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Martedì, 05 Febbraio 2013 01:00

La Shoah e la necessità della riparazione

È possibile coltivare la speranza dopo Auschwitz? E quale sarà il futuro di Dio? A queste domande, inerenti la resistenza fattiva al male e la propugnazione di una teologia del debito divino, cercano di rispondere i due appuntamenti di questa settimana per il ciclo di incontri di Filosofi lungo l’Oglio con il titolo «Fare memoria: perché?». Questa sera, alle 20.45, al teatro comunale (via Verdi, 55) di Erbusco, Massimo Giuliani, docente di Pensiero ebraico ed Ermeneutica Filosofica all’Università di Trento, terrà la sua lectio magistralis sulla necessità della riparazione del mondo. Giovedì 7 febbraio, alla stessa ora, all’auditorium San Fedele (piazza Zamara) di Palazzolo sull’Oglio è atteso Paolo De Benedetti, teologo e biblista tra i massimi esperti contemporanei dell’ebraismo, nonché protagonista discreto e infaticabile del dialogo interreligioso (molti suoi saggi sono editi dalla Morcelliana), parlerà di quello che per lui è il rapporto bilaterale tra Dio e l’uomo: Lui ha bisogno del nostro racconto per entrare in contatto con noi, e noi abbiamo bisogno del suo racconto per entrare in contatto con Lui.

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«La memoria del bene e l’educazione alla responsabilità personale». Questo il titolo della lectio magistralis di Gabriele Nissim (nella foto), giornalista e saggista, nell’ambito della rassegna «Fare memoria. Perché?» di Filosofi lungo l’Oglio. L’appuntamento è stasera alle 20.45 nella Sala del Pianoforte del Municipio di Rovato (via Lamarmora 7). Nissim, al quale si deve il merito di aver istituito la Giornata Europea dei Giusti (il 6 marzo), cercherà di illustrare l’importanza strategica, nel fare memoria del bene, dell’individuazione di figure esemplari che si sono opposte strenuamente e in modalità differenti ad ogni forma di totalitarismo, persecuzione, genocidio.

A tal proposito si ricorda che anche l’associazione Filosofi lungo l’Oglio, in partnership con Gariwo, il Comune di Brescia e in collaborazione con la Casa della Memoria, celebrerà questa giornata con l’inaugurazione del Giardino dei Giusti in un’area del Parco Tarello a Brescia, piantando, per ciascun testimone del Bene, un pruno. Il testo della relazione di Bernhard Camper, il cui incontro è stato annullato per cause di forza maggiore, sarà disponibile nell’instant-book pubblicato al termine dell’iniziativa. ] «La memoria del bene e l'educazione alla responsabilità personale». Questo il titolo della lectio magistralis di Gabriele Nissim, giornalista e saggista, nell'ambito della rassegna «Fare memoria. Perché?» di Filosofi lungo l'Oglio. L'appuntamento è stasera alle 20.45 nella Sala del Pianoforte del Municipio di Rovato (via Lamarmora 7).

Nissim, al quale si deve il merito di aver istituito la Giornata Europea dei Giusti (il 6 marzo), cercherà di illustrare l'importanza strategica, nel fare memoria del bene, dell'individuazione di figure esemplari che si sono opposte strenuamente e in modalità differenti ad ogni forma di totalitarismo, persecuzione, genocidio. A tal proposito si ricorda che anche l'associazione Filosofi lungo l'Oglio, in partnership con Gariwo, il Comune di Brescia e in collaborazione con la Casa della Memoria, celebrerà questa giornata con l'inaugurazione del Giardino dei Giusti in un'area del Parco Tarello a Brescia, piantando, per ciascun testimone del Bene, un pruno. Il testo della relazione di Bernhard Camper, il cui incontro è stato annullato per cause di forza maggiore, sarà disponibile nell'instant-book pubblicato al termine dell'iniziativa.

