Skip to main content
Giovedì, 18 Giugno 2026 03:41

Il silenzio e l'ascolto

Michela Marzano Michela Marzano

«Andiamo via, perché Michela Marzano non c'è: è in collegamento da remoto. Bloccata a Parigi dalla labirintite», dicono, un po' deluse, tre spettatrici cremonesi che lasciano, un poco indispettite, la chiesa della Beata Vergine in Ripa d'Oglio, borgo storico di Pontevico, dove il festival Filosofi lungo l'Oglio ha fatto tappa martedì sera.

La tentazione è quella di seguirle, poi la curiosità ha la meglio e si pensa che siano le parole, il pensiero di Marzano a interessare, non la sua presenza fisica. Francesca Nodari, direttrice del festival, nel presentare la filosofa e docente di filosofia morale all'Università Descartes di Parigi, racconta l'inatteso e parziale forfait di Marzano che, malgrado la labirintite, non ha voluto mancare l'appuntamento, seppure via Zoom.

Ed è la stessa Marzano a scusarsi e a raccontare: «Se fossi stata in mezzo a voi mi sarei mossa, avrei cercato un contatto visivo, mi sarei messa in ascolto fra di voi – racconta –. Paradossalmente, io che sono solita gesticolare e muovermi durante le mie lezioni, mi ritrovo costretta a stare immobile, a non muovere la testa per non avere forti vertigini. Ma anche questo è l'esito di un mancato ascolto. Il corpo mi ha lanciato dei segnali a cui non ho dato retta. Mettersi in ascolto è una condizione che la nostra società, piena di parole e fatta di monologhi, non è più abituata a praticare».

Marzano parte con forza, precisa e chirurgica nel raccontare 'Dove il silenzio parla: fare spazio all'altro'. È questo il titolo della lectio che prende spunto dal suo ultimo libro, Qualcosa che brilla, una sorta di docu-romanzo nato dall'ascolto di ragazzi dai 13 ai 24 anni che hanno chiesto aiuto ai Centri psicomedicosociali, una realtà consolidata in Francia, dove sono attivi Gruppi di parola destinati all'ascolto dei giovani da parte di diversi specialisti.

«I sintomi sono segnali, non etichette: questo ho imparato – racconta. Per un anno ho frequentato diversi centri, senza prendere appunti, cercando di non essere invasiva, ma mettendomi in ascolto. Da quell'esperienza sono nati i fil rouge affidato all'io narrante di uno psichiatra. È stata un'esperienza che mi ha cambiato e che, anche alla luce delle ferite lasciate dalla pandemia su tutti e soprattutto sui giovani, ha modificato il mio modo di insegnare: cerco di comprendere le fragilità, mettendomi in ascolto».

E quello che martedì sera Marzano ha detto dovrebbe essere condiviso e imparato da genitori, nonni, zii, docenti ed educatori. L'ascolto e il silenzio sono le parole ricorrenti che hanno puntellato una lectio potente ed emotivamente coinvolgente, nella quale Marzano ha sbattuto in faccia a noi adulti la nostra incapacità di ascoltare, la scarsa attenzione alle parole dei ragazzi e ai loro silenzi, la difficoltà di fare spazio all'alterità perché questa ci costringe a fare i conti con noi stessi, a mettere in crisi l'immagine che abbiamo costruito di noi.

E allora non si vuole ripercorrere passo passo il discorso della filosofa, perché quell'ascolto si è fatto, alla fine, intimo e personale, motivo di riflessione e di crisi. Viene da pensare alle tre spettatrici cremonesi che se ne sono andate infastidite: hanno perso una serata di grande pensiero, e questo perché non hanno fatto spazio all'altro, non hanno accolto l'alterità di una distanza solo apparente.

Le Video lezioni

Sul nostro canale youtube puoi trovare tutte le video lezioni del nostro Festival di Filosofia.