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Da un certo periodo si sostiene che il lessico della politica si sia esaurito e che sia necessario trovargli nuove formulazioni. Non si tratta di abbandonare le parole della filosofia politica occidentale, ma di coglierle da orizzonti, in certo senso, impensati. È quanto ha cercato di fare, in una ricerca instancabile, Roberto Esposito - vice-direttore del l'Istituto Italiano di Scienze Umane, nonché professore di Filosofia teoretica dello stesso istituto nella sede di Napoli.
Un vademecum sul dialogo per imparare a comunicare. È questo il senso ultimo dell’agile saggio di Adriano Fabris - ordinario di Filosofia morale, Etica della comunicazione, Filosofia delle religioni all’Università di Pisa - intitolato appunto «La scelta del dialogo.
La terribile vicenda della Shoah, l’abisso di male con il quale si è imposta nella storia dell'uomo non ha mai smesso di provocare quanti con essa si sono confrontati. Pensatori e filosofi, letterati e uomini di fede ne hanno avvertito, interpreti della coscienza collettiva, gli interrogativi lanciati a ogni persona: un confronto senza possibilità di scampo sui grandi temi del male nel mondo e all’interno dell’uomo, della possibilità di bene, di un giustizia divina, persino della fiducia o del rifiuto verso Dio.
Nel palazzo dei Martinengo a Villagana, con l’orecchio tirato all’Oglio sotto, con i suoi porti antichi e i passaggi notturni dei contrabbandieri e dei cambia patria, circondati da una idea di nebbia che si faceva concreta, a banchi, risalente dai fossi, davanti a un centinaio di persone venute dai paesi vicini e dalla città, la direttrice del «Festival dei filosofi lungo l’Oglio», Francesca Nodari, ha ricevuto un plauso grande e unanimemente condiviso.
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