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Giovedì, 21 Febbraio 2013 01:00

David Bidussa e le ragioni dei viaggi della memoria

Non basta l’imperativo «non dimenticare», bisogna anche educare alla memoria, ormai consapevoli del fatto di trovarci già, in un certo senso, nell’era della post-memoria. Questo è il tema dell’ultimo incontro della rassegna di Filosofi lungo l’Oglio. Stasera, alle 20.45, nel teatro comunale di Leno (via Dante, 7) toccherà a David Bidussa tirare le fila del percorso di riflessione sul dopo Shoah, iniziato lo scorso 17 gennaio. Lo studioso interverrà con una lectio magistralis dal titolo «Educare alla memoria. I viaggi di memoria tra oggetto e progetto» nella prospettiva che l’educazione è fatta anche di atti concreti.

L’istituzione del Giardino dei Giusti nella nostra città, la cui cerimonia di inaugurazione è fissata per mercoledì 6 marzo, alle ore 11, in un’area del Parco Tarello, vuole essere infatti la messa in pratica di questo intento.Giornalista, autore di saggi sull’ebraismo, David Bidussa è uno dei più autorevoli storici sociali delle idee. Lecturer presso la Hebrew University di Gerusalemme tra il 1982 e il 1984, lavora presso la Biblioteca della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano.

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Etty Hillesum, Raphael Lemkin, Mons. Carlo Manziana, Teresio Olivelli, Jan Patocka, Angelo e Caterina Rizzini: sono i sei "giusti" ricordati al parco Tarello di Brescia da una lapide e da un albero da frutto. Un giardino in memoria di persone che hanno messo a rischio o addirittura perso la propria vita per aiutare o salvare il prossimo.

L'inaugurazione del giardino è avvenuta ieri mattina alla presenza degli assessori Mario Labolani e Andrea Arcai, in occasione della Giornata Europea in memoria dei Giusti, celebrata a Brescia per la prima volta, grazie alla volontà dell'Associazione culturale Filosofi lungo l'Oglio, in collaborazione con il Comitato per la Foresta dei Giusti Gariwo, il Comune e la Casa della Memoria. Padre Giulio Cittadini, sacerdote della Pace e teologo, ha ricordato le figure di Monsignor Manziana e di Teresio Olivelli.«Quando mi unii ai partigiani della Valdaosta - ha ricordato Cittadini -, con Manziana già arrestato e deportato a Dachau, scelsi in suo onore il nome di battaglia Manzio». Era presente anche il delegato del vescovo di Brescia Mons. Serafino Corti.

Di Olivelli è stata letta ieri la "preghiera del ribelle", in cui, ha continuato padre Cittadini, «si definisce la Resistenza per quello che è stata: rivolta morale contro l'oppressione».

Grande attenzione ha ricevuto anche Jan Patocka pensatore e protagonista della Primavera di Praga, ricordato da Ivan Chvatic, direttore dell'archivio Patocka di Praga e da Hana da Ros, rappresentante del Consolato onorario della Repubblica Ceca, assieme a nipote e pronipote del filosofo giunte appositamente da Parigi. In particolare le autorità ceche hanno ringraziato la nostra città per l'omaggio reso a Patocka «che ricade su tutta la comunità filosofica ceca e che mette al centro della memoria lo slancio verso la giustizia».

Una targa e un ricordo ieri anche per Raphael Lemkin giurista ebreo polacco, che ha conosciuto lo sterminio degli armeni, omaggiato dal Presidente dell'Unione Armeni in Italia professor Baykar Sivazliyan, mentre il cuore pensante d'Europa, Etty Hillesum, morta a soli 29 anni ad Auschwitz, è stata ricordata dal professore Giancarlo aeta, docente di storia del cristianesimo all'università di Firenze. Di Hillesum restano oggi le lungimiranti e intense parole dei Diari e delle Lettere, letture caldamente consigliate a tutti gli studenti, non solo quelli presenti ieri al Parco Tarello, in rappresentanza di alcuni istituti di Brescia e Provincia, come il Lunardi, l'Arnaldo e il Cossali di Orzinuovi.

