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Incontriamo Francesca Nodari per un caffè, le chiediamo della sua vita, delle sue scelte, delle sue passioni. Con trasporto ci ha parlato di sè stessa e dei suoi progetti. Come mai hai scelto proprio la facoltà di filosofia?«Sono sempre stata molto curiosa, a dir la vertà sapevo dalle medie che avrei intrapreso la strada dello studio della filosofia, che poi è "l'amore della sapienza". Quando ho iniziato a frequentare il liceo classico la mia convinzione si è rafforzata. Il mio è un percorso particolare, tutto in salita e piuttosto nomade: dopo essermi laureata in Filosofia a Parma, ho iniziato la mia collaborazione giornalistica quindi mi sono iscritta alla laurea specialistica in Filosofia e linguaggi della modernità a Trento e, al termine di questo percorso, dopo aver maturato altre esperienze lavorative, ho vinto il dottorato di ricerca a Trieste. Poi il grande incontro con uno dei miei maestri, Bernhard Casper, l'altro è Salvatore Natoli, ricordo con grande commozione gli indimenticabili seminari a Friburgo». Cosa ne pensi della nuova tendenza della filosofia a confrontarsi con la scienza?«La scienza scopre cose sempre nuove, il grande ruolo della filosofia è quello di restare vicina alla vita e rispondere alle domande che la scienza lascia inevase. L'etica, la bioetica stanno tornando sempre più d'attualità e la filosofia è chiamata a dare delle risposte: è nella vita che la filosofia entra in gioco perchè dev'essere, come già pensavano gli antichi, una sorta di terapia». E il festival «Filosofi lungo l'Oglio» com'è nato?«Anche in questo caso mi diedero della visionaria. Gli incontri di filosofia costituivano inizialmente una sezione della rassegna denominata Odissea, dedicata soprattutto al teatro, ma lo spazio per Filosofi lungo l'Oglio non era abbastanza e percepivo che la gente apprezzava e avrebbe voluto approfondire il campo della filosofia. Nel costituire l'associazione e dunque strutturare, per davvero, il Festival Filosofi lungo l'Oglio, le lezioni magistrali sono passate dalle 5 iniziali alle 15 dell'ultima edizione, in un costante crescendo, facendo leva su un nuovo format: non gli ordinari tre giorni di incontri, ma un arco temporale di oltre 40 giorni. Anche il luogo non è casuale, la scelta cade su una location diversa a ogni tappa, un posto che abbia qualcosa da dire e consenta alla gente del nostro territorio, e non solo, di parteciparvi. Il pubblico, infatti, è trasversale per provenienza geografica, età, formazione».Essere donna imprenditrice quali sono i pro e i contro?«Non è facile rispondere a questa domanda, il mio fare imprenditoria viene dalla mia famiglia. Due sono le mie figure di riferimento: mio nonno Francesco, del quale porto orgogliosamente il nome, l'altro modello è mia mamma. Il lato positivo è che sei impegnato in una scommessa con te stesso e con tutto te stesso, ti senti in gioco e la tua vita è tesa alla realizzazione di un progetto, di rischiare e sapere che non è mai finita. Il tempo da dedicare ai progetti nei quali credi fino in fondo non è mai abbastanza. Non ho orari fissi, non ci si ferma mai anche…
«Perchè?». Nella domanda secca e urgente del sottotitolo sta il senso della rassegna invernale «Fare memoria» di Filosofi lungo l'Oglio, ossequiosa al format collaudato di un circuito itinerante di incontri nel territorio.
