Lunedì, 13 Maggio 2013 11:36
Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto di Francesca Nodari.
Giovanni Ghiselli
Ho letto con interesse un bel libro appena uscito : Storia di Dolores Lettera al padre che non ho mai avuto di Francesca Nodari (edizione Pagine, Roma 2013). L’autrice è una giovane studiosa che ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste, ha pubblicato diversi altri libri tra i quali ho già recensito Il pensiero incarnato in Emmanuel Levinas, ed è Direttore scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio al quale ho partecipato l’anno scorso con una conferenza sul tema della Dignità. Ebbene questo suo ultimo libro insegna la dignità nel dolore. Il volume è dedicato “A tutte le donne vittime della violenza”. Le epigrafi premesse al testo sono citazioni da Eschilo (Coefore, 1029-1030) , Teognide (Silloge, 1029-1030) e Agostino (Confessioni, X, 28), autori i quali ci avvertono che il dolore è il prezzo da pagare per questa nostra vita di uomini.Eschilo anzi considera la sofferenza addirittura un’occasione per accrescere la conoscenza e la comprensione: “tw`/ pavqei mavqo~”, canta il coro di vecchi Argivi nella Parodo dell’Agamennone (v. 177). Il personaggio che scrive questa lettera al padre ha un nome sinistramente ominoso, Dolores, un nomen omen che prefigura un destino di dolore, ma le ferite ricevute da un padre che non vuole essere padre, un anti padre, un dys-padre [1], sono pure destinate, data l’ntelligenza, la sensibilità, la cultura e la moralità della figlia, a “fiorire in tanta luce” [2]. Scrivere questa lettera, per Dolores è una necessità, una medicina che la aiuta a liberarsi dal male che le è stato inflitto da un genitore maschio energumeno. Le letture, poi la scrittura, la aiutano a cercare di capirne le ragioni che del resto non sembrano esserci: il male appare gratuito e brutale. La donna, la ragazza che scrive, ha una trentina d’anni che vengono ripercorsi a partire dall’età infantile. Colpisce la totale anomalia di questo rapporto di un uomo con l’unica figlia, una femmina, la cui persecuzione da parte del padre suo crea stupore siccome molto più spesso l’eventuale conflitto, di tipo edipico, avviene tra il padre e il figlio maschio, come nella Lettera al padre di Kafka, o tra la figlia e la madre, come nell’Elettra di Sofocle o nel rifacimento di O’ Neill, Il lutto si addice a Eletttra. E’ pure vero che Oreste uccise la madre e che il mandante dell’assassinio di Agrippina, Nerone recitava volentieri la parte del figlio di Agamennone poiché quel matricidio presente in tante tragedie aveva una dignità mitologica, e per giunta era stato giustificato da Apollo e da Atena nelle Eumenidi di Eschilo. A questo proposito, Apollo nel difendere Oreste, sostiene che ammazzare la madre non è un delitto orribile con una affermazione di patriarcato e di antifemminismo estremo:"La cosiddetta madre non è la generatrice del figlio (tevknou tokeuv~ ), ma la nutrice (trofov~) del feto appena seminato: genera (tivktei) il maschio che la monta; colei come un ospite con un ospite salva il germe (e[rno~), per quelli ai quali gli dèi non l’abbia distrutto" [3]. Ebbene,…
Venerdì, 29 Marzo 2013 01:00
Il Pascal di Piovani e l'agire etico, che nasce dalla sofferenza
Avvenire - Maurizio Schoepflin
Vissuto tra il 1992 e il 1980, il pensatore napoletano Pietro Piovani si formò alla scuola di Giuseppe Capogrossi, il celebre filosofo del Diritto e giurista cattolico scomparso nel 1956. L'aspetto più originale del contributo recato da Piovani allo sviluppo della ricerca filosofica viene fatto consistere nel tentativo di coniugare lo storicismo con l'esistenzialismo, e non casualmente, a proposito di ciò, si èsostenuto che le tesi da lui elaborate vanno a collocarsi tra «esistenzialismo ripensato e storicismo rinnovato». Francesca Nodari ha individuato in Blaise Pascal uno dei modelli alti che hanno ispirato tale concezione filosofica e ha dedicato un bel volumetto all'interpretazione che il professore napoletano dette