Skip to main content
pubblicato il 01 Settembre 2026

A-Dieu, Priore Enzo Bianchi

Il ricordo di Enzo Bianchi attraverso le parole di Francesca Nodari e l’ultima lectio dedicata all’arte dell’ascolto.

La Fondazione Filosofi lungo l’Oglio ricorda Enzo Bianchi, figura di riferimento della spiritualità e del dialogo contemporaneo. Attraverso le parole di Francesca Nodari e la sua ultima lectio al Festival, il ricordo si concentra sull’ascolto autentico, inteso come tempo, rispetto, attenzione e accoglienza dell’altro.

La Fondazione Filosofi lungo l’Oglio piange la scomparsa di un gigante del pensiero, della spiritualità, del dialogo. Il Priore, Enzo Bianchi, una delle voci monastiche più ascoltate della nostra contemporaneità ha lasciato questa vita terrena per andare ad abbracciare, come sempre ha predicato nella sua vita, il Signore Gesù. «Sono attonita e pervasa da un grande dolore – dichiara, con la voce rotta, Francesca Nodari. Non riesco a trovare le parole per dire, per esprimere il profondo legame che mi univa al Priore, membro autorevole del Comitato scientifico del Festival, guida carismatica, consigliere privilegiato, conferenziere di altissimo livello che non ha mai rinunciato a portare il proprio contributo, nonostante l’avanzare degli anni, come è accaduto nel corso della XXI edizione, per la sua lectio magistralis in calendario il 10 giugno a Gardone Val Trompia: venne aggrappandosi ad un bastone per via di un brutto colpo della strega rimediato nei giorni precedenti. Quel bastone – dono dell’amico Patriarca di Costantinopoli – gli dava un’aria regale tradendo quell’autorevolezza che lo contraddistingueva. Enzo Bianchi biblista, Enzo bianchi Fondatore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi – già provato dalle sofferenze corporali ed esistenziali – capace di dare vita ad una seconda comunità, quella di Camadio. Enzo Bianchi grande interprete delle parole scelte, di anno in anno, per il Festival. Enzo Bianchi di un’intelligenza sopraffina e con una grande capacità comunicativa che gli consentiva di arrivare al cuore e alla mente di tutti insistendo su quel percorso di umanizzazione che la nostra società iperconnessa, utilitarista e iperindividualista, a fatica riesce ad intraprendere. Enzo Bianchi non ha mai cessato di costituire una guida per migliaia di persone e di praticare una speranza autentica e una fede viscerale anche quando ha dovuto attraversare la porta stretta di una sofferenza che l’ha messo duramente alla prova, ma che non ha scalfito la sua perseveranza, la sua fiducia, la sua missione che ha posto – indiscutibilmente – al centro, sempre, l’altro. Ci mancheranno i suoi profondi occhi azzurri come il mare, che amava tanto, le sue parole, la sua voce potente e penetrante, il suo volto illuminato da un sorriso unico. Ci mancheranno i suoi insegnamenti, i suoi avvertimenti, le sue intuizioni, la sua perseveranza, le sue battute: in breve, la sua irripetibile unicità».

Vogliamo ricordarlo con un passaggio significativo dell’ultima conferenza tenuta al Festival, rimediando, solo ex post, l’impressione che quelle parole condensassero, in certo senso, il suo testamento spirituale:

«Ascolta! Ti chiedo solo di ascoltarmi!»: quante volte queste parole risuonano nel nostro quotidiano come un grido, una richiesta sofferta… È proprio così: ascoltare sembra un’operazione abituale, quasi banale, eppure il vero ascolto dell’altro è raro e difficile. Immersi come siamo dal mattino alla sera in rumori di vario tipo, sollecitati da messaggi multiformi, non conosciamo più il silenzio come ambiente e, di conseguenza, ignoriamo anche l’autentico ascolto dell’altro. Non pratichiamo l’arte dell’ascolto ma, per lo più, subiamo l’ascolto come una pratica fastidiosa; al contrario, siamo sempre pronti a parlare, a riversare i nostri confusi bisogni su chi si trovi a portata di voce. Ammettiamolo onestamente: quando l’altro ci parla, sovente pensiamo meno ad ascoltare che a rispondere, quasi impazienti di riprendere la parola per essere ascoltati… Spesso anche chi ci sta di fronte si comporta allo stesso modo: e così il dialogo diventa impossibile!

Ma che cosa significa ascoltare? Innanzitutto significa accettare in profondità di sacrificare ciò che ci pare sempre più prezioso: il tempo. Occorre tempo per ascoltare, un tempo vissuto senza fretta, senza angoscia; occorre la consapevolezza che si deve decidere di ascoltare. E non lo si dimentichi: «avere tempo» significa scegliere di non avere tempo per tutto, di non avere tempo per altre cose, ma per dedicarsi all’ascolto. D’altronde, l’ascolto è la prima forma di rispetto e di attenzione verso l’altro, la prima modalità di accoglienza della sua presenza. Sappiamo per esperienza che l’altro non sempre pronuncia parole di reale interesse, che l’altro spesso chiacchiera o parla a se stesso. Ma se è vero che l’ascolto esige sforzo e pazienza, lo è altrettanto che solo un vero ascolto sa discernere e trarre lezioni anche da dialoghi penosi… Ascoltare significa dunque essere attenti, accogliere le parole di chi ci sta di fronte ma anche, più in profondità, tentare di ascoltare ciò che egli vuole comunicare: per questo è necessario impegnarsi a cogliere anche il suo «non detto», ciò che egli sottintende o addirittura nasconde. Solo attraverso questo quotidiano esercizio si può giungere a una comunicazione vera; altrimenti, a dispetto di tutte le parole dette, non accade un vero ascolto. In breve: solo un ascolto autentico fa esistere l’altro!

Enzo Bianchi da sempre gradito ospite del Festival Filosofi Lungo l’Oglio, oltreché membro scientifico del suddetto Festival. E’ il fondatore della Comunità Monastica di Bose, di cui è stato Priore fino al gennaio 2017. Ha fondato nel 1983 la prestigiosa casa editrice Qiqajon che pubblica testi di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica.

Elenco Comunicati per Tag

Le Video lezioni

Sul nostro canale youtube puoi trovare tutte le video lezioni del nostro Festival di Filosofia.