Ha ragione Graziano Ripanti allorché nella sua introduzione alla Violenza del volto (Morcelliana pp. 39,8 euro) – intervista fatta da Angelo Bianchi, il 4 aprile 1985, a Emmanuel Levinas e posta in appendice alla sua tesi di laurea – afferma che «l’intervista all’autore sembra oggi essere divenuta una specie di genere letterario, la cui vivacità riflette sinteticamente la vitalità del pensiero».
Sopravvivere per non dare una vittoria postuma a Hitler. Sembra questo il senso che sottende la giornata della memoria, e che è la trascrizione concreta di quello che Fackenheim chiamò il 614° precetto. Ne parliamo con David Meghnagi, psichiatra, ebraista, conferenziere di fama internazionale.
Mercoledì, 05 Gennaio 2011 10:12
Quei filosofi che cercano un corpo felice e sapiente
Maria Rita Parsi - Il Giorno
Corpo mortale/corpo.immortale, corpo carne/corpo proprio, corpo sano/corpo malato, corpo gettato/corpo salvato, corpo umano/corpo macchina, corpo morto o quasi e corpo nella sua differenziazione di genere. Sono questi, soltanto, alcuni dei binomi sui quali si gioca la nostra comprensione su ciò che abitiamo e che costituisce, se così si può dire, la localizzazione della nostra soggettivita. Di quale corpo si tratta, allora? Siamo ancora figli del dualismo cartesiano res cogitans/res extensa, o forse occorre intendersi meglio sulle parole enigmatiche di Zarathustra: «Io sono tutto corpo e nulla fuori di questo»?
Filosofia. Il volume sul Corpo si affianca a quelli su Destino e Vizi e Virtù Le lezioni del festival sono raccolte da Nodari
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