del genio di Cler Mont Ferrand, «un corpo a corpo tra un post moderno e un classico del pensiero». Caratterizzato da una «sorprendente contemporaneità». Nel primo capitolo del volume, l'autrice affronta il tema, squisitamente pascaliano, della miseria dell'uomo e, riecheggiando affermazioni di Piovani riguardanti la visione antropologica di Pascal, scrive: «L'uomo è un granello di sabbia, nè angelo nè bestia e, a ben guardare, si pone - nel senso di una contemporanea idealità - gli stessi interrogativi dell'uomo nevrotizzato del Novecento». Come ricorda Nodari nel secondo capitolo, Piovani ravvisò «nella sorprendente logica del cuore» il tratto più affascinante del pensiero pascaliano: «in tutta l'opera pascaliana - egli scrive - circola un sentimento dell'interiorità dei valori etico religiosi che ripugna ad ogni disciplina legalistica e che, pur quando l'accetta, la corrode dall'interno e accanto alla validità oggettiva, ex opere operato, dei sacramenti, non manca di far valere, come condizione del loro uso e della loro stessa fecondità, le disposizioni soggettive la justice du coeur del fedele ». La terza parte del libro è imperniata sulla figura di Cristo, colto soprattutto nelle sua dimensione di servo obbediente e sofferente, che illumina la tragica esperienza del dolore umano. «Di qui - afferma la Nodari - scaturisce ciò che a noi pare un elemento di enorme interesse ermeneutico: il fatto che Piovani, lavorando sull'angoisse pascaliana e meditando su quel Cristo «in agonia fino alla fine del mondo», abbia individuato, nella sofferenza, la dynamis dell'agire etico e, nel grido, che mette a tacere tutti gli ismi e squarcia il cielo a metà l'esistenziale umano per antonimasia». Il Christus Patiens del Gethsemani diventa non solo il fratello dell'uomo nevrotizzato di oggi, ma Colui che è in grado di salvarlo, e dunque, anche Colui dal quale nessuna autentica filosofia potrà prescindere.
Martedì, 19 Marzo 2013 01:00
«Dolores racconta la mia sofferenza»
Alessandro M. Innocenti - Corriere della Sera
«Raccontare il proprio dolore e condividerlo, affinchè tale testimonianza possa essere d'aiuto a qualcun altro». Sono le parole di Francesca Nodari, filosofa e scrittrice bresciana, che ha presentato ieri la sua ultima fatica letteraria Storia di Dolores (Lettera al padre che non ho mai avuto) alla libreria dell'Università Cattolica di Brescia. Un romanzo autobiografico intenso nel quale l'autrice narra le vicissitudini di Dolores, nel drammatico rapporto con il padre. La presentazione, moderata dal giornalista Tonino Zana, è stata arricchita dagli interventi di Paolo Ferliga, psicoterapeuta e docente di filosofia e Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e scrittrice di fama nazionale. Una confessione, quella della Nodari, che vuole esorcizzare e archiviare il capitolo più difficile di un'intera vita. Un legame conflittuale, a tratti inesistente, con il padre. L'autrice parla attraverso le gesta di Dolores, la protagonista del romanzo, e il messaggio arriva dritto al cuore fino a commuovere gran parte del pubblico. «Non avrei mai potuto superare tutto questo - senza l'aiuto di mia madre, una donna straordinaria, e della mia famiglia». Un racconto che vuole essere supporto per chi si trovi in una situazione analoga: «Non bisogna vergognarsi della sofferenza, nè di ammettere il rapporto distruttivo che può instaurarsi con l'uomo che ci ha messo al mondo. Le violenze fisiche e psichiche, soprattutto, vanno denunciate sempre e comunque. Non importa dopo quanto tempo». «Dolores è perseguitata da un padre che odia le donne - sottolinea Maria Rita Parsi - e intorno a questo scontro fondato su un odio assurdo, c'è la forza incommensurabile della solidarietà tra donne». Negli occhi della madre di Francesca Nodari, al termine della presentazione, si possono quasi intravedere e sentire i pianti e le grida di un passato tormentato, ma anche una luce di speranza. La speranza che la sofferenza, se condivisa, possa essere più facile da superare. Per tutti.
Domenica, 17 Marzo 2013 23:07
Storia di Dolores tradita da un padre mai avuto
Tonino Zana - Giornale di Brescia
Ecco, dovremmo ritornare ai greci, alla loro tragedia, al senso di colpa e alla memoria dei loro archivi individuali e di patria per rientrare, almeno un po’, nella vicenda narrata dalla dott. Francesca Nodari. Storia evocata per dire «basta» alla presunzione degli incubi, per bruciare la vecchia bastarda,come si fa a metà tempo dalla Resurrezione,per giurare che una madre, «intelligente e bella» calcifica un padre falso, violento e pazzo.Francesca parla con se stessa e rivolge all’inferno della tracotanza squilibrata, dove si trova uno dei non impossibili padri-non padri, l’invettiva di Dolores, protagonista e figlia ormai libera e leggera per narrare l’incubo di un tempo troppo lungo per stare incamerato dentro di sé. Le parole giuste vanificano il male, il verbo redime e Dolores, per cultura e vita, scopre le armi della libertà e del riscatto, per sè e la madre, per quell’umanità indisponibile alla rottura del patto genitore-figlio. Parliamo del libro di Francesca Nodari, «Storia di Dolores. Lettera al padre che non ho mai avuto» che viene presentato domani alle 18 alla libreria dell’Università Cattolica (via Trieste 17/a), con la partecipazione di Maria Rita Parsi psicoterapeuta e scrittrice, Paolo Ferliga psicoterapeuta e docente di filosofia, Tonino Zana inviato speciale del Giornale di Brescia. Maria Rita Parsi, amica dell’autrice anche per l’appartenenza alla compagnia umana in cui si riuniscono i Filosofilungol’Oglio,armata pensante di Francesca Nodari, delinea il senso totale del padre e il suo tradimento in una premessa partecipata al libro. «Colei che scrive la lettera al padre, Dolores non solo non ha mai avuto "quel" padre, ma costui non è mai stato padre per lei...Quello che si è manifestato è il rifiuto. Incomprensibile, irrazionale, segnale di latente follia, in quanto reiettivo di qualcosa che è geneticamente legato a sé,senza possibilità di cancellazione. Il concatenarsi dei pensieri in questa requisitoria che, a Dolores serve per depurarsi del veleno iniettatole da Belzebù e dai suoi rifiuti fa affiorare l’importanza del pensiero come superamento del male con cui gli altri possono colpirci.E questo pensiero si nutre delle preziose riflessioni di grandi pensatori e scrittori.E qui la filosofia è la medicina per sopportare quel rifiuto paterno ». Dolores incontra un padre sulle guance dell’infanzia, schiaffo, non carezza e lo ritrova nella maledizione di un giorno non troppo avanti.Ecco il padre ricavato da alcune cattiverie verso la figlia: «Buttati sotto un treno », a proibirle di incontrare il viso disteso della nonna nella morte,a bandire ogni possibile contatto. Dolores è il finale di un calvario. Poiché,nelle tragedie della vita,quelle in cui l’immaginazione di un dolore innaturale soccombe fino a essere irriconoscibile o ritenuta dubbiosa dal tribunale morale della comunità, a Dolores si chiede di dimenticare. E lei è d’accordo se solo la cancellazione del male non diviene sconfitta della memoria, ma sua esaltazione fino a collocare nell’oblio castigante e consapevole la barbarie di una follia. Il libro è la condanna in piazza di una violenta irresponsabilità.Dopo questo,non ci sarà nascondiglio per i padri - pochi? - di Dolores - quante? -. Il libro avvertirà i…
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