ADDIO A MARIA RITA PARSI TRA MEMORIA E GRATITUDINE
A LEI SARÀ DEDICATA LA XXI EDIZIONE DEL FESTIVAL FILOSOFI LUNGO L’OGLIO
È una settimana che Maria Parsi se ne è andata. In punta dui piedi. All’alba, lasciando un vuoto incolmabile e un silenzio assordante. Sabato 7 febbraio, nella splendida Chiesa di S. Salvatore in Lauro a Roma, le abbiamo portato il nostro ultimo saluto. Scrivo – abbiamo – perché tra i banchi c’era la gente che l’ha amata e che ancora incredula, come incredula è la scrivente, osservava quella bara ornata di rose bianche e preceduta dal suo ritratto magnetico come magnetici erano i suoi grandi occhi verdi.
Una donna straordinaria, che si è donata agli altri senza se e senza ma. Sempre dalla parte dei più piccoli, dei suoi bambini, delle donne. Magistra nell’arte dell’ascolto e della cura – com’è noto a lei verrà dedicata la XXI edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, la prima senza la sua presenza – ha saputo attraversare le vite di centinaia di persone, porgere orecchio e cuore al racconto rotto da lacrime e sospiri di esistenze grondanti dolore, tenendo quasi per mano i suoi pazienti ed esortandoli a guardare in faccia il dolore, come si guarda negli occhi la sfinge, poiché l’unico modo per superarlo è analizzarlo, calandosi nei suoi interstizi e nelle sue pieghe, elaborarlo fino a vincerlo. Certo, rimarranno le cicatrici, i ricordi saranno lì a testimoniare che sono stati attraversati i gironi di una sofferenza che rende muti, ma la salute mentale sarà salva.
Maria Rita Parsi non ha lasciato indietro nessuno, non si è mai sottratta ad una richiesta di aiuto che si fa quasi preghiera. Nella sua toccante omelia, Mons. Pietro Bongiovanni, ha più volte chiamato per nome la professoressa, definendola: «amica, sorella, compagna di strada». Per lei ha scelto il brano evangelico, secondo Matteo, delle beatitudini quasi a volerne descrivere la sua parabola di vita attraverso le parole di Gesù. Maria Rita Parsi non ha, forse, dato prova di riconoscere con umiltà, pur nell’immensità della sua grandezza, la propria fragilità e il bisogno di Dio che caratterizza coloro che sono poveri in spirito? Non ha, forse, sperimentato l’afflizione attraverso la sua mitezza e la sua fame e sete di giustizia? Non ha usato misericordia, purezza di cuore, non si è fatta essa stessa operatrice di pace, registrando, suo malgrado – da parte di alcuni detrattori – l’ingratitudine che ci ha rivelato consistere, spesso, nella ‘sindrome rancorosa del beneficato’? Maria Rita Parsi ha dato prova di essere «luce del mondo», una luce che, di colpo, si è riverberata nel Santuario, mentre il Monsignore le chiedeva di aiutarci, ora che «è entrata nella pienezza della verità».
Maria Rita Parsi non aveva paura della morte. Ne parlava, spesso, stabilendo una sorta di ‘familiarità’, riuscendo quasi a toglierle il suo pungiglione. Fino a sussurrarle quel: «ciao-ciao!» convinto, pronunciato una manciata di giorni fa, quasi ne presentisse la sua venuta.
Troppo intelligente per negare il dolore del distacco che «sora nostra morte corporale» impone, Maria Rita Parsi esortava a perseverare, a ‘sognare in grande’ – qui e ora – senza rinvii, senza esitazioni, senza paura. Invitava ciascuno ad offrire il proprio contributo, a realizzare progetti, a battersi per un’umanità migliore. La sua esistenza ne è stata un esempio emblematico giungendo quasi a ‘consumarsi’ per gli altri senza mai arretrare, senza ‘risparmiarsi’. L’eredità che ci lascia è grande e preziosa. A noi che l’abbiamo conosciuta, l’abbiamo apprezzata, l’abbiamo amata resta una doppia presa di consapevolezza: ringraziare Dio per avercela donata e impegnarci senza posa per portare avanti le sue battaglie, per dare corso alle sue intuizioni. Chissà se ne saremo all’altezza: ciò che conta è dare tutto sé stessi per onorare la sua memoria, mentre lei è tornata alla sua Itaca.
Al termine delle esequie, Mons. Bongiovanni ha voluto che le campane suonassero a festa e che l’Ave Maria – interpretata da un coro sublime – accompagnasse il feretro di questa Donna straordinariamente unica ed immensa, mentre passava a fatica tra la folla quasi a impedirne il passaggio. Inutile trattenere le lacrime, tacere lo sconforto per una perdita così grande. Difficile reggere al ‘per sempre’ dell’addio. Ma, da questa inevitabile presa d’atto, si deve necessariamente partire facendo sì che quel ‘grazie’ corale tributatole nell’ultimo saluto si incarni, sul serio, nelle nostre opere e nei nostri giorni.
Sul nostro canale Youtube disponibile la playlist con tutti i video di Maria Rita Parsi
Si parla di ....
MARIA RITA PARSI
Maria Rita Parsi è stata psicologa, psicoterapeuta e scrittrice e ha svolto per decenni un'intensa attività didattica e di formazione presso università, istituti specializzati, associazioni private. Ha fondato e diretto la SIPA (Scuola Italiana di Psicoanimazione) e ha dato vita alla Fondazione Movimento Bambino Onlus, ora Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus, istituzione culturale nazionale ed internazionale per la tutela giuridica e sociale dei bambini, per la diffusione della Cultura per l’Infanzia, per la formazione dei formatori. È stata insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica. Ha scritto su numerosi quotidiani e riviste. Ha fatto parte della commissione scientifica del Festival Lungo l’Oglio e è stata vicepresidente della giuria del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio.