Domenica, 17 Marzo 2013 23:07
Storia di Dolores tradita da un padre mai avuto
Tonino Zana - Giornale di Brescia
Ecco, dovremmo ritornare ai greci, alla loro tragedia, al senso di colpa e alla memoria dei loro archivi individuali e di patria per rientrare, almeno un po’, nella vicenda narrata dalla dott. Francesca Nodari. Storia evocata per dire «basta» alla presunzione degli incubi, per bruciare la vecchia bastarda,come si fa a metà tempo dalla Resurrezione,per giurare che una madre, «intelligente e bella» calcifica un padre falso, violento e pazzo.Francesca parla con se stessa e rivolge all’inferno della tracotanza squilibrata, dove si trova uno dei non impossibili padri-non padri, l’invettiva di Dolores, protagonista e figlia ormai libera e leggera per narrare l’incubo di un tempo troppo lungo per stare incamerato dentro di sé. Le parole giuste vanificano il male, il verbo redime e Dolores, per cultura e vita, scopre le armi della libertà e del riscatto, per sè e la madre, per quell’umanità indisponibile alla rottura del patto genitore-figlio. Parliamo del libro di Francesca Nodari, «Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto» che viene presentato domani alle 18 alla libreria dell’Università Cattolica (via Trieste 17/a), con la partecipazione di Maria Rita Parsi psicoterapeuta e scrittrice, Paolo Ferliga psicoterapeuta e docente di filosofia, Tonino Zana inviato speciale del Giornale di Brescia. Maria Rita Parsi, amica dell’autrice anche per l’appartenenza alla compagnia umana in cui si riuniscono i Filosofilungol’Oglio,armata pensante di Francesca Nodari, delinea il senso totale del padre e il suo tradimento in una premessa partecipata al libro. «Colei che scrive la lettera al padre, Dolores non solo non ha mai avuto "quel" padre, ma costui non è mai stato padre per lei...Quello che si è manifestato è il rifiuto. Incomprensibile, irrazionale, segnale di latente follia, in quanto reiettivo di qualcosa che è geneticamente legato a sé,senza possibilità di cancellazione. Il concatenarsi dei pensieri in questa requisitoria che, a Dolores serve per depurarsi del veleno iniettatole da Belzebù e dai suoi rifiuti fa affiorare l’importanza del pensiero come superamento del male con cui gli altri possono colpirci.E questo pensiero si nutre delle preziose riflessioni di grandi pensatori e scrittori.E qui la filosofia è la medicina per sopportare quel rifiuto paterno ». Dolores incontra un padre sulle guance dell’infanzia, schiaffo, non carezza e lo ritrova nella maledizione di un giorno non troppo avanti.Ecco il padre ricavato da alcune cattiverie verso la figlia: «Buttati sotto un treno », a proibirle di incontrare il viso disteso della nonna nella morte,a bandire ogni possibile contatto. Dolores è il finale di un calvario. Poiché,nelle tragedie della vita,quelle in cui l’immaginazione di un dolore innaturale soccombe fino a essere irriconoscibile o ritenuta dubbiosa dal tribunale morale della comunità, a Dolores si chiede di dimenticare. E lei è d’accordo se solo la cancellazione del male non diviene sconfitta della memoria, ma sua esaltazione fino a collocare nell’oblio castigante e consapevole la barbarie di una follia. Il libro è la condanna in piazza di una violenta irresponsabilità.Dopo questo,non ci sarà nascondiglio per i padri - pochi? - di Dolores - quante? -. Il libro avvertirà i…
Mercoledì, 13 Marzo 2013 01:00
Filosofi lungo l’Oglio conquistano Crema
Tonino Zana - Giornale di Brescia
Nebbione mai visto, fuori, a metà marzo, nella centralissima via Mazzini di Crema. Noi con la direttrice dei «Filosofi Lungo l’Oglio», Francesca Nodari, marciamo col navigatore marca «Salvatore Natoli», il filosofo docente dello stare al mondo con grazia e coraggio e ci inoltriamo nel Caffè Gallery, base culturale del Caffè Filosofico del mite presidente prof. Tiziano Guerrini. Ci troviamo in un posto parigino, grandi cubature,piani sovralzati, tra mise per botteghe di vestiti e punch arancio volanti. Sopra il Coro civico Pietro Marinelli attende il turno e sotto stiamo noi, per la prova di un gemellaggio.I nostri amici cremaschi vogliono conoscere da vicino il festival filosofico dell’estate, creato organizzato e gestito dalla nobiltà intellettuale e volitiva della dott. Francesca