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Martedì, 17 Luglio 2012 11:10

La rivincita del corpo vulnerabile

Scritto da Nino Dolfo

La Nouvel Observateur l'ha inserita tra i cinquanta intellettuali più influenti in Francia. Michela Marzano è una giovane filosofa italiana che insegna all'Universitè Paris Descartes. Si occupa dello statuto del corpo, del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali, si batte per il pensiero critico, per la presa di parola da parte delle donne.

"Sii bella e stai zitta" e "Volevo essere una farfalla", entrambi editi da Mondadori, sono soltanto due titoli recenti della sua bibliografia, che hanno movimentato la morta gora del nostro dibattito culturale. "Non sono mai stata a Brescia e sarà un piacere conoscerla", ci dice la Marzano, che questa sera sarà relatrice alla Corte Margherita di Corzano per la nuova tappa del Festival Filosofi lungo l'Oglio. Davvero un "gran colpo" per la rassegna ideata e curata da Francesca Nodari.

Professoressa Marzano, perchè gli uomini continuano ad uccidere le donne? Anche la nostra città, e lo testimoniano i fatti di cronaca nera, non fa eccezione.

"Gli uomini violenti possono essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile. Invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la minacciano, la picchiano, talvolta la uccidono. Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Come se la donna non fosse altro che un "oggetto" a loro disposizione.

Le conquiste del femminismo sembrano progressivamente dileguarsi, perdere terreno. ome si spiega questo fenomeno?

"Siamo in una società che ha trasformato il corpo in oggetto di culto. Che fa credere alle più giovani che l'unico modo per "riuscire" nella propria vita sia quello di puntare sulla propria bellezza. Come se parola e pensiero fossero superflui, soprattutto per una donna. Come se nonostante tutte le lotte per l'emancipazione e tutte le conquiste del femminismo, il ruolo della donna fosse sempre e comunque quello di "essere bella e stare zitta". E' proprio per questo che è necessario dare alle più giovani gli strumenti critici necessari a prendere una distanza da questo conformismo mediatico".

Lei ha scritto un saggio sulla "filosofia del corpo". Cosa intende esattamente? "Il corpo, soprattutto quello delle donne, sembra oggi il protagonista principale di una nuova commedia umana. L'anima è morta, viva il corpo! Ma di quale corpo si tratta? Possiamo veramente cantare vittoria perchè, dopo secoli durante i quali solo l'anima era stata considerata degna di attenzione e di rispetto, sembra farsi luce una nuova presa di coscienza del corpo? Possiamo dire che, oggi, siamo finalmente capaci di pensare la nostra condizione umana attraverso il corpo, invece che al di fuori di questo? Per filosofia del corpo intendo proprio questo: spiegare che tra le condizioni che fanno che ciascuno di noi sia unico e differente da tutti gli altri, il corpo occupa un posto d'onore. E' grazie al corpo che ognuno di noi è esattamente ciò che è: un individuo specifico che entra costantemente in contatto con gli altri; un "io" unico che riconosce nell'altro un "tu" altrettanto unico."

"Dignità e vulnerabilità" è il titolo della sua lectio di questa sera a Corzano. Qual è il rapporto tra i due concetti?

"Ogni essere umano è per definizione vulnerabile. Anche semplicemente perchè nessuno di noi può "essere" o "avere" tutto. C'è sempre un ideale da raggiungere, uno scopo da realizzare, una persona che ci manca. Anche se "l'astuzia della ragione" consiste nel farci credere che sappiamo sempre e comunque ciò che vogliamo, esiste un'opacità strutturale del nostro desiderio che ci rende insoddisfatti. Cresciamo, maturiamo, invecchiamo. ma prima o poi la maschera che ci siamo costruiti cade. E allora ci rendiamo conto che forse non siamo veramente quello che pensavamo di essere. Perchè a forza di agire "come se"la vulnerabilità non esistesse, ci siamo persi per strada un pezzetto di noi stessi. E se la nostra verità fosse proprio lì, in quelle ferite che ci portiamo dentro e che per tanto tempo abbiamo voluto ignorare? Talvolta, è solo accettando la nostra vulnerabilità che riusciamo poi a vivere pienamente la nostra esistenza".

Informazioni aggiuntive

  • autore: Nino Dolfo
  • giornale: Corriere della sera

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