Parenti dei signori Rizzini hanno infine ricordato Angelo e Caterina Rizzini che con la loro azione di accoglienza salvarono la vita a Emma viterbi e al figlio Paolo anche se non riuscirono ad evitare la morte del marito Guido e del figlio Alberto Dalla Volta, citato da Primo Levi e al quale è stata intestata l'aula magna del liceo Calini.

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Martedì, 05 Marzo 2013 01:00

Brescia e il suo giardino dei giusti

Brescia avrà il suo Giardino dei Giusti. Domani, alle ore 11, in un'area del Parco Tarello, in città, si terrà la cerimonia di inaugurazione. L'iniziativa è promossa dall'associazione Filosofi lungo l'Oglio è in partnership con il Comitato per la Foresta dei Giusti-Gariwo, con il Comune di Brescia e in collaborazione con la Casa della Memoria. Nel Giardino verranno piantati, da domani per ogni anno a seguire, nuovi alberi, nella fattispecie pruni, per onorare gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti umani e la dignità delle persone ovunque fossero calpestati, lottato contro ogni forma di totalitarismo e genocidio, testimoniato a favore della verità contro i reiterati tentativi di negare i crimini perpetrati.

Il Giardino dei Giusti vuol essere un monumento universale di coraggio e di virtù civile che si ispira a quella famosa frase di Hannah Arendt che segna il limite morale e coinvolge la responsabilità della coscienza: «Si può sempre dire un sì o un no». La cerimonia è stata illustrata ieri mattina nella sala della Giunta di Palazzo Loggia, alla presenza degli assessori Mario Labolani e Andrea Arcai. «La memoria del bene - ha detto Francesca Nodari, direttore scientifico di Filosofi lungo l'Oglio - deve andare al di là dei conflitti tra memorie. Il concetto di giusto è universale e trasversale».

In altre parole, i giusti sono persone esemplari che, dovendo sottostare a condizioni di imperante ingiustizia ed operando in qualsiasi schieramento, si sono attivate in modo concreto, anche con rischio della vita, per contrastare un abuso o una violenza con l'intento di vanificarne, anche in parte, gli effetti. Oppure sono intervenuti a favore della verità storica contro i tentativi di giustificare o di occultare le tracce dei misfatti e le responsabilità dei carnefici. Il pensiero non va solo alle vittime dell'Olocausto, ma anche allo sterminio degli armeni, che ancor oggi è sottoposto a sordina.«Siamo onorati - ha continuato Francesca Nodari - di dare vita, proprio in occasione della prima edizione della Giornata Europea dei Giusti istituita lo scorso anno dal Parlamento di Strasburgo, a un Giardino dei Giusti di tutto il mondo nella nostra città».

Molto lusinghiero anche il commento di Anna Maria Samuelli Kuciukian, cofondatrice di Gariwo, che ha dichiarato: «Esprimo un apprezzamento per la vostra città che sa cogliere il valore di quelle figure che hanno saputo e sanno essere esempi morali per tutti noi e per le nuove generazioni. Costituiscono un patrimonio per tutta l'umanità e ci richiamano ai valori fondanti della cultura europea».Questi i nomi dei Giusti che domani verranno commemorati: Teresio Olivelli, partigiano cattolico e Medaglia d'oro della Resistenza; mons. Carlo Manziana, maestro di fede e di vita che denunciò l'incompatibilità della dottrina fascista con i valori del cristianesimo; il giurista ebreo polacco Raphael Lemkin, la filosofa olandese Hetty Hillesum; Jan Patocka, una delle figure più significative della Primavera di Praga; infine i valtrumpini Angelo Rizzini e Caterina Rizzini che misero a repentaglio le proprie vite per salvare Emma Viterbi e il figlio Paolo dall'inferno dei campi di sterminio nazisti. La cerimonia è aperta a tutti.

