Amore, desiderio, libertà. Concetti essenziali per ciascuno di noi e che, troppo spesso, faticano a stare insieme. Al tema Pietro Del Soldà ha dedicato il saggio Amore e libertà. Per una filosofia del desiderio (Feltrinelli, 2025), titolo anche della lectio magistralis che il filosofo terrà venerdì sera, alle 21, a Coccaglio in Piazza Luca Marenzi (in caso di maltempo La Vecchia Pieve, viale Giacomo Matteotti 2) per il 21° Festival Filosofi lungo l'Oglio diretto da Francesca Nodari (per info e biglietti: filosofilungologlio.it).
Un percorso tra filosofia, letteratura e vita per interrogarsi sul significato autentico dell'amore e del desiderio, in un tempo segnato dalla fragilità delle relazioni. Del Soldà, autore di numerose pubblicazioni, è anche conduttore e autore del programma di Rai Radio 3 Tutta la città ne parla. L'abbiamo intervistato.
Professore, qual è la tesi centrale della sua "filosofia del desiderio"?
Siamo in una società altamente individualistica, competitiva, narcisistica, dove quel che conta è la performance, il giudizio degli altri; cose che provocano molta ansia e difficoltà nei rapporti. L'amore oggi subisce due fondamentali declinazioni e anche distorsioni. Una è quella che ci spinge a vivere l'amore come possesso, anzi prima ancora come fusione dei due che diventano una cosa sola: questo mito iper-romantico è ingannevole poiché molto presto l'incanto si trasforma in controllo, in dominio soprattutto da parte maschile, e talvolta degenera in vera e propria violenza. L'altro problema è che questa idea di amore controllante, dominante riduce l'altra persona ad un oggetto che voglio possedere e questo evidentemente è un esito disastroso, è la negazione stessa della libertà.
La parola chiave del Festival è "ascoltare": è molto attinente con ciò di cui stiamo parlando.
Assolutamente. Non c'è amore senza ascolto, e quell'idea dell'amore fusionale che poi diventa possessivo, dominatore, si basa proprio sul tacitare l'altro. Ascoltare significa invece aprirsi alla differenza; la voce dell'altro porta con sé biografie, emozioni, idee che sono diverse dalle mie, e l'ascolto è per l'appunto accoglienza della diversità. Siamo abituati a respingere la diversità, sia sul piano politico, collettivo, sia sul piano individuale. Alla lunga, se non si ascolta, si diventa anche sordi e quindi incapaci di capirla, l'unicità dell'altra persona.
Tra i vari riferimenti filosofici, un posto speciale immagino meriti il Simposio di Platone.
Il Simposio è il testo più importante della civiltà occidentale dedicato all'amore, nel quale vengono esposte diverse teorie, una delle quali portata in scena dal poeta Aristofane, che introduce la nozione dell'amore come un passare dai due all'uno, ritornare ad essere una cosa sola con l'anima gemella (il mito degli "uomini palla", ndr). Da un lato dimostra come siamo tutti vulnerabili, dall'altro cela in sé il pericolo dell'inganno, della rimozione della diversità.
Nell'opera vi è anche un'altra idea basilare affidata alla sacerdotessa Diotima: chi non ama e non è amato non combina nulla nella vita; non c'è possibilità di creare, fare senza amore. Anche chi apparentemente è felice perché ha successo, diventa ricco, ha potere, gode di grande ammirazione, ha molti follower, se vive senza cercare l'amore in realtà è un nullafacente. Tutto ciò che viene fatto al di fuori della nostra attenzione erotica diventa un puro nulla.
Quanto le è stato utile il lavoro giornalistico?
È fondamentale: tutti i miei libri nascono dall'impasto continuo tra il pensiero filosofico e la quotidianità, che io racconto e descrivo in Tutta la città ne parla. Ho dedicato centinaia di puntate a casi di violenza di genere, per esempio dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin.
Durante quelle puntate ho imparato quali sono le due tendenze contrapposte di fronte al rischio dell'amore, ovvero di declinarlo come controllo, possesso, oppure di rifiutare tutto chiudendosi nel proprio guscio senza farsi intaccare dal rapporto con l'altro; nell'uno e nell'altro caso ci condanniamo ad essere infelici e non liberi. La vera sfida dell'amore è aprirsi all'altro, ascoltandolo, arrischiandosi, accettando anche l'idea di farsi male, camminando lungo un crinale molto sottile.