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Venerdì, 18 Febbraio 2011 04:04

Il corpo, per la filosofia

Scritto da Luca Quaresmini - popolis.it
Raccolta della quinta edizione del festival “Filosofi lungo l’Oglio”  - Brescia - “La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editore” ha raccolto, nelle duecentosessanta pagine del libro “Corpo”, la corporeità eclettica e poliedrica della quinta edizione del festival “Filosofi lungo l’Oglio” del quale ha pure realizzato l’accurata pubblicazione dei precedenti volumi “Vizi e virtù” e “Destino a cura”, rispettivamente riconducibili ad altre manifestazioni della medesima ed annuale iniziativa culturale.
Iniziativa rappresentata dalla dr.ssa Francesca Nodari, presidente dell’Associazione culturale Filosofi lungo l’Oglio e Direttore scientifico dell’omonimo Festival che ha incontrato un riscontro crescente di progressiva attenzione quale risposta al cospicuo spessore della sinergica organizzazione, fra personalità del vasto mondo della cultura e delle istituzioni, particolarmente coinvolte nella rete locale di quella porzione bresciana e cremonese che riserva una larga fetta del territorio all’anima caratterizzante del fiume Oglio.

“Filosofi lungo l’Oglio” è coniugazione di profondi richiami d’analisi intellettuale con una serie di comunità, forse immerse in un apparente torpore provinciale, dove non mancano però quei fermenti per un perseguimento di ricerca affidata al pensiero, sollecitato dal confronto fra tematiche di introspezione d’alto livello morale, anche di natura filosofica.

Il libro “Corpo”, curato dalla dr.ssa Francesca Nodari, è attestazione del laborioso combinarsi di più contributi culturali nella regia di un appuntamento che, nel particolarismo di un territorio in cui si esplica, forma quel trampolino di lancio a livelli elevati di sintesi e di rappresentatività già emancipata da qualsiasi prescindenza di confini ed a scanso di limitazioni implicite.

Oltre alla valenza dei temi, anche l’autorevolezza qualificata dei relatori del “Festival Filosofi lungo l’Oglio” può fare intravedere una variegata ampiezza a tutto campo sull’argomento affrontato nelle varie tappe dell’iniziativa che, nel transitare per Brescia, Padernello, Soncino, Orzivecchi, Orzinuovi, Villachiara, Ostiano, Gerolanuova e Chiari, ha rispettivamente ospitato Bernhard Casper, Jean-Luc Nancy, Giuseppe Laras, Maria Rita Parsi, Adriano Fabris, Salvatore Natoli, Amos Luzzatto, Massimo Donà e Paolo Becchi per dotte relazioni riguardanti il corpo inteso da diverse ispirazioni d’analisi e scuole di pensiero misurate su varie tematiche, quali “il senso del nostro corpo”, “corpo in quanto scena”, “la fisicità e l’ebraismo”, “il corpo delle donne”, “il corpo umano e le macchine: interazione e/o integrazione?”, “corporeità, soggettività e relazione”, “il corpo come espressione individuale”, “corpo immortale? Cinema e corpi di resurrezione”, “corpo morto, corpo quasi morto”.

Se ne è parlato nel corso della presentazione del libro, dall’inequivocabile accennato titolo, che ne raccoglie complessivamente i contributi, alla quale ha assistito un’attenta platea di pubblico convenuto in una delle maggiori sale del signorile Castello di Padernello (Brescia).

Fra i presenti, l’editore Eugenio Massetti dalla cui tipografia “Corpo” è uscito in una veste editoriale lodata dal prof. Salvatore Natoli che è entrato nel merito del tema della pubblicazione rispondendo alle domande postegli sul palco, sia dal dr. Ilario Bertoletti, direttore della Morcelliana che dalla dr.ssa Francesca Nodari, alla regia dell’evento in cui si è pubblicamente preso atto, anche da parte delle varie autorità delle amministrazioni comunali presenti, del prodotto finito di un sostanzioso itinerario di significati e di riflessioni culturali trasposte, attraverso una particolare esperienza locale, in un determinato libro, esportabile nel dibattito filosofico in ogni dove.

Che cosa è il corpo oggi, per il tramite di un’articolazione di risposte riguardanti l’essere umano, è l’interrogativo di fondo a cui il prof. Natoli ha fornito vie percorribili di riflessione, definendo il corpo sia come centro prospettico, in quanto localizzazione in un dato contesto, che come dimensione polivalente, aperta nella propria unicità ad una esposizione a bersaglio di interazioni fitte e complesse.

Il corpo che rimanda al vivere, come esistenza derivata dalla nascita e che presuppone quella vita che “non è nostra perché ci è data e ci è tolta indipendentemente dalla nostra volontà”.

Il corpo che si confronta pure con la propria finitezza nel ravvisare l’estremo punto di trapasso nella morte che “rattrista in quanto la vita vuole durare. Una delle ragioni per le quali non la si accetta è che non ci si rassegna al fatto che il mondo duri oltre noi e spesso ci si inganna di durare, coltivando la speranza di durare appunto nella memoria degli uomini”.

La presentazione di “Corpo” si è avvalsa, nel fiabesco maniero di Padernello, di parole di analoga e profonda suggestione nella lettura della complessità umana aderente al tema sviluppato ed a somma di tutto un cammino di incontri affacciati a dimensioni a volte ignote alla mera superficialità inconscia dell’essere.

Si è trattato di interessanti frammenti introspettivi di un intervento interlocutorio incastonato fra quelli organici, desumibili in altre circostanze del festival filosofico, nell’insieme di una generale e diffusa sollecitudine ad interrogarsi circa la natura umana.

A questa realtà condivisa e condivisibile tra personalità ed individualità, il libro offre corpo di pagine documentatene i pensieri nei quali la filosofia pare quasi invitare, secondo le parole del poeta Giosuè Carducci, a non seguire “i rei fantasmi che da' fondi neri de i cor vostri battuti dal pensier guizzan come da vostri cimiteri putride fiamme innanzi al passegger” ed attraverso “i cori che vanno eterni fra la terra e il cielo” concludere in quell’auspicio universalmente desiderato per cui al fine “il dissidio, o mortal de le tue cure ne la diva armonia” sarà sommerso da quella stessa ispirazione misteriosa “che rapisce degli uomini il sospir”, risolvente quelle che, nell’uomo descritto dal poeta, sono “eterne risse che tu nè sai né puoi lenir”.

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