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Martedì, 15 Luglio 2014 00:00

«Lo stare insieme in una città affidabile»

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Alla sedicesima lezione sulla fiducia, regia dei «Filosofi lungo l'Oglio», entriamo nella chiesa parrocchiale di Brandico, ospita don Giulio, saluta il sindaco Prensa, modera il direttore di Teletutto e vicedirettore del Giornale di Brescia, Nunzia Vallini, introduce con il taglio ricco di una coniugazione biografica sul relatore, il direttore del festival, Francesca Nodari, tocca al prof. Stefano Semplici discutere su «La città affidabile. Da Adam Smith a Papa Francesco», con sosta da Baumann, il teorico della società liquida che rischia di annegarci se non si consolida in una spiegazione vasta, come l'altra sera.

Il docente di etica, prof. Stefano Semplici, di una magrezza invidiabile, fino ad apparire disarmato, in verità mena fendenti a chi cerca sintesi tra rubacchiare e l'uno dell'altro, a esercitarsi in compassione sul piano planetario. Del resto, lo stesso Adam Smith, considerato equivocamente il teorico del massimo interesse distribuito con l'esercizio del massimo interesse personale, agita una terna di strategie: una città decàde se si fonda su un offendersi permanente tra le parti; una società che si illude di equilibrarsi su una concordia di tipo mercantile decade, muore uccidendosi; rischia la vittoria, invece, considerando l'importanza di non vestirsi di troppa ingenuità, la città che punta sui processi d'amore, di stima e di amicizia tutti attratti verso il centro del bene. Così aumenta la fiducia, combustibile di crescita economica. Smith, però, sente il refolo di aria francescana solo per la convinzione opposta di Francesco, il Santo e il Papa, e cioè crede che prima si debba curare l'interesse personale, quindi quello della famiglia e infine l'interesse della città si viene a comporre per questo percorso di egoismo dilatato e controllato.

Il prof. Semplici, aggiunge, per chi rimane dubbioso sul passo smithiano, che il pensatore, una volta nei guai, chiama il Signore a risolvere il resto. La città della fiducia, per Papa Bergoglio, avviene solamente in termini globali, rifondando un grado di giustizia sociale. Papa Francesco, commenta il prof. Semplici, sceglie la città delle porte aperte che si basa sullo sguardo della realtà con gli occhi dell'altro; la città affidabile non si regge su interessi e paure, ma sulla gioia che può darci la semplice presenza dell'altro, sfidando il modello che dichiara l'estraneità come alterità.

Al centro torna Samaritano, la Beatitudine, la figura che emerge sempre dai nostri rimorsi egoistici. Il prof. Semplici avverte sull'archeologia dell'impianto dello stato sociale che ritarda la corsa verso l'orizzonte in cui papa Francesco dichiara che il tempo è superiore dello spazio, si tratta di compiere il miracolo umanissimo di rendere il tempo persona e la persona nient'altro che il tempo di ogni persona. Con la consapevolezza, dice Semplici spiegando Francesco, che ogni progetto è debito, nessuno è diverso dall'altro perché ognuno di noi ha imparato mai da solo, nessuno si è avviato sulla via del mondo da solo e per citare Casper, che incontreremo presto, perché il tempo della verità è il tempo dell'utopia concreta nel quale qualcuno ci ha dato la mano. E noi la possediamo e la restituiamo nel calore della nostra stretta di mano.

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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