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Mercoledì, 19 Giugno 2019 02:21

Zamagni: «Generare nell'epoca delle passioni tristi»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

RONCADELLE. Castello Guaineri, palazzo-castello aperto, bosco a far da quinta. Regolare pienone. Gli onori di casa del sindaco Damiano Spada e dell'assessore Roberto Groppelli. L'aria è pulita come i muri perfetti della dimora. Il popolo nomade del Festival Filosofi lungo l'Oglio, di Francesca Nodari, si muove in semicerchio e si immagina che porti l'abbraccio verso l'evento e il relatore.

Il modo è composto e permanente. Il «Generare», lunedì sera, é trattato dal prof. Stefano Zamagni, economista di fama mondiale, economista dell'economia sociale che significa dare un senso umano alla moneta e alle fatica del fare. Consigliere del Papa Emerito Ratzinger e di Papa Bergoglio, docente nelle università maggiori del mondo, scrittore prolifico, viene da una lezione strepitosa alla Caltagirone di don Sturzo intorno all'economia del generare i «liberi e forti».

La prof. Nodari porta dentro alla questione. «La responsabilità. Del generare nella stagione delle "passioni tristi"».

Zamagni disincama i tre termini della lezione: Responsabilità, Generare, Passioni Tristi. Le Passioni Tristi appartengono a una riflessione del filosofo seicentesco Baruch Spinoza: le passioni tristi sono il segnale della fine, perché non consentono di sperare in un futuro migliore. «E noi - attualizza Zamagni - viviamo in un'epoca di passioni tristi, in particolare in Italia, ma non solo».

Il relatore offre il test per stabilire la stagione delle passioni tristi: da 20 anni il tasso di imprenditorialità è negativo, muoiono più imprese di quelle che nascono, s'ottenebra l'idea del futuro. La robotica divide apocalittici e integrati, entrambi in errore, sottolinea il prof. «Se non si traccia il sentiero dice tra l'inizio dell'invenzione, il cosiddetto punto 4 e la fine del disagio sociale che provoca, disoccupazione con tendenze suicidiarie, allora si prepara lo scontro sociale. Va curata l'integrazione di nuove attività con l'esplosione del tempo in cui la manodopera sparisce».

Il secondo termine portante è Generare: significa dare vita a qualcosa che deve possedere subito il valore della libertà. Si direbbe, la libertà di essere liberi. Le persone si generano, le cose si creano. I genitori tendono a controllare. Generare significaliberare i figli. La sindrome del controllo provoca la caduta del Generare, toglie libertà, così accade nel mondo industriale, così nelle corsie dell'ospedale. Le generazioni dell'industria tendono a sparire e negli ospedali i pazienti hanno buone cure ma sono passivi.

Libertà. Zamagni ne è convinto: la pretesa di controllare tutto toglie lo spirito generativo. Idem nella scuola: ottimi prof, zero libertà di critica «L'effetto di questa sottrazione del generare - avverte Zamagni - è che la gente si sta stufando. Sarà meglio ritornare al don Milani di Barbiana dove sulla porta della scuola stava scritto: "mi prendo carico delle cose". Sono responsabile del bene che non ho fatto perché l'azione omissiva è peggiore dell'azione giuridicamente negativa».

E qui, «carissimo Zama» lo chiamano così i suoi studenti - siamo sul crinale morale del nostro tempo, si scricchiola ad ogni passo. Chesterton, lo scrittore, negli anni '30, ricorda Zamagni, la pensava come me: il suo giudice condanna chi non fa il bene più di chi rubacchia: «oggi prende forza la responsabilità del bene».

Infine, il pensatore rappresenta la crisi sociale del nostro tempo: siamo passati dall'essere dentro la piramide, alla società della clessidra, sempre la stessa base, scomparsa del ceto medio. Quindi, i profili scolastici non si comparano a quelli sociali. Ritorna, assordante, la trilogia della questione: Responsabilità, Generare, Passioni Tristi. Decidiamo da quale parte stare. Escluso il «decidere di non decidere». L'aria c'è, il Palazzo dei Guaineri è di una bellezza poderosa e linda, la vecchia provinciale 235 carica di muffe e di rotonde labirintiche stanotte diventa responsabile, generativa e non coltiva passioni tristi. Tutti a casa, generati.



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