Nodari, i segreti del pensiero e dell’organizzazione, le ragioni per cui centinaia di persone occupano i luoghi di 20 paesi per 45 giorni,da Brescia a Ostiano,da Palazzolo a Orzinuovi, da Travagliato a Rovato. A «Crema Pensiero» si dedica la notizia: «Saluto da lontano il sindaco di Orzivecchi Liliana Ferrari -dice la dott.Nodari -, sempre cortese e sensibile nell’ospitarci a palazzo Martinengo. Cominceremo da lei,se vorrà, il 6 giugno con Edoardo Boncinelli. La chiave degli incontri, quest’anno è Noi e gli altri». A maggio,la filosofia cremasca, risponde il presidente di «Caffè Cremasco», prof. Guerrini, apre sul tema «Non rubare ». I filosofi lungo l’Oglio torneranno a palazzi, chiese, sinagoghe, piazze e aie con il passo di Casper, Natoli, Bertoletti, Boncinelli, Fabris... Dunque, quale è il segreto di questa vittoria della parola pensata sul gesto depresso, perché migliaia di persone seguono questo evento per l’ottavo anno? Questa catena umana del Sabato del Villaggio, rispondela dott. Nodari, resiste e si rinvigorisce nell’attesa del maestro, di una purificazione, di un riconoscersi insieme nei luoghi antichi e nuovi della vita. «In fondo - ricorda la dott. Nodari rivolta al prof. Tiziano Guerrini, suo docente al tempo del Liceo - lei aveva ragione quando ci introduceva al concetto che la filosofia va servita su un piatto d’argento. Un cibo necessario, proveniente dalla persona e dalla terra. Per questo i luoghi e il pensiero divengono il patto segreto della nostra avventura ». Si alzano gli applausi, i canti, si stipula il gemellaggio. Fuori la nebbia ha deciso di filosofeggiare.Una sorta di saluto carducciano al posto dei cipressi, è venuta incontro a noi bresciani, adottati da Crema scolastica e al centro di migrazioni umanissime da paese a paese. Lì, in terza fila, c’è il Bellini orceano, fratello della magnifica prof. Grazia, da tempo vive sul Cremonese. La maggiore risorsa della filosofia, rimane l’ostinazione a rendersi necessaria per l’incontro, per riconoscersi uguali nelle nebbie e nelle schiarite della vita.
Giovedì, 07 Marzo 2013 11:08
Al Parco Tarello fiorisce la memoria dei Giusti
Paola Gregorio - Giornale di Brescia
Le storie dei Giusti, di coloro che si sono prodigati per difendere la dignità umana contro tutti i genocidi e i totalitarismi, anche a costo della vita, testimoniano la narrazione del bene. Ora anche Brescia,come Gerusalemme, ha il suo Giardino dei Giusti, per iniziativa dell’associazione culturale «Filosofi lungo l’Oglio», presieduta da Francesca Nodari. La Loggia, Casa della Memoria, la consigliera di parità provinciale Anna Maria Gandolfi e il Comitato «La Foresta dei Giusti-Gariwo»,hanno accolto la proposta e in un angolo del Parco Tarello, sei cippi e sei pruni ricordano altrettanti Giusti: Teresio Olivelli che seppe farsi testimone di una rivolta morale fino al martirio per amore del prossimo; Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco che ha dedicato la vita allo studio dei crimini contro l’umanità e dopo la Shoah, esule negli Usa, ha coniato il termine genocidio; monsignor Carlo Manziana, vescovo di Crema, grande amico di Papa Paolo VI e di Padre Giulio Bevilacqua, durante la prigionia a Dachau portò aiuto e conforto ai suoi compagni; Etty Hillesum, scrittrice e intellettuale ebrea morta ad Auschwitz scegliendo di rispondere al male con il bene; Jan Patocka, pensatore e filosofo, protagonista della Primavera di Praga, morto in conseguenza delle violenze subite nel corso degli interrogatori della polizia del regime comunista; Angelo e Caterina Rizzini che salvarono la vita a Emma Viterbi e al figlio Paolo, sfidando le leggi razziali fasciste, mentre il marito Guido e il figlio Alberto Dalla Volta morirono a Auschwitz. All’inaugurazione del Giardino, ieri, nel giorno che il Parlamento di Straburgo ha dichiarato «Giornata europea in memoria dei Giusti», alla presenza di un nutrito gruppo di studenti bresciani e degli assessori Andrea Arcai e Mario Labolani, illustri testimoni hanno ricordato il coraggio dei Giusti onorati dai pruni e dai cippi nel parco Tarello, nello sfidare anche le leggi degli uomini per amore della giustizia. Padre Giulio Cittadini,sacerdote dell’Oratorio di Brescia e protagonista della Resistenza che ha conosciuto