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Venerdì, 19 Giugno 2026 19:01

L'illusione dell'Eros

Pietro Del Soldà Filosofo e divulgatore. Pietro Del Soldà Filosofo e divulgatore.

Nel Simposio di Platone, Aristofane spiega al suo uditorio l'origine dell'amore. Un tempo, fra gli esseri umani non esisteva la differenza fra i generi, e ciascuno era maschio e femmina insieme. Dotati di quattro braccia, quattro gambe e due volti, gli umani giunsero a minacciare Zeus in persona, che per questo decise di dividerli in due metà: l'uomo e la donna. Da allora essi vagano nostalgici alla ricerca della loro parte mancante. Tale è «Eros», il desiderio: un tentativo di ricongiungimento, impossibile da soddisfare fino in fondo. Quest'idea di amore come fusione «è molto forte e affascinante, soprattutto in un'epoca di smarrimento. Ma è quello che è: un mito, un'illusione pericolosa. Perché reifica l'amata e l'amato, e innesca dinamiche di possesso e dominio», dice Pietro del Soldà, filosofo e giornalista formatosi con Umberto Galimberti.

«Eppure, se non si sta attenti, si rischia di cadere nel precipizio opposto, quello del rifiuto di coinvolgimento in qualsiasi relazione sentimentale. E allora bisogna camminare in bilico, seguendo le parole di un altro personaggio del Simposio, Diotima: «ogni desiderio di felicità è amore, potentissimo e ingannatore». Nel 2025 del Soldà ha pubblicato «Amore e libertà. Per una filosofia del desiderio». Stasera alle 21 lo presenta a Coccaglio, nell'ambito della rassegna Filosofi lungo l'Oglio.

Pietro del Soldà ha pubblicato «Amore e libertà. Per una filosofia del desiderio». Stasera alle 21 presenta il libro a Coccaglio, nell'ambito della rassegna Filosofi lungo l'Oglio

La prima idea d'amore da cui stare in guardia è quella dell'amore come fusione assoluta. Perché?

«Non bisogna ridurre l'amore al desiderio di passare dall'essere due all'essere una cosa sola. È un'illusione: quello che accade è che, dopo l'innamoramento, dall'uno riemergono i due. Questa diversità così provoca paura, smarrimento, gelosia, desiderio di controllo. E questo può condurre anche a dinamiche di violenza. In un sondaggio di Save the children un terzo delle ragazze intervistate accettano queste manifestazioni come un segno d'amore. Invece l'amore vero è quello che ci espropria, ci tira fuori dal nostro recinto identitario. Da qui proviene la sua forza generativa».

Il pericolo opposto, invece, è l'alienazione da ogni coinvolgimento sentimentale...

«In reazione a questo mito iper-romantico, la relazione viene vista come un rischio di sofferenza, qualcosa per cui non vale la pena mettersi in gioco. Affermiamo la nostra individualità, e così teniamo gli altri lontani dal nostro guscio, non gli permettiamo di violare la nostra identità più intima, la nostra "no fly zone" interiore. Ma in questo modo ci impediamo di vivere una natura erotica autentica».

Dunque, qual è la "filosofia del desiderio" che lei propone come soluzione di questo dualismo? Come riuscire a bilanciare al contempo amore e libertà?

«È come se camminassimo su un crinale molto sottile col rischio di cadere in uno dei due precipizi: l'amore come possesso e dominio e il culto esasperato dell'identità e del post-romantico. "De-siderio" significa privazione degli astri: per viverlo bisogna esporsi al rischio della mancanza, della sofferenza, dell'errore. Ciò ha anche una connotazione politica: vivendo l'amore in modo diverso riusciamo a vivere diversamente anche il rapporto con gli altri membri della "polis". Diotima dice che "ogni desiderio di felicità è amore": intende che non c'è felicità fuori di esso, che la felicità si compie davvero solo nell'amore».

Le Video lezioni

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