E' davvero immaginabile che Dio, nostro padre, ci «induca in tentazione»? In caso contrario, tuttavia, come si spiega la richiesta che non lo faccia all'interno della preghiera cristiana per antonomasia? Bernhard Casper, uno dei più noti filosofi della religione viventi, racconta ehe un aiuto a risolvere la questione gli è venuto da un bambino di tre anni, figlio di amici: «Ogni sera, prima di addormentarsi, Amadeo recita con tutti i membri della sua famiglia il "Padre nostro". Una volta, giunto alla formula "...e non indurci in tentazione" ha spiegato al padre che cosa significassero per lui queste parole: "Prego Dio perché faccia con me quello che fai tu quando tento di andare in bicicletta e tu mi corri dietro perché io non cada"».
Martedì, 15 Luglio 2014 12:26
Tentare e non cadere: la lezione della fiducia
Bernhard Casper - Avvenire
Ma che cos'è la fiducia? O meglio: è davvero una cosa? Penso che un errore fondamentale, che oggi compiamo spesso e volentieri quando pensiamo e quando cerchiamo di conoscere, consista nel fatto che vogliamo considerare come un oggetto tutto ciò che cerchiamo di conoscere: un oggetto che ci sta di fronte, qualcosa che possiamo prendere e afferrare con le mani.
Alla sedicesima lezione sulla fiducia, regia dei «Filosofi lungo l'Oglio», entriamo nella chiesa parrocchiale di Brandico, ospita don Giulio, saluta il sindaco Prensa, modera il direttore di Teletutto e vicedirettore del Giornale di Brescia, Nunzia Vallini, introduce con il taglio ricco di una coniugazione biografica sul relatore, il direttore del festival, Francesca Nodari, tocca al prof. Stefano Semplici discutere su «La città affidabile. Da Adam Smith a Papa Francesco», con sosta da Baumann, il teorico della società liquida che rischia di annegarci se non si consolida in una spiegazione vasta, come l'altra sera.
Riemergono i «Filosofi lungo l'Oglio», nella piccola patria della loro direttrice, Francesca Nodari, Villachiara; riemergono alla grande dalle grandi piogge e per la prima volta spuntano all'aperto, a 17 gradi, tra il castello dei Martinengo e la chiesa settecentesca di Santa Chiara, in un'idea ben fabbricata di piazza e per chi è portato a un menù di filosofia e di natura, sotto un cielo striato di fasce blu, degradanti, laggiù, verso il bosco del fiume.
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