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Sabato, 23 Febbraio 2013 01:00

Shoah, viaggi nei Campi del male dall’ideologia alla pedagogia

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
David Bidussa David Bidussa

Al teatro comunale di Leno, l’altra sera, sedevano donne, uomini, una classe dell’Itc. Rappresentavano una corriera immaginaria verso i campi dic oncentramento a studiare e ristudiare la Shoah, per scoprire un’originalità all’interno del maleedunque un’originalità maggiorata nella bisaccia del bene. Fare Memoria, la Shoah, ciclo pensato, organizzato e vissuto dai Filosofi lungo l’Oglio, diretto da una stimata lettrice della filosofia e della filosofia rivissuta della Shoah,Francesca Nodari, è entrato l’altra sera, per la prima volta a Leno, nell’ultima serata della lunga rassegna invernale diquesto ammirabile compendio di studi e di intellettualità bresciana e lombarda al servizio della storia e della storia della memoria.

Relatore, sempre, di lusso, David Bidussa, storico sociale delle idee, salutato da Francesca Nodari, dal vice sindaco Rossella De Pietro, dall’assessore Arturo Piubeni, da una bella classe dell’Itc. Tema: «I viaggi di memoria», a scoprire le diversità dell’avvicinamento ai campi di concentramento, alle interpretazioni itineranti di varia natura e di diversa ispirazione. Bidussa ricorda che il viaggio è pianificazione diunlavoro, fare i conti con l’immaginario degli adulti e dei ragazzi, dei protagonisti e dei successori. Sempre con la raccomandazione profonda che il viaggio non si trasformi in una gita, in un tempo di distrazione impalcato su una curiosità breve e leggera. David Bidussa segnala la punteggiatura del vecchio calendario scolastico, di feste sante e laiche pronte ogni settimana e di un’assenza di quel 27 gennaio, Giornata della Memoria, ormai centrale nella vita pedagogica e storica della scuola italiana e europea odierna. Per quanto concerne i Viaggi della Memoria, essi iniziarono nel 1950 e riguardarono, all’inizio, i familiari delle vittime.
Avanzavano nel vuoto del campo e portavano la testa in terra e al cielo, cercando di scoprire l’ombra dei torturatori e le ultime tracce dei loro martiri. Il secondo viaggio della memoria fu degli ex deportati e infine vennero avanti i nostri ragazzi di oggi e di appena ieri. Da non dimenticare, riflette Bidussa, le molte deportazioni, gli altri genocidi. Che la conflittualità della memoria non diventi maggiore della memoria. Se si intende esercitare la funzione e la responsabilità dell’essere storici, non bisogna nascondere il fastidio, per esempio, di scoprire un mondo partigiano nobile e nicchie partigiane assassine.

È fondamentale istruire le generazioni sul rapporto tra i campi e gli avvicinamenti, le diverse tipologie dei campi, il modo altro di rappresentarsi ad essi. Ci sono i campi di lavoro, di sterminio, di transito. L’errore è di considerare soltanto Auschwitz, soltanto il finale, mentre la lunghezza dei patimenti e della tragedia fu molto più ampia e riguardò subito la questione deicampi di lavoro. Bidussa legge la tipologia dei Viaggi. I primi erano dei pellegrinaggi politici,ogni tirannia portava i propri seguaci alla visita turistico-politica della capitale di fondazione, i comunisti a Mosca, i fascisti a Roma, i nazisti a Berlino.

Concluse le ideologie - ma sono veramente concluse le ideologie? - si chiuse il viaggio di una memoria pericolosa. Nei Viaggi della Memoria, cresce l’emozione di un abbraccio con i martiri e cede l’orizzonte dell’ideologia. La pietà maggiore si trova di fronte a un campo senza ideologia e dunque con un modo di speranza diverso, quasi diminuito. Poichè l’ideologia, comunque, è un fronte di speranza. Un mese fa, ricorda Bidussa, i dati delle viste annuali a Auschwitz spiegarono che un milione e 400mila persone avevano oltrepassato quel cancello.Risultavano assenti i lituani, gli ungheresi, i lettoni. I conti con la storia e con la crisi, simultaneamente, hanno complicato la resa dei conti con la memoria. Assenti, i Paesi Arabi e i Cinesi. I Paesi cosiddetti Emergenti sembrano esenti dalla necessità di costruire memoria, non hanno bisogno di tornare indietro, per loro è importante soltanto l’idea di futuro.

Bidussa istruisce le nuove generazioni a oltrepassare la soglia del cancello, immaginando che lì ci fu la morte e che fino al punto in cui raggiunse il corpo dei deportati, le persone si parlarono, si amarono, sperarono. Va ricercata l’impresa sovrumana e eroicamente normale di una vita prima della fine.


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