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Lunedì, 30 Giugno 2014 18:08

Massimo Donà tra misura e dismisura

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

La fiducia nel tempo è relativa, dunque, di nuovo in chiesa. Solo che il filosofo Massimo. Donà, relatore sul tema «Dalla fiducia alla fede. Tra misura e dismisura», ringrazia don Franco Cavalli parroco di Orzivecchi per la bella ospitalità, si congratula con la bellezza della chiesa, ma continuando sul segmento dell'amico Cacciaci, successone qualche giorno fa nella chiesa di Orzinuovi, dice subito che la filosofia non dà sicurezza intorno a un «uno» che sía assoluto e soltanto uno, che non sia confuso nella molteplicità.

Prende in prestito Platone per assicurare che la precarietà, l'incertezza è il sinonimo della fiducia e la stessa fede, per quanto tirata in ballo per darsi coraggio, sul piano puramente filosofico, non ci consente di uscire dal relativo. Aggiunge, con quei suoi toni alti e bassi,non del tutto digeribili pure da due buoni microfoni, a causa di un suo agitarsi appassionato, che chi volesse affidarsi «a quei due poveretti di Adamo ed Eva, capireb-be il movente dell'impossibilità di co-noscere il bene dal male, ciò che è giusto e ciò che non lo è». Dio li ha puniti perché cercarono dì appropriarsi di quella mela, che non è un frutto, ma il luogo, ciò che avreb-be consentito alla terra delle persone - secondo Donà - di possedere il potere di distinguere, quindi il potere di essere. Perciò noi rimaniamo condannati in un'incertezza morale portatrice di inquietudine per tutta la vita.

A meno di cogliere, come dose immediata e minima, in buona sostanza, quanto, per esempio, scritto da Kafka in «Quaderni in ottavo» e riportato puntualmente dal direttore del Festival dei Filosofi lungo l'Oglio nel vademecum che accompagna gli amici dell'evento -, Francesca Nodari. Scrive Kafka e parrebbe pienamente accolto da Donà: «L'uomo non può vivere senza una perenne fiducia in qualcosa di indistruttibile in sé, la qual cosa non esclude che, sia tale fiducia, sia quell'elemento indistruttibile, gli possano restare perennemente nascosti.

Uno dei modi coi quali può esprimersi questo nascondimento è la fede in un Dio personale». Il prof. Donà compie la sua fede nel razionalismo filosofico, da Platone a Kant, non fa sconti alla precarietà della fiducia e della fede dettate dal piano storico ed offre alla chiesa la via d'uscita che sta soltanto in una chiesa: l'uno è tale sul piano religioso per un atto di fede, ma sul piano razionale l'uno è non uno, diviene la quintessenza della confusione. Insomma, par di capire, anzi si capisce, se gentile donna e gentile uomo dell'altra sera orceana, gentili Liliana Ferrari, già sindaco di Orzivecchi e gentile Francesca Nodari, sempre più apprezzabile per questa serietà e abilità nell'avviare il festiva verso il decimo anno di vita - «stiamo preparando cose grandi» si lascia scappare - se desiderate avere fiducia, avanti, ma state attenti che dietro a un buono può nascondersi un cattivo e se andate alla ricerca di una saldezza totale, sbagliereste a rivolgervi alla filosofia, poiché essa, micidialmente svela che il relativo è assoluto e l'opinione è imperante nel senso doppio della visione di una cosa, di un fenomeno. Dunque, questa dove siamo è una chiesa, ma quando ce ne andremo potrebbe trasformarsi in un'altra realtà, nel luogo di cospirazione di una cellula terroristica. L'esempio è tranciante, ma Donà ci ricorda l'obbedienza implacabile dei filosofi alle lo-ro stesse obbedienze.

Per fortuna che noi poveri non filosofi, alla fine, fatto il segno della croce per uscire e per sperare ed avere fiducia di non essere travolti da un'automobile, visto che il secondo gradino dell'uscita dalla bella chiesa è a livello della strada - vergogna! - noi ci affidiamo al Padre Nostro, al Gesù d'Amore Acceso, ci fidiamo dei tre figli, di un paio di amici e del giornale che avrà la pazienza di incastrare queste righe complicate in perfette colonne. Altrimenti come faremmo, domani che è lunedì, a viaggiare all'Auditoriurn magnifico di San Fedele, a Palazzolo per ascoltare il prof. Armando Savignano che ci parlerà su «Don Chisciotte, cavaliere della fede», come potremmo, caro e virile e amante del jazz - l'abbiamo letto e apprezzato - stimato prof Donà, a tirare sera verso Palazzolo? Come potremmo fidarci di trovare Palazzolo invece di Ponte di Legno? Noi abbiamo fiducia nella saldezza dei brescia-ni che tengono fermi giorno e notte i loro paesi e ospitano, di nuovo, la potente filosofia, nell' antica pietra della chiesa. Ferma e ricca di carità.

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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