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Lunedì, 19 Settembre 2011 22:50

Quel quid che ci fa animali con il gusto del cooperare

Scritto da
Roberta De Monticelli Roberta De Monticelli

Cosa differenzia l’uomo dall’animale dal punto di vista morale? E in che senso l’uomo è un animale normativo? Sono questi soltanto alcuni degli interrogativi a partire dai quali Roberta De Monticelli, ordinario di Filosofia della persona all’Università San Raffaele di Milano, ha svolto a Sassuolo il suo atteso intervento, nell’ambito del FestivalFilosofia.

«Sulla differenza fra noi e le specie più evolute di primati - ha esordito la filosofa - la scienza ha detto molto.La differenza è minima in termini genetici, eppure enorme all’apparenza.Come mai? Michael Tomasello è diventato famoso per aver individuato questa differenza nel fatto che essa ha fatto di noi degli animali cooperativi. Noi abbiamo delle capacità naturali di base, manifeste fin dal nono mese di vita,in cui questa attitudine cooperativa si fonda e sviluppa.Noi sappiamo veramente imitare, cioè non semplicemente copiare le azioni, ma capire le loro intenzioni e riprodurle: mentre le scimmie, quand’anche scimmiottino, sanno solo emulare. Non apprendono per imitazione fini e intenzioni nuove. Non sono fatti per condividere un linguaggio, e neppure una cultura materiale. Tomasello studia in particolare l’effetto ratchet: dove lo strumento viene migliorato attraverso innovazione individuale o cooperativa, e la trasmissione culturale non riparte da zero, ma permette di innovare sul miglioramento già acquisito.

Questa è la differenza fra social learning e cultural learning».Un equivoco grava su questa scoperta:una sorta di tesi neo-roussoviana,per cui noi saremmo allora «naturalmente » buoni, simpatici. È l’equivoco della naturalizzazione dell’etica: questa starebbe già nella nostra natura cooperativa, e non soltanto competitiva. Un equivoco, perché non è affatto il carattere cooperativo come tale a rendere un’interazione umana,o addirittura una società umana, giusta. Appunto:chel’uomo sia animale normativo significa questo. «Mentre gli altri primati - prosegue - vivono in base agli istinti, tutta la nostra vita è invece soggetta a norme. C’è una coscienza normativa che attraversa ogni nostro fare, dire,pensare, percepire, sentire: ci rendiamo conto del suo essere più o meno adeguato, corretto, opportuno.

Del resto, l’anima di ogni cultura è un’anima normativa, è in qualche modo coscienza di un dovuto». Verrebbe da chiedersi perché, nonostante l’uomo sia un animale razionale,ha comportamenti animali. Aggiunge la DeMonticelli:«I comportamenti restano" umani",cioè alla base cooperativi,ma questo non è sufficiente per renderli "morali". Al contrario, la scoperta di Tomasello getta luce proprio su un fenomeno ricorrente delle civiltà. La normalità come rinnovamento tende sempre a sclerotizzarsi nella normalità come routine. La veglia del dovuto tende sempre a decadere nel sonno del "si fa così", lo stupore e lo sdegno tendono a spegnersi nell’indifferenza e nella rassegnazione. E questo è possibile perchéle società umane sono organizzate in modo cooperativo.È possibile in quanto lacooperazione funziona tanto nella giustizia quanto nell’ingiustizia- quello che cambia non è necessariamente l’efficienza dell’organizzazione, ma la distribuzione equa dei doveri e dei diritti, cioè appunto l’attenzione al dovuto a ciascuno».

Francesca Nodari

Informazioni aggiuntive

  • autore: Francesca Nodari
  • giornale: Giornale di Brescia

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