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Giovedì, 07 Marzo 2013 11:08

Al Parco Tarello fiorisce la memoria dei Giusti

Le storie dei Giusti, di coloro che si sono prodigati per difendere la dignità umana contro tutti i genocidi e i totalitarismi, anche a costo della vita, testimoniano la narrazione del bene. Ora anche Brescia,come Gerusalemme, ha il suo Giardino dei Giusti, per iniziativa dell’associazione culturale «Filosofi lungo l’Oglio», presieduta da Francesca Nodari.
La Loggia, Casa della Memoria, la consigliera di parità provinciale Anna Maria Gandolfi e il Comitato «La Foresta dei Giusti-Gariwo»,hanno accolto la proposta e in un angolo del Parco Tarello, sei cippi e sei pruni ricordano altrettanti Giusti: Teresio Olivelli che seppe farsi testimone di una rivolta morale fino al martirio per amore del prossimo; Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco che ha dedicato la vita allo studio dei crimini contro l’umanità e dopo la Shoah, esule negli Usa, ha coniato il termine genocidio; monsignor Carlo Manziana, vescovo di Crema, grande amico di Papa Paolo VI e di Padre Giulio Bevilacqua, durante la prigionia a Dachau portò aiuto e conforto ai suoi compagni; Etty Hillesum, scrittrice e intellettuale ebrea morta ad Auschwitz scegliendo di rispondere al male con il bene; Jan Patocka, pensatore e filosofo, protagonista della Primavera di Praga, morto in conseguenza delle violenze subite nel corso degli interrogatori della polizia del regime comunista; Angelo e Caterina Rizzini che salvarono la vita a Emma Viterbi e al figlio Paolo, sfidando le leggi razziali fasciste, mentre il marito Guido e il figlio Alberto Dalla Volta morirono a Auschwitz.

All’inaugurazione del Giardino, ieri, nel giorno che il Parlamento di Straburgo ha dichiarato «Giornata europea in memoria dei Giusti», alla presenza di un nutrito gruppo di studenti bresciani e degli assessori Andrea Arcai e Mario Labolani, illustri testimoni hanno ricordato il coraggio dei Giusti onorati dai pruni e dai cippi nel parco Tarello, nello sfidare anche le leggi degli uomini per amore della giustizia.

Padre Giulio Cittadini,sacerdote dell’Oratorio di Brescia e protagonista della Resistenza che ha conosciuto i monsignor Manziana e Olivelli, con le sue parole li ha fatti rivivere nel tempo presente. «Incontrai padre Manziana alla Pace nell’ottobre del 1942. Mi fece subito grande impressione questa figura di sacerdote colto e rigoroso con se stesso. In suo onore, quando entrai nella Resistenza, presi il nome di battaglia di"Manzio". Olivelli, autore della Preghiera del Ribelle chiama la Resistenza rivolta morale contro l’oppressione del despota. Guardando all’Italia futura, si augurava che fosse generosa e severa ». Con padre Cittadini e la Nodari, a fare oggetto di narrazione sei esempi emblematici tra coloro che incarnano le virtù dei «Giusti», Ivan Chvatik, direttore dell’Archivio Patocka di Praga, monsignor Serafino Corti,delegato del vescovo di Brescia, Hana Da Ros, in rappresentanza del Consolato onorario della Repubblica Ceca, Giancarlo Gaeta, docente di Storia del cristianesimo anticoall’Università di Firenze, i familiari dei signori Rizzini e Baykar Sivazliyan, presidente dell’Unione degli Armeni in Italia e docente di Lingua e Letteratura armena alla Statale di Milano.

«Patocka - ha rammentato Chvatik - è stato il mio maestro. Il pensiero ceco fu ricostituito grazie a lui. Patocka, anima del movimento "Charta 77", comprese l’importanza dello slancio che sovrasta la quotidianità e la preoccupazione della mera conservazione della vita». Il Giusto, dice GabrieleNissim, presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti - Gariwo, è un cittadino del mondo e non ha una sola patria. Ci fa sentire parte dell’intera umanità. È un cuore pensante che ha sconfitto il male e la paura per amore dell'uomo».

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C’è una straordinaria esperienza umana del secolo scorso, il Giardino dei Giusti di Gerusalemme per cui si batté Moshe Bejski, giudice israeliano. A raccontare le sue battaglie per realizzare uno spazio dove gli alberi siano piantati dai «giusti» di tutto il mondo è stato Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, il Comitatocui si deve il merito di aver ottenuto l’istituzione della giornata europea dei Giusti che il Parlamento di Strasburgo ha fissato il 6 marzo.

