Visualizza articoli per tag: Marco Vannini
Se la felicità chiama iniquità, la beatitudine un bene di tutti
Può dirsi contento il sindaco di Dello, Ettore Monaco dell’esordio» del suo paese, per la prima volta toccato dai «Filosofi lungo l’Oglio». L’altra sera in piazza, Marco Vannini ha regalato ad un pubblico numeroso e partecipe una delle riflessioni più intense nella rassegna di incontri curata da Francesca Nodari, quest’anno dedicata alla felicità, e accompagnata dagli «instant book» degli editori Massetti e Rodella che ripropongono i testi di alcune conferenze (è uscito il terzo, dopo Augé e Casper, con la lezione di Remo Bodei). Chiamato a parlare di «beatitudine», Vannini ha negato che la felicità sia l’obiettivo che gli uomini devono perseguire. Perché «felicità e iniquità sono strettamente legate».
Attualità della mistica - Parte prima dell’intervista a Marco Vannini
Concetto che si dice in più modi, mantenendo, per lo più, un significato che si è affermato dal ’500 in poi – negli anni della Controriforma – quando per mistica si intendeva un’esperienza di eccezionalità spirituale, la mistica viene spesso confusa con esperienze vicine al visionarismo o all’irrazionalità – si pensi, soprattutto, agli autori anglosassoni. Per non dire dell’Enciclopedia francese delle mistiche ove si distingue, addirittura, tra mistica hippy o dei tarocchi, ponendo l’accento sull’aspetto misterico del concetto in questione. In realtà si tratta di trasposizioni di significato che rischiano di oscurare l’essenza stessa della parola, nata prima come aggettivo di teologia o interpretazione e, solo in un secondo tempo, impostasi come sostantivo.