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Giovedì, 01 Novembre 2012 11:27

La complessità degli universi armonici di Ervin Laszlo

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Ervin Laszlo e Francesca Nodari Ervin Laszlo e Francesca Nodari

Francesca Nodari e Ervin Laszlo, la regina dei Filosofi lungo l’Oglio davanti al teorico illustre della complessità, a Ervin Laszlo, amico di Nobel e di una vasta intellettualità orientale e occidentale.

Con il Dalai Lama e altri Nobel si trova in un eccentrico club di Budapest, la capitale della estrema patria mitteleuropea, proprio dove, immaginificamente, nel centro del confine incancellabile culturalmente, est-ovest, potrebbe nascondersi, sotterraneamente, il punto critico della sua teoria dell’armonia possibile e degli universi convergenti se l’umanità si lega a un principio di coerenza di natura e di persona buone con se stesse. Si è all’Iseolago,martedì sera, organizzatori la Cogeme con Simone Mazzata moderatore e i Filosofi lungo l’Oglio con la loro regina Francesca Nodari.

Tengono sottobraccio il filosofo.Lo schema è conversativo, introduzione di Mazzata, domande della Nodari, riflessioni dal pubblico. Tutto ruota intorno a tre interrogazioni: dunque, prof. Laszlo, cos’è il suo campo A, cosa intende per metaverso e che cos’è la coerenza. Laszlo è preciso, tarato sulla sua complessità e però limpidamente comprensibile. Il campo A non è composto da materia, ma da onde e questo Campo è considerato il punto dell’universo in una sorta di «vuoto-pieno» che consente una connessione universa\le. Il Metaverso è un pre-spazio originante il nostro spazio. Ci sono più universi e dunque dal big bang non è sortito l’universo. Infine la coerenza è la virtù che ci unisce e permette di comprendere il senso del CampoA e del Metaverso. La controprova della dinamica evolutiva di Laszlo è nella risposta del corpro e dello spirito. Se un corpo è in salute, la coerenza è vissuta con un’obbedienza seria tra universi, persona e natura. Francesca Nodari incalza il prof. Laszlo sul tema affascinante e misterioso dell’oltre la materia,oltre il cervello.

Il filosofo ungherese sostiene che esiste una coscienza che va oltre il cervello poichè il cosiddetto campo A consente di continuare a vivere mantenendo le informazioni. Si cammina sul senso impervio di una spiritualità con cognizione scientifica, di una mistica composta da ragione e spirito, quasi da intuizioni alimentate a onde primordiali immemorabilmente scritte nell’armonia degli universi, una sorta di «mistica postrazionale e postspirituale ». Noi, intanto, ci troviamo sul crinale tra autodistruzione o autorigenerazione: la temperatura, dice Laszlo si è alzata di un grado, se arrivasse a più quattro gradi finirebbe tutto. Il governo della temperatura si attribuisce l’impegno di levare la coscienza per un’ecologia responsabile e l’avvertenza a leggere, perfino, il manifesto Maia sulla fine del mondo,alla stregua di un grido, di una leggenda da tradurre a incitazione morale.

Ervin Laszlo è piaciuto, Simone Mazzata di Cogeme ha regolato con equilibrio la conversazionee Francesca Nodari ha incalzato affettuosamente uno dei guru assoluti della complessità. Nell’umiltà contenente nessun timore reverenziale, siccome l’Oglio della filosofia scorreva alleato della presidente a pochi metri, nella peristalsi dell’Iseo, con movimenti recalcitranti verso la valle d’origine e con spinte natali, subito dopo, verso l’area delle Basse, sul percorso della cartina disegnata dal grande Leonard. Leonardo tessera numero uno A dei Filosofi lungo l’Oglio, come il campo di Laszlo.

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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