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Giovedì, 13 Giugno 2019 04:28

A Filosofi lungo l'Oglio la magia delle sirene capaci di generare le città e i cittadini

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
la filosofa Elisabetta Moro a San Paolo (Bs) la filosofa Elisabetta Moro a San Paolo (Bs)

L'antropologa Elisabetta Moro in dialogo con Roberto Cammarata per l'analisi di un mito.

SAN PAOLO. Le sirene, più che belle, furono miracolose nel canto, doppie e ibride come lo siamo noi fino a non conoscerci fino in fondo. Ma, pure, le sirene si installarono, da sentinelle, sulla soglia tra la vita e la morte, offrendo il loro canto balsamico, maggiormente professionale e carico di semi-deità delle minori colleghe prèfiche giù al sud, quando si accompagnarono i defunti con solenni grida, di notte e di giorno.

Infine le sirene furono fondatrici di città, in fuga da una spinta suicidaria per non aver sedotto il passante di turno e quindi costrette a sommergersi in cerca di una compensativa creatività per placare gli dei: la fondazione di una città. Accadde a Partenope, una delle sirene di Ulisse: spiaggiò estenuata a Castel dell' Ovo, a Napoli: e i napoletani divennero partenopei.

Martedì sera, nella chiesa di S. MariaAssunta a San Paolo, per la terza volta «a generare una consuetudine che nutre l'anima» dicono gli amministratori, in prima fila il sindaco Giancarla Zernini, si parla di «Generare città. Il mito delle sirene», con la prof. Elisabetta Moro, antropologa, introduzione di Francesca Nodari, «sirena e fondatrice della città del festival dei Filosofi lungo l'Oglio», voce dialogante Roberto Cammarata, ricercatore in Filosofia politica all'Università di Milano e presidente del Consiglio comunale di Brescia.

L'enigma sireneo. Senza oltraggio e senza stonatura, 5 minuti di filmati sulle sirene, proiettati al basso dell'abside, così che la pala di una bella Madonna in Ascensione sembra sorridere all'enigma sireneo, servono a situare la vera natura mitologica di queste fanciulle metà uccello o metà pesce. Le sirene non vantavano tanto la loro bellezza, narra subito la prof. Moro, erano potenti per una seduzione profetica, per conoscere il passato il presente e soprattutto il futuro. Ulisse ha il suggerimento doppio della maga Circe - doppiezza marinara - di non fermarsi, legato all'albero maggiore della sua nave, e nello stesso tempo di ascoltarle, perché sanno quello che gli accadrà.

Siamo al XII canto dell'«Odissea», per tutti indimenticabile, sui banchi di scuola tifammo per Ulisse e per un malcelato desiderio di vedere dal vivo una di quelle. Il dialogo, dicevamo, è il metodo platonico scelto per far lezione. Apre «l'Ulisse-Cammarata» con una domanda-riflessione e risponde «la sirena Moro».

Creatrici. Quale è il rapporto tra sirene e fondazione della città? Le sirene argomenta l'affascinante docente erano vergini nel senso di non avere figli e in compenso fondavano città: no a figli e famiglia, sì alla creazione della città. Di più, il mito della sirena metà donna e metà animale esalta la doppiezza di ciascuno, le rende «umane». Durante il dialogo, si sente Ulisse acquattato come nel collo del cavallo per la conquista di Troia, pronto ad assaltare e vincere la città, e dunque ponendo, a sua volta, il mito della distruzione del ritorno, della ricostruzione. Le sirene entrano nell'«Odissea» già sconfitte dalla soffiata di Circe e dalla voglia di Ulisse di conoscere e ritornare a Penelope e alla famiglia. Loro non generano figli, ma generano città e proprio perché non generano figli-famigliari, generano i figli-cittadini.

Amate nei millenni. Sono amate nei millenni, dice la prof. Moro, tant'è che negli spazi domestici dei sapienti, un papiro su due era dedicato a Omero. La Moro ricorda che popoli diversi, in tempi millenari, hanno pensato a donne per metà vicino alle civiltà e per metà vicino alla natura, straordinariamente potenti. Duemila anni prima di Cristo, Ovidio, nelle «Metamorfosi» svela l'arcano delle forme e dell'origine: «Voi sirene, che avete penne di uccelli, eravate la corte di Proserpina, le fanciulle più fascinose...». E la spinta di noi volgari morotei spinge alla mediazione: troppo belle e dunque per gli dei si impone subito una sottrazione, metà diverrete uccelli o pesci. Ultimo dialogo, ultima interrogazione della politica della città al tempio della ricerca misteriosa, di Cammarata a Moro: cosa dissero le sirene ad Ulisse? Dissero della loro potenza profetica: sappiamo il futuro, qui la seduzione, laggiù la famiglia. Scegli! Dunque, l'enigmatica sirena non è quella dei nostri film di piume e svolazzi con erotismi a breve consumo. Essa è il personaggio di un mito in evoluzione, su cui la prof. Moro aggiungerà molto altro in un nuovo libro molto atteso.



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