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Sabato, 03 Marzo 2012 01:00

Amos Luzzatto: «La memoria scolpita come opposizione alla vanità dell'oblio»

Scritto da Tonino Zana

Ospite nella chiesa di Orzinuovi, il famoso biblista ha indicato la strada contro il negazionismo. Responsabilità della testimonianza per ricordare l'Olocausto

Siamo nel tempio degli orceani, nel tempio del nuovo parroco don Domenico Amidani, nella bella chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta nel centro esatto della grande piazza di Orzinuovi. È questo spazio ad ospitare il prof. Amos Luzzatto, presidente emerito delle Comunità Ebraiche, ad accogliere l'ultima tappa del cammino dei «Filosofi lungo l'Oglio» che hanno svernato nella campagna della memoria preparandosi ad introdurre, estivamente - si parte il 4 giugno - la campagna della filosofia.

Del resto, si domanda la presidente dell'Associazione, Francesca Nodari, meritevole di un vasto plauso, queste formazioni creative sul richiamo della memoria, non alzano forse la cultura e formano la stessa memoria? La filosofia e la memoria non sono gemelle nel portare cibo alla civiltà dell'uomo, cibo come senso della vita, per l'oggi e per il domani? Con noi ad incalzare sul negazionismo, il futuro della memoria e la vanità dell'oblio, con un pubblico attento, guidato idealmente in prima fila dal sindaco di Orzinuovi, Andrea Ratti, dal vicesindaco Paola Cominotti, diversi sindaci presenti e in fondo a chiudere, Mario Baggio e la sua sposa Giovanna, sponsor illuminati di questo evento, Amos Luzzatto si è trovato a suo agio per quell'odore di venezianità orceana intriso nella fortezza dell'entroterra contro i milanesi, per il tardo gotico di un tempio in cui i fratelli ebrei e cristiani si osservano e si chiedono ancora il perché di un male che li assale.

Luzzatto ha avvertito subito sull'importanza di isolare i rumori di fondo, sulla fragilità della memoria, sulla necessità, dunque, di scriverla sulla pietra, sulla carta, sul web, di cercare supporti solidi su cui imprimerla. Noi diremmo, come un tempo, di imparare a memoria e di tramandare l'impegno a ripetere, in una sorta di coazione ordinata. Poiché se non esiste l'obbligo a far del bene, esiste certamente la legittima difesa e l'obbligo morale, come lo definisce Francesca Nodari, a opporsi al male, a proibirlo nelle forme civili della costituzionalità. Con la raccomandazione, condivisa, che le ritualità necessarie della memoria non si sbriciolino nel pericolo di un'abitudine che toglie i nervi al vigore del testimone, proprio per dirla con Francesco Anselmi, leader della cultura progressista.

Il negazionismo, dice l'illustre relatore, serve per preparare a una specie di riabilitazione di chi fu responsabile dell'Olocausto, a rimettere in pista gli esperti, i facitori di quel male. Il negazionismo è l'introduzione a un altro Olocausto. In campo c'è la rivolta al male, il rinforzo della memoria e la sua storicizzazione, la convenienza estrema di istruire una politica culturale e una politica della memoria contro l'Olocausto. Amos Luzzatto ha scelto la parola esatta contro la memoria, il suo contrario, quella vanità che deriva dall'ebraico «fiato», «alito» e si attaglia ad Abele il quale fu ucciso da Caino in un contesto misterioso, non si sa quando come e perché: Abele sparì come un alito, come un vento leggero e di lui non rimane un'orma precisa di memoria.

Ecco, dice Luzzatto, evitiamo quell'alito, quella leggerezza insidiosa della memoria breve e inconsistente. Quella «memoria vento». Piuttosto, ricorda il parroco don Domenico Amidani, la memoria è in quel silenzio e in quel digiuno spontaneo sorti dopo la visita dei suoi parrocchiani a Mauthausen. Scelsero il silenzio come parola e il digiuno come rivolta al male. Don Domenico, parroco dolce delle Basse, applaudito anche per l'introduzione agli Orzi, quell'altro giorno, della «memoria della carità», con quella accoglienza di chiarore morale con cui ha ospitato un giovane padre, una giovane madre, tre bimbi, portandoli nella casa della parrocchia, rilanciando l'esemplare memoria della carità su cui ci istruirono le nostre madri.

Il settimo viaggio a Orzinuovi dei Filosofi lungo l'Oglio di Francesca Nodari conclude la campagna invernale della memoria e apre a una primavera di ripasso e di concentrazione, di sabbaticità per prepararsi all'estate della filosofia. L'altra sera era tardi e una processione di donne, uomini, giovani e anziani, chiedeva al prof. Luzzatto un chiarimento, un approfondimento. Erano tanti studenti di vita impegnati a iscriversi al corso della memoria come bene e come necessità vitale. Dott. Nodari, non è contenta?

Informazioni aggiuntive

  • autore: Tonino Zana
  • giornale: Giornale di Brescia

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