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Venerdì, 05 Luglio 2013 10:28

Noi, eredi delle esistenze degli altri testimoni di misurate identità

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Remo Bodei Remo Bodei

La fedeltà della Filosofia in tempi magri di amicizia, di sguardo agli altri, di tenuta della comunità, l’altra sera giurava fedeltà a San Fedele, in Palazzolo, nella pietra fondante dell’ecclesialità locale e dei dintorni, Pieve capitale di molte Pievi, bellissima storia di oltre mille anni, con tanto di sé nascosto in una sorta di basamento catacombale, visitabile per la gentilezza del suo custode- Cicerone, don Angelo Anni.

E illustrata dall’assessore Gianmarco Cossandi, a ribadire la solida ospitalità del Comune ai Filosofi lungo l’Oglio.Sono scesi a centinaia sul confine di un grande fiume a salutare la lezione del prof. Remo Bodei, l’introduzione, sempre articolata e felice, del leader dell’evento, Francesca Nodari. Il tema è «Immaginare altre vite» e proprio San Fedele diventa l’allegoria della questione centrale del Festival, «Noi e gli Altri», di una vita in tante vite, di una mescolanza reciproca di storie e esperienze. Sotto San Fedele dormono pietre, colonne, ruote di mulini; lì si accendono, basta volerlo, i segni di tante vite passate prima di noi a indicarci un’esclusività e una reciprocità nell’appartenenza all’avventura esistenziale.

Così che, dirà subito il prof. Remo Bodei, noi siamo gli altri e gli altri sono noi, nell’accezione pirandelliana dell’«Uno Nessuno Centomila». Il prof. Bodei prende per mano i cinquecento di San Fedele, parte dalla nascita, accompagna fino al più della vita e quindi allude a una scelta libera e crescente. Dice: veniamo al mondo con un tracciato di moltissime altre vite, dobbiamo lavorare, allenarci per pareggiare leconoscenze.

Oggi diventiamo cosmopoliti nel rispetto delle nostre diversità. Non dobbiamo esagerare nell’innalzare la retorica ora dell’identità e ora dell’alterità, come fossero antagoniste. Scuote tutti, il prof. Bodei, quando in uno stile mite e misurato, ricorda che siamo in mezzo a cento miliardi di galassie, il nostro cervello è costituito da cento miliardi di neuroni e la nostra specificità consiste non tanto nella quantità eguale di neuroni,manella diversità delle loro sinapsi. Come possiamo astrarci, dunque, dalla potenza e dalla convenienza di intercettare tutte questevite così diversee cosìuguali, così identiche e così altre? Il relatore avverte sul gioco dell’immaginazione siccome dobbiamo immaginare le vite degli altri, il rischio è di alterare la bilancia dell’immaginazione, di renderci eccessivamente narcisi e egoisti oppure, per «alterità », distaccarci dalla bellezza della nostra vicenda personale. Il rischio è perdersi in una prateria con un se stesso povero e confuso e il rischio opposto è di intimizzarsi.

La Filosofia è l’arte anche di contribuire a tracciare la rotta, governare il viaggio. Il prof. Bodei ripassa la tradizione millenaria di una filosofia utile e amica, non scolasticamente chiacchiereccia, non un cattivo ricordo scolastico, mala disciplina che rintraccia e ribadisce concetti che alzano il tono dello starsi accanto, di una tolleranza etica, di giornata e di vita. I fondamenti di questo stare al mondo? Mantenere il senso critico, la capacità di giudicare, il rapporto tra ciò che si dice e ciòchesi fa, evitando eccessive immedesimazioni, come in quegli «esercizi spirituali» di alcuni filosofi odierni, i quali finiscono per costruire apologie intrise di etica e di estetica.

Allora, quale è la via che consiglia il filosofo, in che modo si deve riprendere il viaggio, in compagnia di quali modelli? Il prof. Bodei non propone polverine magiche. Gli piace un apologo del premio Nobel per la letteratura, François Mauriac, vi è il seme di una tenuta, l’approdo per riposare una notte e riprendere la strada di quel nostro viaggio inalienabile. A un giornalista che gli chiedeva cosa avrebbe voluto essere, Mauriac rispondeva: «vorrei essere me stesso ma riuscito », secondo le convinzioni di Pindaro, Aristotele fino a Nietzsche, «diventa il meglio che sei». Don Chisciotte e Sancho Panza indicano la pazzia di chi troppo desidera e la pochezza di chi schiaccia se stesso. E Madame Bovary segna la disperazione per una rotta che punta al risanamento di una bellezza ormai fradicia. Si avvelenerà. La questione dei Filosofi lungo l’Oglio veniva dibattuta fino al giro tra il vecchio e il nuovo giorno.

Si usciva in fila, toccando il legno di cinque secoli del portale: intagliati draghi buoni, guardie del corpo di angeli umani esposti alla notte. Vegliava il drago Bodei.

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  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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