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Domenica, 28 Giugno 2015 19:19

L’indifferenza e l’egoismo impediscono la scoperta e lo sviluppo della personalità

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

FLERO. La fame morale, fabbricatrice di ogni altra fame, si sedimenta nel deserto del non riconoscimento, nell’indifferenza e nell’egoismo. Nella pretesa di vivere e crescerel’altro a immagine dei propridesideri, dall’infanzia all’amore di coppia.

Relatrice da sold out. Il Nuovo Teatro delle Muse di Flero, l’altra sera, non ha posti sufficienti, si crea una corona in piedi di amici del Festival lungo l’Oglio. Il presidente-direttore, Francesca Nodari, a metà del cammino, è stanca e felice, così dice di respirare «aria pura e libera» la relatrice di lusso, Michela Marzano, che svolge la lezione ispirata alla parola chiave del decimo evento sul «Pane quotidianoperl’Umanità » con una relazione su «Fame di riconoscimento ». L’ospite piace per il suo carisma schietto, per il linguaggio diretto e non macinato sugli orli della storia della filosofia, per la proposta di una propria sofferenza disvelata per guarire insieme. Una sofferenza, l’anoressia, vissutae battuta e di cui lei parla per lezione elezione di vita, per terapia e forse anche per un rinnovo permanente di autoterapia.

Impegno politico. Ammirata, Michela Marzano, da Parigi a Roma, come spiega Francesca Nodari, dopo aver ascoltato e condiviso il saluto ragionato del vice sindaco Enrica Fracassi, la quale dice di un impegno politico che deve essere alimento per contribuire a valorizzare il cammino del riconoscere l’altro; aggiungendo, bene, che va distinta la buona dalla cattiva politica. Tutti d’accordo, coraggiosi il vicesindaco e sempre discreto il sindaco, Nadia Pedersoli. Dunque, «Fame di riconoscimento », riflette Michela Marzano, discende dal rapporto complesso trafame e cibo, più difficile di quanto si pensi, allorché la misura non è più materiale, ma diviene la misura tra bisogno e persona per affermare il rifiuto ad essere divorata.

Riconoscimento è amore. Dunque, la fame di riconoscimento è difficile da esaudire, poiché, come dice Platone nel Simposio, si desidera quello che non si ha e quello che non si è. Allafine del percorso si scopre l’assenza di amore alla base della mancanza di riconoscimento. Senza amore non esiste riconoscimento. La fame si esaudisce nell’amore. Si potrebbe azzardare che il cibo per eccellenza è il«cibocheama». Michela Marzano abbraccia la proposizione di Camille Claudel: « C’è sempre qualcosa che mi perseguita nella vita». Questa è la cosiddetta «mancanza ontologica», la perdita di ciò che si è e ciò che si desidererebbe essere e non si è. Oggi, sottolinea Michela Marzano, la mancanza d’amore determina la fame di riconoscimento, come la rabbia derivante, visibile subito nel privato e nel pubblico. La rabbia cresce dalla coscienza di essere inascoltati: «Sono stati troppi gli anni di non ascolto », continua il filosofo Marzano, incontrando il parlamentare Marzano, quel suo duplice io che le dona amici e avversari. Qui, la relatrice parla di sé per parlare degli altri: «Sono stata anoressica, in terapia per vent’anni, ho portato quel prisma, (lo chiama così), in cui si costituiscono i disturbi del comportamento alimentare. Questi disturbi sono un sintomo di un non riconoscimento esistenziale. L’anoressia trasforma il corpo in un urlo di silenzio, urla la richiesta di amore per quello che si è. La rabbia nasce anche dalla risposta errata dell’oggi: si risponde all’altro di adattarsi e così la rabbia cresce. Tutto comincia dall’infanzia. L’opera della madre di soccorrere non va commisurata con la pretesa di formare il bambino per come si desidera».

Amore, lavoro e diritto. Michela Marzano indica la parte costruente, il come operare per sfamare il riconoscimento di sé. Tre concettibensviluppati e costantemente controllati e vissuti portano al riconoscimento di sé, alla scoperta e allo sviluppo della propria identità: l’amore, il lavoro e il diritto; i tre vertici della grande piramide morale e di democrazia di ogni società a posto con se stessa. Amare, lavorare, mantenere la schiena diritta, (Winnicott), la garanzia per le regole e dalle regole, per non tirare a campare, per non rischiare deviazioni comportamentali, per vivere al meglio della possibile serenità le stagioni che ci riguardano.

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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