica dando la paradossale sensazione della sovrabbondanza. Ma senza attenzione reciproca, senza ascolto, non resta che una simulazione del legame sociale. I cento "amici" dei social network non valgono uno o due amici della vita quotidiana, capaci di stare accanto a noi nei momenti di smarrimento e disponibili alla conversazione. Si comunica sempre di più, ma si è insieme sempre meno.

Il festival
Ascoltando filosofi sulla sponda del fiume

Il testo pubblicato in queste pagine è stato scritto per L'Espresso dal celebre antropologo francese David Le Breton che interverrà al Festival Filosofi lungo l'Oglio con la lectio "Quando l'ascolto scompare: un mondo senza l'altro" lunedì 13 luglio (ore 21) a Villa Mazzotti a Chiari (Brescia). Le Breton torna adesso in libreria con il saggio "Il rischio della scelta" (Mimesis, pp. 84, €10), sul tema della vulnerabilità rispetto alle minacce esterne: riscaldamento globale, esaurimento delle risorse naturali, terrorismo, corsa militare in materia geopolitica, disuguaglianze sociali. L'edizione di quest'anno del festival è dedicata al tema "Ascoltare", ovvero la pratica consapevole di apertura autentica all'altro. In una società che esalta la produttività, la velocità e la performance, ascoltare diventa un gesto controcorrente: richiede tempo, attenzione e rispetto. Invita a sospendere il flusso incessante di stimoli per accogliere ciò che accade allorché l'uno parla e l'altro ascolta e viceversa. Ascoltare significa entrare in relazione con gli altri, con sé stessi, con la natura e con il silenzio, coltivando una presenza capace di lasciarsi tocccare e trasformare.

La manifestazione culturale, diretta dalla professoressa e filosofa Francesca Nodari, proseguirà fino al 28 luglio e prevede 32 appuntamenti tra incontri, conferenze e dibattiti di filosofi e intellettuali in 24 comuni lungo il fiume Oglio tra Brescia, Bergamo e Cremona. Tra i tanti ospiti: Danielle Cohen-Levinas, Roberta Bruzzone, Massimo Cacciari, Stefano Mancuso, Umberto Galimberti.

La rassegna sarà dedicata alla psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, scomparsa il 2 febbraio di quest'anno, madrina storica del Festival e componente del Comitato scientifico.

Inoltre, tornano anche quest'anno le passeggiate filosofiche, con il sostegno della Fondazione della Comunità Bresciana, che propongono un cammino lento e meditativo, capace di attivare una maieutica delle cose, tesa con i suoi suoni e silenzi ad aprire uno spazio di ascolto profondo. I percorsi, immersi nella natura che costeggia il fiume Oglio, saranno arricchiti dal dialogo con esperti del territorio e filosofi, poeti, neuroscienziati in un intreccio di saperi volto a restituire il pensiero alla sua dimensione più interiore.

Le Video lezioni

Sul nostro canale youtube puoi trovare tutte le video lezioni del nostro Festival di Filosofia.