i monsignor Manziana e Olivelli, con le sue parole li ha fatti rivivere nel tempo presente. «Incontrai padre Manziana alla Pace nell’ottobre del 1942. Mi fece subito grande impressione questa figura di sacerdote colto e rigoroso con se stesso. In suo onore, quando entrai nella Resistenza, presi il nome di battaglia di"Manzio". Olivelli, autore della Preghiera del Ribelle chiama la Resistenza rivolta morale contro l’oppressione del despota. Guardando all’Italia futura, si augurava che fosse generosa e severa ». Con padre Cittadini e la Nodari, a fare oggetto di narrazione sei esempi emblematici tra coloro che incarnano le virtù dei «Giusti», Ivan Chvatik, direttore dell’Archivio Patocka di Praga, monsignor Serafino Corti,delegato del vescovo di Brescia, Hana Da Ros, in rappresentanza del Consolato onorario della Repubblica Ceca, Giancarlo Gaeta, docente di Storia del cristianesimo anticoall’Università di Firenze, i familiari dei signori Rizzini e Baykar Sivazliyan, presidente dell’Unione degli Armeni in Italia e docente di Lingua e Letteratura armena alla Statale di Milano. «Patocka - ha rammentato Chvatik - è stato il mio maestro. Il pensiero ceco fu ricostituito grazie a lui. Patocka, anima del movimento…
Giovedì, 07 Marzo 2013 01:00
Il parco Tarello tramanda la memoria di sei «giusti»
Irene Panighetti - Bresciaoggi
Etty Hillesum, Raphael Lemkin, Mons. Carlo Manziana, Teresio Olivelli, Jan Patocka, Angelo e Caterina Rizzini: sono i sei "giusti" ricordati al parco Tarello di Brescia da una lapide e da un albero da frutto. Un giardino in memoria di persone che hanno messo a rischio o addirittura perso la propria vita per aiutare o salvare il prossimo. L'inaugurazione del giardino è avvenuta ieri mattina alla presenza degli assessori Mario Labolani e Andrea Arcai, in occasione della Giornata Europea in memoria dei Giusti, celebrata a Brescia per la prima volta, grazie alla volontà dell'Associazione culturale Filosofi lungo l'Oglio, in collaborazione con il Comitato per la Foresta dei Giusti Gariwo, il Comune e la Casa della Memoria. Padre Giulio Cittadini, sacerdote della Pace e teologo, ha ricordato le figure di Monsignor Manziana e di Teresio Olivelli.«Quando mi unii ai partigiani della Valdaosta - ha ricordato Cittadini -, con Manziana già arrestato e deportato a Dachau, scelsi in suo onore il nome di battaglia Manzio». Era presente anche il delegato del vescovo di Brescia Mons. Serafino Corti. Di Olivelli è stata letta ieri la "preghiera del ribelle", in cui, ha continuato padre Cittadini, «si definisce la Resistenza per quello che è stata: rivolta morale contro l'oppressione». Grande attenzione ha ricevuto anche Jan Patocka pensatore e protagonista della Primavera di Praga, ricordato da Ivan Chvatic, direttore dell'archivio Patocka di Praga e da Hana da Ros, rappresentante del Consolato onorario della Repubblica Ceca, assieme a nipote e pronipote del filosofo giunte appositamente da Parigi. In particolare le autorità ceche hanno ringraziato la nostra città per l'omaggio reso a Patocka «che ricade su tutta la comunità filosofica ceca e che mette al centro della memoria lo slancio verso la giustizia». Una targa e un ricordo ieri anche per Raphael Lemkin giurista ebreo polacco, che ha conosciuto lo sterminio degli armeni, omaggiato dal Presidente dell'Unione Armeni in Italia professor Baykar Sivazliyan, mentre il cuore pensante d'Europa, Etty Hillesum, morta a soli 29 anni ad Auschwitz, è stata ricordata dal professore Giancarlo aeta, docente di storia del cristianesimo all'università di Firenze. Di Hillesum restano oggi le lungimiranti e intense parole dei Diari e delle Lettere, letture caldamente consigliate a tutti gli studenti, non solo quelli presenti ieri al Parco Tarello, in rappresentanza di alcuni istituti di Brescia e Provincia, come il Lunardi, l'Arnaldo e il Cossali di Orzinuovi. Parenti dei signori Rizzini hanno infine ricordato Angelo e Caterina Rizzini che con la loro azione di accoglienza salvarono la vita a Emma viterbi e al figlio Paolo anche se non riuscirono ad evitare la morte del marito Guido e del figlio Alberto Dalla Volta, citato da Primo Levi e al quale è stata intestata l'aula magna del liceo Calini.
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