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Venerdì, 06 Luglio 2018 07:59

Marc Augé e l’arte del condividere la condizione umana

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
il filosofo Marc Augè a Calvisano il filosofo Marc Augè a Calvisano
Folla all’appuntamento del festival Filosofi lungo l’Oglio: «Ci salva l’infinità della conoscenza»

CALVISANO. La forza e il coraggio di Francesca Nodari, leader dei Filosofi lungo l’Oglio consistono, pure, nella capacità di riconfermare, anno dopo anno, i grandi pensatori, come l’antropologo Marc Augé, l’altra sera a Calvisano, e di metterli in circolazione in diversi paesi della nostra terra bresciana. Si è di fronte all’operazione di un godimento democratico, in cui molti possono ascoltare una specie rara di «intelligenze mondiali» in una piccola contrada.

C’è qualcosa di fiabesco. Si sentiva l’eco, l’altra sera, nella notte dei lampi in cielo a ricordare un buio manzoniano degli imbrogli, quel Manzoni che, nel castello di Calvisano, può contare, ogni notte, la botte piena di aceto agitata durante la peste descritta nei «Promessi Sposi», quell’aceto con cui i superstiziosi di allora, fino ad un certo punto, cercavano di battere la peste, aspergendo le loro idiozie sotto forme di aspre liquidità. La peste dell’ignoranza è stata invece strabattuta dalla relazione di Marc Augé su «Condividere la condizione umana». Eroico Marc Augé per lo stile compassato con cui ha messo sotto i piedi la lunga età e ha osservato la folla, concentrata a Calvisano per conoscere e per iscrivere nei lunari felici del futuro questa estate di meteo nevrotico.

Il paradosso. Condividere, secondo Augé, riporta subito il paradosso di Victor Hugo, scritto nel 1830 e dedicato alla madre, ne «Le foglie d’autunno»: «O l’amore di una madre! Che nessuno dimentica! Pane meraviglioso che un dio divide e moltiplica, tavola sempre imbandita al focolare paterno. Ciascuno ottiene la sua razione ne ha la sua parte e tutti l’hanno per intero». Compare la moltiplicazione dei pani e dei pesci nel carattere inesauribile dell’amore materno.

Tuttavia, spiega Augé, questa spartizione democraticamente egualitaria, avviene solo alla mensa eccezionale della madre e del Cristo. Oltre prevale la logica del vincitore e del bottino diviso secondo il destino della vittoria.

Pluralità. Raramente si raggiungono l’unanimità della condivisione e la pluralità di opinione, che è una perla della libertà. «Un conto - dice Augé è la spartizione delle risorse economiche e un conto è la spartizione delle conoscenze. Le risorse del pianeta sono limitate ed è facile rendersi conto che dei competitori si contrappongano per il loro controllo e sfruttamento...». Ci salva, forse, l’infinità della conoscenza, per cui neppure il più avido abitatore della terra può credere di tenere per sé tutta l’intelligenza del conoscere. «Intanto - sostiene Augé - la concentrazione delle conoscenze si registra nelle regioni privilegiate del mondo e
gli scarti tra coloro che sanno qualcosa e gli altri sono considerevoli ovunque. Si può dunque parlare a buon diritto di «spartizione disuguale». Va riposta, comunque, la speranza nel futuro.

Augé prende in prestito Durkheim sul tema del futuro: «Se noi abbiamo qualche difficoltà oggi a immaginarci in cosa potranno consistere queste feste e queste cerimonie per il futuro, è per il fatto che attraversiamo una fase di transizione e di mediocrità morale. Verrà un giorno in cui le nostre società conosceranno di nuovo delle ore di effervescenza creatrice...».

Per Augé va ripreso il concetto di appartenenza, opposto a quello di spartizione. «Tratteniamo - dice - la tensione tra l’ideale di appartenenza el’ideale di spartizione, che sembra proprio portare alle diverse forme d’imperialismo più o meno ben camuffate...».

L’antropologo-spiega il relatore - deve considerare la questione della spartizione, ma conosce il pericolo che corrono gli «spartitori» quando si trovano di fronte al concetto di libertà, la quale non si divide per parti e come la fraternità unisce, o cerca un’interezza che diventa minacciosa. «Conosciamo - conclude Augé - i rischi che ci fanno correre gli sfruttamenti eccessivi del pianeta, le tensioni legate alle disuguaglianze economiche e il dilagante proselitismo religioso o terroristico... La politica deve interessarsi di questi rischi...». Dunque, condividere è pure una bella convenienza. A patto che prevalga l’utopia dell’educazione.



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