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«Un'esistenza tutta dedicata al pensiero, al dialogo, alla relazione con ogni creatura. Paolo De Benedetti, infatti, non è solo un grande studioso, ma è soprattutto un uomo che ha realizzato nella vita molti dei temi oggetto della sua riflessione, così come questa riflessione si è costantemente alimentata dalle sue esperienze di vita».
Legge in italiano perfetto, musicalità francese, riflessioni coraggiose, alle spalle lascia le ideologie, davanti non gli basta una «fiducia minima», di routine e non abbassa il capo su una fidu-cia troppo da casinò, basata su scommesse infide, larghe di manica e strette di risultati. Aborre il tradimento e avverte che esso accade quando il valore di giudizio è stato frettoloso.
Don Chisciotte è paziente e amabile, nel senso che ama il festival dei Filosofi lungo l'Oglio e il suo direttore Francesca Nodari; e il suo cantore dell'altra sera, il prof. Armando Savignano. E amandoli, li attende a lungo, sul confine cui sta a guardia l'assessore Gian Marco Cossandi, il quale esalta il ponte dell'incontro e la bellezza dell'attesa, intanto che Don Chisciotte cavalca le ultime miglia per entrare con cavallo, Sancho e il resto all'Auditorium San Fedele di Palazzolo.
Don Chisciotte, il protagonista del capolavoro di Cervantes, è l'uomo dell'idealismo morale, il quale, senza aver mai rinunciato alla ragione, crede fermamente nella «follia» del fare il bene. L'unica, «autentica» follia per la quale valga la pena vivere. «La fede creatrice — scrive Armando Savignano nel suo libro Don Chisciotte. Illusione e realtà (Rubbettino) — è, infatti, la segreta spinta ad agire e, in definitiva, a vivere non di vuota retorica e luoghi comuni, di cui era invasa la Spagna agli inizi del secolo scorso, ma praticando quel «sacramento della parola», giacché non è autentica la chiacchiera, ma l'azione secondo il cuore e l'eterna saggezza».
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