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Giovedì, 10 Settembre 2026 21:48

NODI DA SCIOGLIERE DIALOGHI SUL VIVERE

la Vittoria Alata di Brescia la Vittoria Alata di Brescia

Filosofe e filosofi, scienziate e scienziati, donne e uomini della tecnologia in un flusso ininterrotto di pensieri. Con due novità: le «disputationes» e le esperienze pratiche finali, per mettersi in gioco in prima persona

Il nodo è una delle metafore più antiche e potenti per pensare le relazioni e, insieme, la complessità che assumono le cose quando si aggrovigliano fra loro, diventando altro rispetto al punto di partenza, una realtà nuova, tutta da decifrare. Ed è anche la metafora perfetta, oggi, per provare a raccontare il nostro mondo e il modo in cui lo affrontiamo: i nodi che incontriamo sulla nostra strada sappiamo ancora scioglierli o li tagliamo con un colpo di spada? Quale dei due atteggiamenti vince: la scorciatoia autoritaria o la mediazione paziente? Nodi da sciogliere, fili da annodare è il tema del Garage delle Idee di quest'anno, che porterà nello spazio Voce della Triennale - dalle 17 alle 19 di venerdì u, sabato 12 e domenica 13 settembre - il pensiero di filosofi e filosofe, scienziati e scienziate, artisti ed artiste, donne e uomini della tecnologia. Un rincorrersi di pensieri per mettere a fuoco i nostri nodi, la nostra complessità, le relazioni da infiniti punti di vista. Con due novità: in ciascun pomeriggio andrà in scena una disputatio - sì, in latino, perché il riferimento sono proprio le disputationes di Tommaso d'Aquino - cioè un interrogarsi a due voci rispetto ad un tema complesso, senza nessuna tesi già pronta, ma da costruire insieme, parola dopo parola. Parleremo di utopia e distopia del digitale; della dimensione del mondo (anche relazionale) in cui viviamo: locale o globale?; della cura e del peso che la relazione ha nella guarigione. La seconda novità chiederà a tutti di mettersi in gioco: annodando una corda da alpinista, per mettersi in salvo sulla parete come nella vita, guidati dalle suggestioni del filosofo scalatore Gregorio Baldin; pensando con le mani (e con i mattoncini Lego) guidati da Giorgio Beltrami; meditando con Caterina Giavotto per riannodare il legame con noi stessi.

Sarà l'arte a fare da filo teso, da legame fra i contenuti, le riflessioni, le provocazioni che emergeranno dalla sequenza di interventi del Garage delle Idee. Penelopi è il titolo fortemente evocativo dell'opera che l'artista Patrizia Fratus tesserà nella tre giorni di dialoghi. Ogni parola, un nodo. Ogni idea, una trama. Il risultato sarà imprigionare e insieme far germogliare le parole dentro qualcosa che resta.

«Tessere crea trame, tessere quindi come gesto di possibilità. Fare e disfare come misura del tempo, della vita. Annodare e riannodare, siamo contenuti dai contenuti, giocolieri di parole che tracciano roteando nello spazio traiettorie, che diventano traiettorie di vita» dice l'artista bergamasca, nota proprio per le sue opere tessili, installazioni e progetti di arte relazionale. L'italiano è una lingua generosa: «tessere relazioni», «il filo del discorso», «perdere il filo», «nodo alla gola», «sciogliere un nodo emotivo/burocratico/politico». Il linguaggio è già saturo della metafora tessile, segno che il pensiero occidentale ha sempre concepito le relazioni come tessuto. «Nella fantasia popolare tutti i nodi, lacci, intrecci, garbugli hanno qualcosa di magico e vengono posti in relazione a spiriti malvagi, streghe, demoni e incantesimi - dice la filosofa Francesca Rigotti, fra le organizzatrici del Garage con Laura Campanello e Cristina Pozzi -. Il nodo è ambivalente perché simboleggia sia la realtà unica che viene divisa e "ordinata" con lo scioglimento, sia la realtà frammentata o isolata che viene unificata e ordinata con l'annodamento».

«Tiene e unisce, ma vincola e imprigiona - riflette Campanello, che alle 16, prima del Garage converserà, a partire dal tema della paura, con chiunque le si vorrà avvicinare -. Ci sono nodi che fanno sentire soffocati e nodi che fanno sentire l'appartenenza. Se stiamo nell'ambivalenza di un significato possiamo sperimentare l'ampiezza e la complessità della nostra condizione umana. Quanti nodi sperimentiamo, viviamo, creiamo o subiamo nel corso della vita?».

Cristina Pozzi ci porta invece a parlare di tecnologia: «È facile, quando si pensa al futuro, cadere nella tentazione di assegnare subito una qualità: sarà meglio o peggio? Ma l'unica certezza è che sarà diverso - dice -. L'utopia digitale della Silicon Valley immagina una finestra aperta sul mondo. La distopia vede quella finestra come uno specchio che riflette solo noi stessi e le nostre qualità peggiori. Il nostro compito non è né quello di spalancare la finestra, né quello di chiuderla. Non è una questione riducibile a una codice binario. Anzi, non tutte le questioni del mondo possano essere analizzate e risolte con un calcolo: il mondo è complesso e ricco di sfumature. Le cose più belle sono complesse. Non dobbiamo aver paura di starci dentro con tutti noi stessi». 

GLI EVENTI «Nodi da sciogliere, fili da annodare»

Tutti i giorni, dalle ore 17 alle ore 19

Venerdì 11 con Bandini, Carrozza, Dardi, Nodari, Arcagni, Pozzi, Annoni, De Carlo, Dell'Acqua, Gotto e Baldin.

Sabato 12 con Trione, Barbero, Fossati, Semprini, Toniolo, Bonazzi, Rigotti, Chella, Cosentino, Pozzi, Beltrami Domenica 13 con Benanti, Carillo, Greison, Mirabelli, Campanello, Lonati, Roia, Schild, Scribano, Cusano, Giavotto.

Tutti i giorni, performance «Penelopi» di Patrizia Fratus Energized by Edison GABRIELE BASI LICO, VITTORIA ALATA, BRESCIA, 1999, COU RTESY ARCHIVIO GABRI 

Le Video lezioni

Sul nostro canale youtube puoi trovare tutte le video lezioni del nostro Festival di Filosofia.