Domani,alle 11,anche Brescia inaugurerà il proprio Giardino dei Giusti,una porzione sud del parco Tarello, dove cippi e alberi faranno memoria di coloro che si sono battuti per la libertà e che si sono opposti ad ogni forma di totalitarismo, di genocidio e di persecuzione. La proposta brescian porta la firma dell’associazione culturale «Filosofi lungo l’Oglio», che ogni anno inserisce nel suo ventaglio di attività una sezione dedicata alla Shoah. Subito accolta dal Comune di Brescia, attraverso gli assessori Mario Labolani( Centro storico e Lavori pubblici) e Andrea Arcai (Cultura e Istruzione), ha la collaborazione della Casa della memoria, della consigliera di parità provinciale e del Comitato «La foresta dei giusti-Gariwo». Saranno commemorati Raphael Lemkin,giurista ebreo polacco che ha coniato il termine genocidio; Jan Patocka, filosofo protagonista della Primavera di Praga, morto per le violenze subite dal regime; monsignor Carlo Manziana, vescovo di Crema che durante la prigionia a Dachau portò aiuto ai compagni; Teresio Olivelli, testimone di una rivolta morale contro il fascismo fino al martirio.

E, ancora: Etty Hillesum, morta ad Auschwitz scegliendo di rispondere al male con il bene; Angelo e Caterina Rizzini,coniugi bresciani che salvarono la vita a Emma Viterbi Dalla Volta e al figlio Paolo sfidandole leggi razziali mentre il marito e il primo figlio morivano ad Auschwitz. A ricordare loro e loro «imprese», saranno illustri testimoni italiani, armeni, polacchi e cecoslovacchi. «Riteniamo importante rimarcare la peculiarità che caratterizza il Giardino dei Giusti di Brescia - ha spiegato Francesca Nodari, presidente de «Filosofi lungo l'Oglio»,affiancata da Anna Samuelli,cofondatrice di Gariwo -non solo onore alla memoria,ma ricordo forte di quelle figure della storia del pensiero che hanno contribuito con le loro idee e le loro azioni a contrastare la possibile tentazione idolatrica che cova in coloro, che opprimono e ledono la dignità umana. I cippi saranno monito permanente.Soprattutto per le giovani generazioni».

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Al teatro comunale di Leno, l’altra sera, sedevano donne, uomini, una classe dell’Itc. Rappresentavano una corriera immaginaria verso i campi dic oncentramento a studiare e ristudiare la Shoah, per scoprire un’originalità all’interno del maleedunque un’originalità maggiorata nella bisaccia del bene. Fare Memoria, la Shoah, ciclo pensato, organizzato e vissuto dai Filosofi lungo l’Oglio, diretto da una stimata lettrice della filosofia e della filosofia rivissuta della Shoah,Francesca Nodari, è entrato l’altra sera, per la prima volta a Leno, nell’ultima serata della lunga rassegna invernale diquesto ammirabile compendio di studi e di intellettualità bresciana e lombarda al servizio della storia e della storia della memoria.

Relatore, sempre, di lusso, David Bidussa, storico sociale delle idee, salutato da Francesca Nodari, dal vice sindaco Rossella De Pietro, dall’assessore Arturo Piubeni, da una bella classe dell’Itc. Tema: «I viaggi di memoria», a scoprire le diversità dell’avvicinamento ai campi di concentramento, alle interpretazioni itineranti di varia natura e di diversa ispirazione. Bidussa ricorda che il viaggio è pianificazione diunlavoro, fare i conti con l’immaginario degli adulti e dei ragazzi, dei protagonisti e dei successori. Sempre con la raccomandazione profonda che il viaggio non si trasformi in una gita, in un tempo di distrazione impalcato su una curiosità breve e leggera. David Bidussa segnala la punteggiatura del vecchio calendario scolastico, di feste sante e laiche pronte ogni settimana e di un’assenza di quel 27 gennaio, Giornata della Memoria, ormai centrale nella vita pedagogica e storica della scuola italiana e europea odierna. Per quanto concerne i Viaggi della Memoria, essi iniziarono nel 1950 e riguardarono, all’inizio, i familiari delle vittime.
Avanzavano nel vuoto del campo e portavano la testa in terra e al cielo, cercando di scoprire l’ombra dei torturatori e le ultime tracce dei loro martiri. Il secondo viaggio della memoria fu degli ex deportati e infine vennero avanti i nostri ragazzi di oggi e di appena ieri. Da non dimenticare, riflette Bidussa, le molte deportazioni, gli altri genocidi. Che la conflittualità della memoria non diventi maggiore della memoria. Se si intende esercitare la funzione e la responsabilità dell’essere storici, non bisogna nascondere il fastidio, per esempio, di scoprire un mondo partigiano nobile e nicchie partigiane assassine.

È fondamentale istruire le generazioni sul rapporto tra i campi e gli avvicinamenti, le diverse tipologie dei campi, il modo altro di rappresentarsi ad essi. Ci sono i campi di lavoro, di sterminio, di transito. L’errore è di considerare soltanto Auschwitz, soltanto il finale, mentre la lunghezza dei patimenti e della tragedia fu molto più ampia e riguardò subito la questione deicampi di lavoro. Bidussa legge la tipologia dei Viaggi. I primi erano dei pellegrinaggi politici,ogni tirannia portava i propri seguaci alla visita turistico-politica della capitale di fondazione, i comunisti a Mosca, i fascisti a Roma, i nazisti a Berlino.

Concluse le ideologie - ma sono veramente concluse le ideologie? - si chiuse il viaggio di una memoria pericolosa. Nei Viaggi della Memoria, cresce l’emozione di un abbraccio con i martiri e cede l’orizzonte dell’ideologia. La pietà maggiore si trova di fronte a un campo senza ideologia e dunque con un modo di speranza diverso, quasi diminuito. Poichè l’ideologia, comunque, è un fronte di speranza. Un mese fa, ricorda Bidussa, i dati delle viste annuali a Auschwitz spiegarono che un milione e 400mila persone avevano oltrepassato quel cancello.Risultavano assenti i lituani, gli ungheresi, i lettoni. I conti con la storia e con la crisi, simultaneamente, hanno complicato la resa dei conti con la memoria. Assenti, i Paesi Arabi e i Cinesi. I Paesi cosiddetti Emergenti sembrano esenti dalla necessità di costruire memoria, non hanno bisogno di tornare indietro, per loro è importante soltanto l’idea di futuro.

Bidussa istruisce le nuove generazioni a oltrepassare la soglia del cancello, immaginando che lì ci fu la morte e che fino al punto in cui raggiunse il corpo dei deportati, le persone si parlarono, si amarono, sperarono. Va ricercata l’impresa sovrumana e eroicamente normale di una vita prima della fine.

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Serata fredda, sala piena. La prima volta dei Filosofi lungo l’Oglio, squadra storica di Francesca Nodari, a Rovato, è un successo. Scavare la Shoah nel cuore di una campagna elettorale glabra, di una crisi rimordente, di un clima depressivo è un colpo di reni che giova alla cultura e allo spirito dei Giusti. L’altra sera, di nuovo e con altra originale vitalità, la direttrice di questo «Fare Memoria» invernale, Francesca Nodari, per prepararsi quasi al «Fare filosofia» nelle magioni estive fluviali e prefluviali, rilanciava la consistenza di un filo rosso tra pensiero e memoria,dolore e orizzonte.

