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Domenica, 10 Giugno 2018 04:44

L’infuocato invito di padre Enzo Bianchi: «Non abbandoniamo la fraternità»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Enzo Bianchi ad Asola Enzo Bianchi ad Asola

ASOLA. Tra settecento e mille persone respirano tra le volte alte della Cattedrale di Sant’Andrea, nel cuore pieno di Asola, e dicono di una conquista culturale della fortezza mantovana da parte dei Filosofi lungo l’Oglio, con le anime di mezza Lombardia ad ascoltare il mistero dei ragionamenti tonanti di Enzo Bianchi.

Tratta il titolo di una parola, «Insieme», e mette i brividi a un popolo di giovani e meno giovani, con i dipinti rinascimentali lucidati dallo spirito del monaco di Bose. Che spettacolo di concentrazione, che unità di attesa, che sorgente consolatrice in tempi senza consolazione.

Francesca Nodari non ha sbagliato niente, l’altra sera, neppure il rapporto tra l’Oglio e Asola,che si trova certo sul Chiese, ma qualche chilometro dopo si getta
nell’Oglio. «Noi dobbiamo ad Enzo Bianchi - dice Francesca Nodari - il possesso di una bussola per fare comunità, per "Condividere", che è il verbo del nostro 13° Festival...».

Il maestro. Parla il maestro, di ritorno dall’ultimo suo libro sulla vecchiaia: «La parola crisi, racconta Barbara Spinelli, è la parola più tentacolare in circolazione. Crisi significa passare al vaglio, compiere una separazione, esprimere un giudizio. Peri greci, la crisi era il punto decisivo in cui confliggeva la lotta tra vita e
morte, il bene e il male. Ma la crisi ci incalza a decidere, a rinnovare comportamenti contro l’egoismo». La Cattedrale di Asola è gonfia di quel silenzio raro proveniente dalle cripte dello spirito. Si è composto l’ascolto delle comunità delle origini, quando la contemporaneità del tempo e dello spazio produceva una vigilia e «Insieme» una promessa di mutamento. Negli anni Novanta - ricorda padre Bianchi - ho iniziato a registrare il cammino di una barbarie e scrivevo allora "Piccoli passi verso la Barbarie". Nel 2012 il titolo è diventato "Grandi passi verso la Barbarie". Rischiano di sparire i valori di eguaglianza, libertà e fraternità, valori catturati da un illuminismo, eppure erano e sono i valori del Cristianesimo, solo che i cristiani si sono dimenticati di viverli».

Bianchi indica i protagonisti della crisi, sostiene che la politica è afona e inconcludente, condannata dai giovani. Alza il tiro quando scruta, sul fondo, manovre di tirannia da parte di poteri visibili e invisibili. Va ritrovato il posto dell’Insieme, che vuol dire non rimanere soli, non scegliere di essere gli uni contro gli altri. Come
uscire, dunque, dalla crisi? Bianchi istruisce sull’itinerario: «Dobbiamo incamminarci verso un viaggio di bontà e di bellezza. Non partiamo dal niente, abbiamo una grande storia, un’importante Costituzione, una ricca eredità umanistica e cristiana...». Prima del viaggio, due chiarimenti sul Bene Comune e sul significato di Comunità. «Il Bene Comune - spiega - è un concetto essenziale per la città della persona e non è tanto un bene materiale. Il Bene
Comune èl’ insieme delle condizioni che garantiscono il benessere, la cultura, la democrazia, la qualità della vita.

L’aria che respiriamo è bene comune. Il destinatario del Bene Comune, diceva perfettamente Stefano Rodotà, è la persona e non l’individuo, il Bene Comune è il concetto che esprimei diritti inalienabili della vita». Con il trascorrere dei secoli, i modelli sociali sono cambiati e il Bene Comune è diventato un bene materiale, economico. La base dello Stato è diventata l’economia, il mercato è il suo totem, il consumo il mezzo più venerabile. «Nei paesi, nelle città - è instancabile Enzo Bianchi - cresce il pensiero concorde che la ricerca del bene e del buono spetti ad ogni cittadino. E ciò è completamente, originariamente cristiano. Siamo retrocessi per l’abbandono del valore della fraternità».

Giovani. Infine, Bianchi si rivolge alla questione familiare, al rapporto con i figli, grida che i giovani desiderano la presenza, il tempo della madre e del padre di ascoltare, perché «dare il proprio tempo ai figli, è il dono più profondo. Poiché del tempo è fatta la nostra vita». Poi un lungo, interminabile e straordinario applauso finale.



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