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Venerdì, 05 Febbraio 2016 17:27

L'incontro a Chiari con Anna Foa - DISTRUZIONE DELLA MATERNITÀ, ORRORE NELL'ORRORE

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

Si ragiona sulla Shoah di genere. Si indaga su una Shoah al femminile, diversamente dolorosa. Questione nella questione. Inquietudine. L'altra sera, non lontano ha tempestato, un temporale d'agosto nei giorni dopo la Merla. Se ti accade di arrivare presto al salone Marchettiano di Chiari, in attesa della prima volta del V Festival della Memoria, creato, gestito, appassionatamente interpretato dalla presidente dei Filosofi lungo l'Oglio, Francesca Nodari, non scommetteresti un sesterzio su qualche decina di persone, con la diligente assessora della Cultura, Laura Capitanio: vedrà, verranno in pochi, la sera è fredda, la Shoah è durissima..Eppure il dovere è immenso.

Invece, uno dopo l'altro, molti i giovani, conteremo più di cento persone. Medaglie per la prof. Nodari, l'assessore Capitanio, la bellezza coraggiosa della relatrice Anna Foa, docente di Storia, figlia di quel Vittorio a cui ci affezionammo, nonostante le differenze ideali e ideologiche per l'approccio gentile e mai forsennato delle sue ragioni. Medaglia anche per Anna Maria Galdolfi, consigliera di Pari Opportunità. «Dirò cose tristi» sostiene subito la prof.ssa Foa e comincia a leggere la via crucis delle donne nei campi di sterminio e nelle strade d'Italia «Dirò cose tristi» è un invito a pregare per superare rabbia e commozione, per stare lì a sentire, fino alle vene, l'odore della barbarie e poggiare, anche su questo dolore indiretto, una non fatica della Memoria.

Fu soprattutto la maternità a radicalizzare diversamente la Shoah al femminile, a creare mostri di pretesa scienza intorno al lavoro sperimentato di rovina dei luoghi della nascita, dei posti dove si forgia il miracolo della vita. I nazisti mirarono a distruggere e a studiare di distruggere al massimo di una scienza diabolica i circuiti dove si forma la maternità. Nel campo di sterminio a Rovensbruck passarono 130mila donne, 10mila furono gasate. Chi scampò alla Shoah si vergognò della propria nudità, racconta AnnaFoa, e nascose la vista di sé a uno specchio, cercò di rifrangersi in un catino d'acqua, nell'iride di un'amica, in quella sorellanza da campo di sterminio, che non apparve più, così gemellare, in ogni altro tempo. Nella baracca, le donne protessero le loro sorelle incinta e nacquero bambini, nati per non sentire il latte della madre. I nazisti costruirono un apparato scientifico e industriale per distruggere le donne durante e dopo la guerra, se fosse mai stata vittoriosa. Nei laboratori della pazzia si fondò un progetto di sterilizzazione veloce per le razze inferiori. I tempi dell'ondata del terrore mortale avrebbero garantito la fine delle donne ebraiche entro il 1945 e subito dopo sarebbe toccato a slavi e zingari... Libri e lettere di chi scampò sono segnalati dalla prof.ssa Folto e commosso pubblico per il primo incontro del Festival Fare Memoria Foa. Intanto ascoltiamo la cronaca rabbrividente di questi nostri giorni. La si dedica a chi crede che la Memoria della Shoah sia troppa e troppo retorica, perfino furbastra. Non serve soltanto ricordare l'orda del terrorismo mondiale.

Sottolineiamo la ripubblicazione in Germania del libro di Hitler, «Mein Kampf». Scriviamo delle marce naziste che ogni sabato da Francoforte battono i selciati... E circola chi nega, chi crede che non possa più accadere, come se il male fosse figlio di una madre resuscitata dalla tortura del lager e non erede del male storico e immane della persona.

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