Introduceva insieme all’assessore alla Cultura,Simone Agnelli, il saggista e lo storico Gabriele Nissim,ne indicava i meriti eccellenti nel seminare il campo dei Giusti e indicava il 6 marzo a Brescia il nostro giorno nell’individuazione delle anime belle per la storia e la memoria del bene in ogni tempo e da ogni parte esso appaia e cresca limpidamente. Accadrà a Brescia, a parco Tarello. Due gli interrogativi a cui rispondere, da non lasciare appassire: primo, non dimenticare,secondo proporre esempi morali tracciabili per dimostrare la materia e lo spirito di chi è andato contro, allora e dopo, la barbarie più alta del male umano, la barbarie in cui la persona si è confusa carnalmente con il diavolo in una postura biforme della natura innaturale quando dimentica il valore primario della vita. Nissim agita la concretezza di due storie per entrare nel cuore delle attese dei giusti normali di ogni giorno. La prima storia Nissim la riferisce alla distruzione di un villaggio nei Carpazi. È il 1941, i nazisti annientano centinaia di innocenti. Chi si salva si nasconde e quattro dirigenti del villaggio decidono di immolarsi per sfamare la belva nazista. «Si accontenteranno di noi - pensano - e si dimenticheranno del villaggio, andranno via». Dei quattro uno non ce la fa, fugge, rimangono in tre, saranno sterminati. Pochi mesi dopo, il ritorno dell’inferno, un altro annientamento. Il male, insomma,non si accontenta, non si placa davanti aun umanesimo eroico, lo impasta nella caldaia della tortura senza tempo.

La seconda storia narrata da Nissim riguarda lo scrittore Armin Wegner, il primo ad occuparsi del genocidio degli Armeni. Sposa una donna ebrea, la figlia viene discriminata. Così scrive una lettera a Hitler in cui ricorda i servigi e la grandezza ebraica. La figlia, un giorno, a pranzo, butterà la minestra addosso al padre. Grossman avvertiva sulla fragilità della bontà e in questa fragilità avvertiva la sua resurrezione. Nissim non perde l’attenzione sull’area grigia dei silenzi e dei pilatismi durante e dopo il nazismo e nello stesso tempo non dimentica, alla maniera di Hanna Arendt, i non partecipanti al male, gli oppositori silenti della dittatura. Il percorso del Fare Memoria,della cultura per la Shoah ritrova la linea dell’unità, ripropone la riflessione di Simona Fortis quando sostiene che non esiste un male come dialettica tra vittima e persecutore, ma come genuflessione al potere, come sostentamento, di nuovo, alla cosiddettazona grigia.A quella zona ambigua, emergente e sotterranea dove si alimenta, digerisce e riproduce una linea esile di male, esile all’inizio che si ingrossa e mostra tutta la sua potenza nell’esaltazione della forma del male. La zona grigia assume la dimensione di una valanga a valle, prima granello e infine massa omicida. Il granello non è valanga e la valanga è la somma di miliardi di granelli. Come l’infinità di donne e uomini della zona grigia, i muti davanti all’ingiustizia, i soliti amici sempre miti e mitizzati della via mediana nei consessi dialettici, né di qua né di là. Intanto in mezzo, allora, passò il treno per Dachau.

Di Gabriele Nissim non si dimentica la battaglia al Parlamento Europeo. Grazie a lui, il 10 maggio 2012, il Parlamento,ha approvato l’istituzione della Giornata Europea dei Giusti. Non fu semplice, ricorda Nissim: «I nostri democratici furono attraversati da conflitti di memorie ». Sorse una specie di sfida su pretese qualità diverse tra il martire bianco, rosso e nero. Si deve superare, invece, questa insidiosa conflittualità della memoria, con l’iscrizione all’albo delle staffette morali. Perchè si conosca l’indirizzo della responsabilità.

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Avanzano con il passo ottuagenario di chi viene da Asti e torna ad Asti nella notte. Paolo e Anna ricevono il braccio rispettivamente della dott. Francesca Nodari, direttrice dei Filosofi lungo l’Oglio in circuito nella suggestione freschina di San Fedele a Palazzolo, e di Eugenio Massetti, editore con il piglio, l’altra sera, di paggio-editore. San Fedele è vissuta da oltre cento persone, salutata per tutti e principalmente per gli ospiti, da una cortesia scelta dell’assessore Gianmarco Cossandi, «ci facciamo piccoli di fronte al teologo, biblista, scrittore e docente... ci sediamo all’ascolto ».

