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All’Auditorium San Fedele di Palazzolo, fondamento della cristiana pievana a tre strati, con un sotterraneo catacombale da cui sembra risalire la voce di grotta in erre moscia di Rav Elia Richetti, già, presidente dell’assemblea rabbinica italiana, immagini il popolo d’Israele uscire dall’Egitto, proprio lì dove si accumulano i personaggi degli affreschi dei Campi, a frotte, finalmente gioiosi, e comprendi il grande inizio del fare memoria ebraico e quindi cristiano.
Stefano Levi Della Torre pensa la sua laicità sotto la volta della Rocca di Orzinuovi.
Lunedì, 10 Febbraio 2014 19:15

Globalizziamo il «noi»

Quando si tratta del nostro rapporto con gli altri, un’incertezza e un’ambiguità s’insinuano, sin dall’inizio, nelle parole utilizzate. Chi è questo “noi” al quale rinvia l’impiego dell’aggettivo “nostro”? Chi sono questi altri?
Ha ragione Marc Augé – in questo suo piccolo libro a sottolineare «la necessità per ogni identità individuale di rapportarsi all’esistenza altrui per costituirsi». Anzi: dire questo, forse, è ancora troppo poco.
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