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Il prossimo weekend il green volley, il 14 luglio al santuario la tappa di «Filosofi lungo l'Oglio»
Oggi la rassegna fa tappa a Sarnico: alle 21, nella sua lectio, il grande scienziato rifletterà sul rapporto tra uomo e natura
A Filosofi lungo l'Oglio tornano ospiti Mancuso e Galimberti con due letture della fede fra natura, scienza e umanesimo
Sembra che la tecnologia abbia preso il sopravvento sull’umano e gli squilibri sono evidenti. Del resto chi non ha mai sentito parlare dell’Ai, della robotica, delle nanotecnologie? Chi non possiede uno smartphone, un’auto iperconnessa, che sia o non sia nativo-digitale? Questi e altri ancora gli interrogativi che attraversano il saggio di Giovanni Ancona che non mira a demonizzare le tecnologie ma che, partendo dalla constatazione di Papa Francesco allorché notava che «ciò che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca», ne offre un’analisi a tutto tondo senza esimersi dal ribadire il fatto che le tecnologie siano portatrici di un enorme potenziale di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita. Ma accanto al progresso v’è anche il profondo mutamento che viene testimoniato dall’ampio utilizzo dei social media e dal fatto che questi vengano impiegati per proporre, ad esempio, una continua ridefinizione della propria identità. Di qui il darsi di un complesso di «relazioni di superficie» come le chiamava Augé, il moltiplicarsi di agorà virtuali e di autostrade informatiche dove ci si illude di incontrarsi senza nemmeno sapere se dietro quel profilo esiste una persona reale. Del resto, tutto potrebbe finire con un like, ma è proprio questo il vantaggio dei social: «non impegnano». Se è vero, come afferma B.-C. Han, che lo smartphone è «un informatore che sorveglia il suo proprietario»; se è in atto una «rivoluzione antropologica» che trova il suo scopo nell’ammansire un’umanità docile, spersonalizzata, fintamente buonista», non si può negare che il passaggio dall’infosfera all’Ai, dal post-umano al transumanesimo è, davvero, corto. Parallelamente Ancona mostra come l’Ai oggi plasmi la percezione che l’umano ha di sé stesso, modifichi i concetti di autonomia e di dignità, metta in discussione il ruolo della ragione, influisca sui processi del conoscere esponendo gli umani a rischi notevoli. Dinanzi ad un simile scenario assume un grande valore il monito di Papa Leone XIV, che ci invita a «promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla torre di Babele». Non è certo un caso se l’Enciclica Magnifica Humanitas (promulgata in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII) ci pone, sin da subito, dinnanzi alla scelta che si rifà a due icone bibliche: da un lato, appunto, la torre di Babele dove gli uomini vogliono garantirsi stabilità, potere. Dall’altro, seguendo l’esempio di Neemia, ci troviamo dinanzi ad un uomo che prima di agire digiuna, prega, intercede per il popolo, esamina i luoghi distrutti della città di Gerusalemme e senza imporre soluzioni dall’alto, convoca le famiglie e affida a ciascuna un muro da ricostruire. Ora il Papa insiste sul fatto che siamo chiamati a interrogarci sul «grande cantiere della nostra epoca». Mentre lo sviluppo tecnologico cambia linguaggi, relazioni, istituzioni, noi dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare. «Non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente perché l’Ai e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano». Il Pontefice, richiamando Francesco, induce a sostare sulla crescente affermazione del paradigma tecnocratico…
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