Francesca, il Capo di un’intuizione invernale sul «Fare Memoria. Perché la Shoah?», invita a segnarsi l’« imprevedibilità» del prof.De Benedetti, quello spirito di aggiudicarsi l’ultima riflessione in diretta, lì, in quell’istante,dopo notti insonni intorno alla questione da trattare, «Il futuro di Dio» nell’accezione passiva ed attiva, ieri e domani, cielo e terra, persona e Dio con l’intermediazione sanguinosa del dolore, dalla Crocifissione di Cristo alla Crocifissione della Shoah. Il professore è imprevedibile per l’unicità di un procedimento ispirato, per la conoscenza di ogni interpretazione rabbinica, per possedere in dote il vento della grazia nel luogoin cui gliaccade di pensare.E di intuire l’ultimo suggerimento proveniente dal sapere e dalla fede. Insieme,alleate peristanti di rara grazia.

«L’anno scorso mi avete assegnato - ricorda - il tema sulla "Memoria di Dio". Quest’anno avete voluto rendere insonni, io e mia sorella, per questo titolo, "Il futuro di Dio". Allora cercherò di accedere subito a un dato di antichità, di "tradizione muta" riguardo al futuro di Dio, allorché nei nostri catechismi si affermava: "Dio è l’essere perfettissimo, Creatore e Signore della Terra". Ecco, a fronte di una dichiarazione così,perdiamo il sentiero del futuro di Dio». Lo amiamo immobilmente, fermi e spaventati. Invece, pensa il prof. De Benedetti, ricordando il dono di una visione di sé allo specchio per il libro elaborato intorno alla sua operadaparte di Ilario Bertoletti, ringraziato lì, presente nel mezzo di San Fedele, il futuro di Dio è contemporaneamente il suo passato e viceversa. Il tempo non entra fisicamente nel conteggio di Dio, l’unicum di ieri e domani cammina e si identifica nell’istantaneità in cui viene evocato.

Come se tutti noi, in San Fedele, fossimo divisi e indivisi a rappresentare simultaneamente- simul stabunt etsimul cadent - il passato e il futuro. Al di là della morte, così che essa finisca per essere un confine non assoluto rispetto al futuro dolore di Dio e della persona. Dio piange sulla rovina del suo popolo e il suo popolo piange sulla rovina crocifissa del Figlio. Di ogni figlio. Forse, l’usufrutto del dolore diviene un pianto doppio, ricorda il prof. De Benedetti, il pianto umanissimo di Dioper l’uomo e il pianto deificato dell’uomo nei confronti del Signore Gesù Cristo. Dice il rabbino riguardo al pianto di Dio: «Se tu vuoi che io non pianga, io non piangerò, ma piangerò in luoghi segreti». In questa contrazione tra la pietà della persona e il richiamo alla preghiera del pianto da parte di Dio avvampa un bagliore di umanesimo senza datazione. Una sorta di umanesimo biblico. Come se uno strano Marita in risalisse, un giorno, tra passato e futuro - poiché esiste anche un futuro; che è ritorno a un passato onorato di spiritualità e di umanità. Dunque - riflette il prof. De Benedetti - Dio è eterno, ma vive nella temporalità. C’è un’incarnazione del divino nel temporale. Del resto Gesù viene in terra con un futuro da realizzare. Il futuro di Dio, in qualche modo, sostiene il biblista, è una grazia concessa a Dio.

«Dio crea - spinge al culmine Paolo De Benedetti - e nell’atto di creare, non prima, comprende quello che ha fatto e lo definisce. Il futuro di Dio è nascosto a Dio fino a quando non diventa realtà». Ecco, siamo alla stazione della magnifica «imprevedibilità debenedettiana », annunciata dall’altrettanto «magnifica mobilità intellettuale nodariana». Si è sospesi ad ammirare,di nuovo, il pensiero nel tempio. Infine, nel futuro di Dio c’è il bene e il male e l’uomo deve sapere scegliere il futuro giusto per Dio e per sé. La Shoah fu la scelta del male e costrinse Dio al pianto nascosto. Pianto senza fine se non si incenerisce l’ultima cellula maligna della Shoah.

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