Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti
Domenica, 17 Giugno 2018 00:49

Insieme per il bene comune

Scritto da Antonio Galuzzi - Avvenire
Enzo Bianchi ad Asola Enzo Bianchi ad Asola

Il monaco, teologo e scrittore, ha parlato della crisi politica e culturale della società. Per uscirne bisogna promuovere uno stile fatto di condivisione, ascolto e accoglienza ispirato ai valori della tradizione cristiana.

Non ha bisogno di molte presentazioni, Enzo Bianchi. L' ex priore della comunità monastica di Bose, in provincia di Biella, è una delle personalità più conosciute nel mondo cattolico italiano, e non solo: come scrittore, teologo, commentatore. Ance per la sua forza "profetica". Ad ascoltarlo, l'8 giugno scorso, nella Cattedrale di Asola, c'erano circa seicento persone.

E questo elevato numero sta a indicare la popolarità di cui Bianchi gode presso il pubblico. L'ex priore era stato invitato a parlare nell'ambito della tredicesima edizione del Festival dei Filosofi lungo l'Oglio, una manifestazione ricca di eventi e di volti noti, che quest'anno ruota attomo al tema "Condividere". A Bianchi è stato affidato l'approfondimento della parola "insieme", che egli ha saputo declinare soprattutto nelle prospettive del "bene comune" e della comunione.

Dopo le presentazioni di Luisa Genevini, assessore alla cultura di Asola, e di Francesca Nodari, direttrice del Festival, ha preso la parola Enzo Bianchi. Con la sua caratteristica voce tonante e persuasiva, il monaco ha esordito affermando che "siamo nel pieno della crisi": una crisi economica e politica, ma anche sociale, culturale ed etica, che da almeno due decenni sta producendo "barbarie", cioè situazioni contro la "vita buona". "In Europa, la barbarie si sta estendendo - ha aggiunto - e, insieme alla democrazia, mina quelle libertà che avevamo acquisito per il vivere comune". Il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, morto lo scorso anno, affermava che "è in crisi la parola insieme": ciò si manifesta nella frammentarietà, nel non essere capaci di arrivare a delle convergenze e nella insufficiente rilevanza della dimensione della polis (città, in greco). "Perchè siamo arrivati a un livello così profondo di crisi - si è chiesto Bianchi - e come cercare dei cammini di uscita?", che sono poi cammini di umanizzazione, verso una vita sociale migliore. Per individuare tali percorsi non si parte dal nulla, in quanto abbiamo davanti a noi la Costituzione repubblicana e l'eredità umanistica e cristiana. L'ex priore di Bose ha invitato a ripensare due aspetti: il bene comune e il saper condividere all' interno della comunità. "Il bene comune è l'insieme delle condizioni che favoriscono il benessere, la cultura, la democrazia e la qualità della vita. ne è destinataria la persona che vive all' interno della società". Tuttavia, in epoca moderna, l'economia e il mercato (preoccupate solo del flusso di denaro) hanno avuto il sopravvento sul bene comune, ponendo sempre di più l'individuo al centro dell' attenzione. Ma com'è possibile la polis senza il bene comune, senza quei beni materiali e immateriali che puntino alla ricerca di qualcosa di buono per tutti i cittadini?

Enzo Bianchi si è quindi soffermato sul concetto di comunità e ha messo in risalto che la fraternità "è il primo nome dato alla Chiesa". E comunità vuol dire "dono vissuto insieme", il che implica spirito di condivisione e di responsabilità.

Nelle sue lettere, san Paolo insiste sulla parola "insieme": lavorate insieme, vivete insieme, soffrite insieme, rallegratevi insieme... "Insieme, cioè sempre in una logica di comunione".



La comunione - comunità richiede una presenza di ascolto e di accoglienza, una presenza che si basa sul dedicare del tempo agli altri. "Dio ci è padre perchè siamo tutti fratelli e figli con la stessa dignità. Io sono in quanto mi metto a disposizione degli altri. Papa Francesco insiste sul fatto che l' incontro con l'altro deve avvenire faccia a faccia, corpo a corpo. Non ci saranno facilmente perdonati i peccati di omissione nei confronti dei nostri fratelli". Alla fine, un invito a resistere alla barbarie e alla mentalità narcisistica oggi così diffusa, "valorizzando l'eredità umanistico-cristiana che ci può dare una vita più buona e una convivenza più bella".

Enzo Bianchi pensa anche ai suoi 75 anni - ha appena pubblicato il libro La vita e i giorni. Sulla vecchiaia (Il Mulino) - e ringrazia tutti coloro con cui ha vissuto insieme. "Solo così è possibile raggiungere la felicità".