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Mercoledì, 12 Giugno 2013 10:14

«Noi, risucchiati dentro lo schermo»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

Alla stagione delle identità educative, ideali e ideologiche, ci insegnarono a stare nelle quinte, a rimanere dietro lo schermo. Nelle scuole del1950,i meno avveduti furono ordinati dietro la lavagna.

Per la morale e per la punizione, si pagava con il nascondimento. Ora è tutto rovesciato. Segui il filo dell’evoluzione o dell’involuzione, a seconda dei gusti, la parola d’ordine è stata subito dopo «stare davanti allo schermo», con la testa nella vetrina, la punizione è divenuta la gogna, la mostra di sé in tivù e sui giornali,condannati prima poiché prima si è comparsi sulla pagina e sullo schermo anziché in un’aula di giudizio. Dunque, dagli anni Settanta in ascensione, spiega il prof. Vanni Codeluppi, docente di Sociologia e della Comunicazione pubblicitaria, reclutato dal direttore Francesca Nodari per il secondo appuntamento dei Filosofi lungo l’Oglio, l’altra sera al Relais Franciacorta in Colombaro di Corte Franca, la tentazione avanzante è di un’identificazione con lo schermo, di una penetrazione della persona dentro il display, il superamento della barriera tra strumento e messaggio con il potere della tattilità. «Non è forse vero - spiega il prof. Codeluppi-che si è pervasi da un senso di potere, di immedesimazione con quanto compare sul video,quando tocchiamo l’iPad e ci sentiamo dentro la produzione che proviene dallo schermo?».

Il rischio, forse ormai divenuto realtà, è che si accampi nei meno attrezzati psicologicamente e culturalmente tra noi, l’indizio di una proteiforme paranoia. Di stare talmente dentro lo schermo da ricominciare, tra poco,nella corsa di movimento magari aggirandolo, magari ritrovandosi dietro.

Appena prima,qualche minuto avanti di trovarci a quattr’occhi con il video, l’assessore Anna Becchetti invitava alla pesca della pazienza, di un tempo composto da sguardi, di nuovo a servizio dell’essercie salutava l’esercizio appassionante e itinerante di Francesca Nodari nell’andare per cascine e relais,palazzi e piazze a pensare con gli amici, a stanare il nostro io sparpagliato e messo dietro la lavagna nera di un illeggibile castigo. «Noi e gli altri», la questione guida dell’ottavo Festival dei Filosofi lungo l’Oglio, è pure la partita complicata tra identità e tecnologia, la conta dei punti a favore di una sana visione di sé per un equo rapporto con i massmedia e imessaggi dominanti. Si comincia sempre da «1984», sinfonia centrale di Orwell, di quel grande fratello dominante,visibile e invisibile e di una vittoria improvvisa della ragazzina di Apple,che in un video pubblicitario batte il mostro della comunicazione di massa e impone il suo «prodottino», allora, poi divenuto più potente di Ibm.Chi gioca la partita alla ricerca di una misura dello schermo e del messaggio, di una sua adozione soft rischia di diventare il nuovo grande fratello.

McLuhan ha avvertito anzi tempo, ricorda il prof. Codeluppi, ha scritto prima: «Lo schermo è uno specchio sul quale gli individui possono vedere riflessa la loro immagine, ma in realtà si è di fronte a un passaggio verso qualcosa». McLuhan dice di una stagione che finisce e di un’altra che sta per cominciare,a ripetizione, in un futurismo tecnologico senza sosta, dove quanto è acquisito nel giorno è superato in un laboratorio notturno del mondo, fornito in tempo reale e le modificazioni si compendiano per una chirurgia pressocché magica, di incerta provenienza,secondo un processo di novità e distruzione nel quale si riflette la tenuta dell’equilibrio personale. Insomma,la domanda silente è anche questa:abbiamo resistito un secolo e mezzo al fordismo mutante delle rivoluzioni industriali, quindi siamo precipitati in una crisi molto al di là dei connotati economici.

Quanto e come riusciremo a stare dietro, davanti e dentro lo schermo? Intanto la memoria è confinata nel gazebo dell’accessorialità, potrebbe trasformarsi in un gioco salottiero di antico regime, una «memoria della memoria». Fellini avvertiva in «Amarcord», ora si minaccia conla fine della cartastampata. A quando la tostatura dello schermo? E dopo, torneremo alla pietra? Il prof. Codeluppi esercita passaggi veloci,lucidi, le centinaia di presenti non si piegano fino alle 23 dell’altra sera e portano domande dell’anima, dominando gli schermi.

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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