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Mercoledì, 02 Settembre 2026 16:17

Un gigante del pensiero con l'altro come missione

Enzo Bianchi e Francesca Nodari Enzo Bianchi e Francesca Nodari

Membro del Comitato scientifico di Filosofi lungo l'Oglio anche nel suo ultimo intervento ha sollecitato all'ascolto

BRESCIA. Un gigante del pensiero, della spiritualità, del dialogo. Il Priore, Enzo Bianchi, una delle voci monastiche più ascoltate della contemporaneità ha lasciato la vita terrena per andare ad abbracciare, come sempre ha predicato, il Signore Gesù.

Mi è davvero difficile trovare le parole per esprimere il profondo legame che mi univa al Priore, membro autorevole del Comitato scientifico del nostro Festival Filosofi lungo l'Oglio, guida carismatica, consigliere privilegiato, conferenziere di altissimo livello che non ha mai rinunciato a portare il proprio contributo, nonostante l'età, come accaduto nella XXI edizione, per la sua lectio magistralis del 10 giugno scorso a Gardone Vt: venne aggrappandosi a un bastone per via di un brutto colpo della strega rimediato nei giorni precedenti. Quel bastone - dono dell'amico Patriarca di Costantinopoli - gli dava un'aria regale tradendo quell'autorevolezza che lo contraddistingueva. Enzo Bianchi biblista, Enzo Bianchi Fondatore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi - già provato dalle sofferenze corporali ed esistenziali - capace di dare vita a una seconda comunità, quella di Camadio. Enzo Bianchi grande interprete delle parole scelte, di anno in anno, per il Festival. Enzo Bianchi di un'intelligenza sopraffina e con una grande capacità comunicativa che gli consentiva di arrivare al cuore e alla mente di tutti insistendo su quel percorso di umanizzazione che la nostra società iperconnessa, utilitarista e iperindividualista, a fatica riesce a intraprendere. Enzo Bianchi non ha mai cessato di costituire una guida per migliaia di persone e di praticare una speranza autentica e una fede viscerale, intatta anche nella sofferenza, come la perseveranza, la fiducia, la sua missione che ha posto al centro, sempre, l'altro. Ci mancheranno i suoi profondi occhi, azzurri come il mare che amava tanto, le sue parole, la sua voce potente e penetrante, il suo volto illuminato da un sorriso unico. Ci mancheranno i suoi insegnamenti, i suoi avvertimenti, le sue intuizioni, la sua perseveranza, le sue battute: in breve, la sua irripetibile unicità. Vogliamo ricordarlo con un passaggio significativo dell'ultima conferenza tenuta al Festival, rimediando, ex post, l'impressione che quelle parole condensassero, in certo senso, il suo testamento spirituale:

«Ascolta! Ti chiedo solo di ascoltarmi!»: quante volte queste parole risuonano nel nostro quotidiano come un grido, una richiesta sofferta... Ascoltare sembra un'operazione abituale, eppure il vero ascolto dell'altro è raro e difficile. Immersi come siamo in rumori di vario tipo, sollecitati da messaggi multiformi, non conosciamo più il silenzio come ambiente e, di conseguenza, ignoriamo anche l'autentico ascolto dell'altro. Non pratichiamo l'arte dell'ascolto ma, per lo più, subiamo l'ascolto come una pratica fastidiosa; al contrario, siamo sempre pronti a parlare, a riversare i nostri confusi bisogni su chi si trovi a portata di voce. Ammettiamolo onestamente: quando l'altro ci parla, sovente pensiamo meno ad ascoltare che a rispondere, quasi impazienti di riprendere la parola per essere ascoltati... Spesso anche chi ci sta di fronte si comporta allo stesso modo: e così il dialogo diventa impossibile!

Ma che cosa significa ascoltare? Innanzitutto accettare in profondità di sacrificare ciò che ci pare sempre più prezioso: il tempo. Occorre tempo per ascoltare, un tempo vissuto senza fretta, senza angoscia; occorre la consapevolezza che si deve decidere di ascoltare. E non lo si dimentichi: «avere tempo» significa scegliere di non avere tempo per tutto, di non avere tempo per altre cose, ma per dedicarsi all'ascolto. D'altronde, l'ascolto è la prima forma di rispetto e di attenzione verso l'altro, la prima modalità di accoglienza della sua presenza. Sappiamo per esperienza che l'altro non sempre pronuncia parole di reale interesse, che spesso chiacchiera o parla a se stesso. Ma se è vero che l'ascolto esige sforzo e pazienza, lo è altrettanto che solo un vero ascolto sa discernere e trarre lezioni anche da dialoghi penosi... Ascoltare significa dunque essere attenti, accogliere le parole di chi ci sta di fronte ma anche tentare di ascoltare ciò che egli vuole comunicare: per questo è necessario impegnarsi a cogliere anche il suo «non detto», ciò che egli sottintende o nasconde. Solo attraverso questo quotidiano esercizio si può giungere a una comunicazione vera; altrimenti, non accade un vero ascolto. In breve: solo un ascolto autentico fa esistere l'altro!».

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