La felicità ha un «suo» luogo? Negli stereotipi più diffusi, essa non ha soltanto un luogo, ma una forma: quella della casetta volta ad ospitare una felicità intima e segreta (un cuore e una capanna), che rappresenta contemporaneamente il più diffuso, il più modesto («ça me suffit» «questo mi basta», si chiamano a volte questi rifugi dell’anonimato) e il più ambizioso degli ideali.
Domenica, 12 Febbraio 2012 01:00
Ma non andate a scovarla all’esterno: la vera letizia è un «sì» dentro di noi
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Gli antichi chiamavano la felicità eudaimonía, che significa venire a patto con i demoni, avere un buon rapporto col demonico, cioè con tutte quelle forze, tendenze, impulsi che ci trascinano.
Domenica, 12 Febbraio 2012 01:00
La pienezza del tutto? Non calma piatta, è un picco da scalare
Remo Bodei
Una lunga tradizione letteraria, religiosa e filosofica considera vane e irrealizzabili le attese di felicità. Ricordo alcune delle voci più autorevoli. Il coro dell’«Edipo re» di Sofocle proclama solennemente l’impossibilità per gli uomini di essere felici.
Sabato, 11 Febbraio 2012 01:00
Massimo Giuliani: «Shoah, servono memoria, storia e responsabilità»
Tonino Zana
I Filosofi lungo l'Oglio arrivano nel castello gonzaghesco di Ostiano per il ciclo sulla Shoah, Fare memoria.
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