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Mercoledì, 22 Luglio 2026 15:52

«Pazienza e pudore, virtù "da perdenti" nel mondo che vuole tutti al meglio»

Andrea Tagliapietra Andrea Tagliapietra

Virtù "minori", spesso dimenticate, considerate "démodé" o, nel migliore dei casi, del tutto superflue: sono la pazienza e il pudore. Quest'ultimo, poi, che fine ha fatto nell'epoca dei social, dei corpi esibiti, dell'intimità messa in piazza?

In un tempo che della connessione ha fatto il proprio manifesto, Andrea Tagliapietra propone l'incontro intitolato «La pazienza e il pudore: ascoltare gli altri, ascoltare se stessi», una lectio magistralis con cui interverrà questa sera alle 21 a Castegnato (piazza Dante Alighieri; in caso di maltempo nella chiesa di San Giovanni Battista in via San Martino 3; ingresso libero) per il festival Filosofi lungo l'Oglio, diretto da Francesca Nodari.

Sarà un dialogo tra parola e immagine, con la rivisitazione dei capolavori artistici, da Masaccio e Botticelli ad Artemisia Gentileschi, da Courbet a Munch. Tagliapietra è professore ordinario di Storia della filosofia all'università Ca' Foscari di Venezia e vicepresidente della Società italiana di Storia della filosofia. L'abbiamo intervistato.

«Esponiamo il nostro corpo perché siamo merce che ha bisogno dello sguardo dell'altro»

Professore, perché certe virtù sono per così dire passate di moda?

Perché sono state collegate erroneamente ad una visione rinunciataria propria della religione cristiana. Pensiamo a un'altra di queste virtù minori, l'umiltà, di cui non si parla più. Sono tutte virtù che esaltano il contrario di quella esibizione dei soggetti che è consustanziale alla società dello spettacolo e al fatto che le persone in realtà vendono se stesse come merce. Il pudore e la pazienza attraversano la cultura occidentale da millenni, ma adesso tra persone e merci non c'è più differenza. Vendiamo la nostra immagine, quindi dobbiamo apparire sempre al meglio, formidabili, vincenti, che è appunto ciò che determina il nostro riconoscimento sociale.

Come pazienza e pudore si collegano ad «ascolto», parola chiave del festival?

La pazienza è una virtù inattuale in quanto nessuno sta più ad ascoltare, e il pudore diventa inattuale perché l'immagine di noi stessi non deriva dall'ascoltarsi e conoscersi, ma è quella che vediamo negli occhi degli altri nel momento in cui ci conformiamo ai miti della società contemporanea. Quindi al posto del pudore abbiamo la spudoratezza e l'esibizionismo; invece che la pazienza, l'arroganza e l'affermazione della volontà di potenza. Sono due aspetti: uno introflesso, il pudore, e l'altro estroflesso, la pazienza. Senza la pazienza non c'è ascolto dell'altro. Si parla tanto della libertà di parola e del diritto di dire quel che si pensa, ma nessuno riconosce che se tutti parlano e nessuno ascolta è come se non esistesse alcuna libertà di parola e di espressione.

Concetti che si sono evoluti nel tempo e che lei nell'incontro a Castegnato analizzerà anche attraverso l'arte...

Per fare un esempio, tutti abbiamo negli occhi il gesto di pudore della "Venere" di Botticelli, la quale si copre ma soprattutto ha uno sguardo malinconico. Quando il Ministero ha tentato di utilizzarla come icona per promuovere il turismo nazionale, ha dovuto fare un lavoro di design e di semplificazione. Se confrontiamo il quadro originale con la versione inserita nei manifesti, vediamo che incredibilmente non c'è più il gesto di pudore perché la Venere moderna agisce come una turista nel Belpaese. Ma, cosa che colpisce maggiormente, ha perso quel tratto malinconico, quasi introverso nel volto, che pare meditare sulla caducità della bellezza. Le immagini sono importanti perché riescono a condensare discorsi diversi e a concentrarli in una possibilità espressiva che la parola raramente raggiunge.

«Anche la Venere di Botticelli, negli spot del Ministero, è divenuta una turista qualsiasi»

Come è possibile rieducarsi all'esercizio di queste due virtù?

Bisogna ascoltarsi, è il primo elemento. Per pazientare e ascoltare gli altri ci deve essere un preliminare ascolto di se stessi in modo da poter sfuggire agli stereotipi, altrimenti siamo ridotti a una specie di teatro di marionette. Se si cede alla spettacolarizzazione di se stessi, si imita quello che gli altri vorrebbero da noi, lo si proietta come una maschera e la vita quotidiana diventa una rappresentazione nella quale non siamo realmente noi stessi. Anche i vari traguardi, sia sul piano fisico sia sul piano emotivo, vengono imposti da un mercato di simboli che è molto più ampio di quello degli oggetti.

Le Video lezioni

Sul nostro canale youtube puoi trovare tutte le video lezioni del nostro Festival di Filosofia.