Meno soldi e più incontri, risorse scarse e partecipazione maggiore. Perchè? Perchè la crisi economica non erode la memoria, perchè si è più leggeri con un euro di meno, si scava a fondo e ci si erge verso il cielo. Perchè agisce, sotterraneamente, una sorta di senso di colpa universale verso i soppressi, ci chiama in causa, il senso di una responsabilità diretta e indiretta, per peccati d’azione e di omissione. Insomma, se ci si stringe, si è di più al tavolo della Shoah. Primo pomeriggio di ieri, sindaci e loro rappresentanti nella saletta della cultura inpiazza Loggia, regista la dott. Nodari per la presentazione sulla Shoah dei Filosofi lungo l’Oglio, vicino la consigliera delle Pari Opportunità, Anna Maria Gandolfi e l’assessore provinciale alla Cultura, Silvia Razzi. Ragionano con una freschezza rinnovata sulla difesa della vita, invitano a non colorare la vita e la morte di ideologia, non dimenticando nessun eccidio - con il maggior invito dell’assessore Razzi di aggiungere le Foibe, il prossimo anno-,non dimenticando armeni e cambogiani, non rinunciando mai, per dirla con il pro sindaco di Orzinuovi, Severino Gritti, di scandalizzarci davanti a storie di sangue. Nessuno ha rinunciato a porre un seme di sentimento e di ragione nel giardino dei giusti, che pure sorge idealmente prima di ergersi ufficialmente il 6 marzo nel Parco Tarello - ricorda la Nodari:«Grazie all’impegno di Arcai e di Labolani» -; il seme portato dalla Bergomi da Castrezzato riguarda la persistenza della pietà,da Razzi e Gandolfi il seme dell’esigenza di coinvolgere i giovani, il progetto scuole predicazione- comunità è il seme offerto da Cossandi da Palazzolo; si sente il seme dell’entusiasmo etico della Minini da Erbusco; il seme di Leno ha la voce di un intellettuale della Confraternita dei santi Faustino e Giovita, «di martiri », ricorda il prof. Angelo Baronio e annuncia un vasto programma della festa patronale. Palazzolo, Leno e Rovato sono i nuovi paesi e si comincia subito con Orzinuovi, giovedì 17 gennaio, ospite David Meghnagi. Il ciclo sulla Shoah, riflette la dott. Nodari, ha una doppia dedica, una per il vescovo Martini, grande tessitore tra Ebraismo e Cristianesimo e a Primo Levi, la personalità che visse più lucidamente e più angosciosamente la testimonianza del lager. Che ridusse in parole illimitate il male e la cattiveria umana fino a mostrare l’ultima lama - sempre omicida e non suicida - in un volo verso l’alto più che verso il basso. A cercare l’ossigeno dello spirito e resistere al veleno di un potere neutrale sulla vita. In questa società liquida, dicevano a turno, Nodari e Baronio, cercheremo «i Perchè » della Shoah. «Perchè» è il sottotitolo di questo ciclo. E allora ci veniva alla mente che "liquido" anticipa di un passo quel "liquidare" su cui si fuse il disordine del male e del maligno, negando la vita degli inermi e dei giusti.
Torna, con la seconda edizione, "Fare Memoria", il ciclo d'incontri con i grandi pensatori italiani e stranieri promosso dall'Associazione culturale Filosofi lungo l'Oglio, che si prefigge di non far dimenticare gli orrori del passato, come è stata la tragedia della Shoà. Otto gli incontri organizzati e che si terrannodal 17 gennaio al 21 febbraio ogni martedì e giovedì. «Accanto ai comuni già teatro della precedente edizione, Brescia, Castrezzato, Orzinuovi e Travagliato - spiega il direttore scientifico del ciclo di incontri e presidente dell'Associazione culturale Filosofi lungo l'Oglio, Francesca Nodari - ci fa piacere abbiano aderito altre realtà municipali: Erbusco, Leno, Rovato e Palazzolo». Il momento più importante della manifestazione è previsto per il 6 marzo.La giornata europea in memoria dei Giusti, persone non di religione ebraica che durante l'Olocausto si batterono per salvare la vita agli ebrei. « Alle 11 del 6 marzo - anticipa Francesca Nodari - al Parco Tarello di Brescia 2 verrà inaugurato il Giardino dei Giusti di Brescia. Saranno piantati 6 pruni in memoria di altrettante persone (i nomi saranno comunicati nei prossimi giorni) che possono essere annoverati nella cerchia dei Giusti».
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