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Sabato, 14 Settembre 2013 02:00

«Amore, quel patto di fedeltà oscuro anche a noi stessi»

Scritto da Francesca Nodari - Giornale di Brescia
Michela Marzano Michela Marzano

Ordinario di Filosofia morale e direttore del Dipartimento di Scienze Sociali all’Université Paris V-René Descartes, Michela Marzano interverrà alla XIII edizione del Festivalfilosofia, oggi alle 15 in piazza XX Settembre a Modena,con una «lectio magistralis» intitolata: «Fedeltà e altri segreti dell’amore».

Ne parliamo in esclusiva con la filosofa - eletta nel 2010 da «Le Nouvel Observateur » tra i cinquanta pensatori più originali del mondo - profonda indagatrice delle questioni legate alla corporeità e conosciuta dal grande pubblico, in particolare, per ilvolume: «Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne» e per l’appassionata autobiografia: «Volevo essere una farfalla» entrambi editi da Mondadori.

Professoressa Marzano, quali sono i «segreti» dell’amore? O forse, in una società dove tutto è esibito, condiviso, postato, c’è il rischio di non avere più segreti da tenere in serbo?

Esiste un legame profondo traamore e segreto, anche semplicemente perché, nonostante gli sforzi che si possono fare, nessuno sa mai per quali ragioni sia ma una persona invece di un’altra, perché è proprio «lui» o proprio «lei» che, ad un certo punto, diventano essenziali nella propria vita. Come ci ricorda Montaigne parlando del grande amore che lo legava ad Etienne de la Boétie, l’unica ragione di quest’amore «è perché è lui, è perché sono io». Ciò che ci attira verso una determinata persona è, e sarà sempre, un mistero. Forse perché sono proprio i segreti che ci portiamo dentro che poi riusciamo a condividere, talvolta malgradonoi stessi, con colui o colei che amiamo.

In più di un suo libro, lei sottolinea il ruolo cruciale,che si dà nella relazione tra me e l’altro, della fiducia: perché è necessario scommettere e credere negli altri? E perché oggi nel tempo della crisi che è anche la crisi della società, della famiglia, delle relazioni se ne avverte più che mai il bisogno? Senza fiducia non si darebbe neppure la fedeltà…

Diciamo che l’amore e la fiducia vanno sempre di pari passo: se non ci si fida, non si ama e viceversa. Ma per potersi fidare, bisogna accettare il rischio enorme di scommettere su un’altra persona, di «saltare nel buio ». Talvolta ci si fida di una persona senza sapere bene il perché, anzi, tante volte è proprio l’assenza di «prove» dell’affidabilità di qualcuno che ci permette poi di parlare di «fiducia».Ci si fida senza sapere perché, ed è quest’atto di fiducia che tante volte nutre poi il rapporto che si stabilisce con un’altra persona. Il problema della società attuale, però, è che ci si illude che l’unico modo per non soffrire sia il «controllo»: si preferisce mantenere il controllo, e quindi non fidarsi, piuttosto che lasciarsi andare alla possibilità di un tradimento eventuale. Solo che quando non ci si lascia andare, poi non accade proprio nulla, soprattutto nelle relazioni intersoggettive. La bellezza dell’amore risiede nella scoperta di ciò che non si prevede, di ciò che accade. Anche se questo «lasciarsi andare » ci rende poi vulnerabili e fragili. Ma l’amore nasce proprio quando ci si rende conto che l’altro, messo di fronte alla nostra vulnerabilità, non ne approfitta. Anzi. Ci permette anche di fare la pace con le nostre ferite e con le nostre debolezze.

Lei ha scritto: «La vita ci ferisce. E non c’è amore che tenga. Perché nessun amore potrà mai ricucire gli strappi di un’esistenza che subiamo senza "se" e senza "ma"».Eppure, come recita il titolo della sua ultima illuminante fatica, L’amore è tutto... In che senso?

Nel senso che è sempre e solo per amore che si agisce, anche quando lo si nega o si pretende il contrario. È per amore che ci si alza il mattino e si esce di casa, è per amore che si lavora, è per amore che si scrive... è l’amore che dà un senso a tutto quello che facciamo. Ciò, naturalmente, non vuol dire poi che l’amore risolva qualunque problema, soprattutto se ci aspettiamo che sia un’altra persona a colmare il nostro vuoto. L’altra persona non potrà mai darci tutto ed essere tutto per noi, esattamente come noi non potremo mai darle tutto o essere tutto per lei. Ma è sempre e solo insieme all’altro che possiamo imparare ad attraversare quel vuoto che ci portiamo dentro. Soprattutto quando, grazie allo sguardo altrui,impariamo ad accettare non solo la sua alterità, ma anche la nostra stessa alterità.

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