Venerdì, 22 Luglio 2022 02:56

«Alla ragione si preferisce la suggestione delle congiure»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Massimiliano Valerii Direttore del Censis Massimiliano Valerii Direttore del Censis

A Castegnato l'intervento di Massimiliano Valerii per Filosofi lungo l'Oglio
La filosofia batte la calura, 2 a 0, dopo la sauna di mille persone alla cascina le Vittorie con "uragano Galimberti", l'altra sera, di nuovo, ricca partecipazione al salone civico di Castegnato per la relazione di Massimiliano Valerii sul tema «Despoti, filosofi e borghesi: l'odissea della libertà».

Il tema, all'apparenza sembra esulare dalla matrice del Festival Filosofi lungo l'Oglio, quel «dire io come si esprime l'ospite portato in giro con dolcezza e passione» dal fascino della dott. Francesca Nodari. E parte un applauso di casa molto piaciuto a chi lo dona e a chi lo riceve.

Massimiliano Valerii, direttore del Censis, primo collaboratore del presidente Giuseppe De Rita a cui la sala dedica un altro lungo plauso per il compimento dei brillanti 90 anni, conosce bene il rapporto tra libertà dell'io e libertà dell'altro, «esistenti dice il relatore finché respirano insieme altrimenti si negano vicendevolmente». Dunque, quel «dire io» sta perfettamente dentro il titolo della dissertazione. Si agita la questione della libertà, che negli ultimi anni, da circa il Duemila ad oggi, si è un poco smarrita, ha perso l'attrazione dentro le comunità occidentali e da parte di molte altre comunità esterne.

«La ragione spiega il direttore del Censis -, levatrice della libertà, dalla rivoluzione francese in poi, ha perso buona parte del suo carisma, cede alla superstizione, alla suggestione delle congiure, alla negazione della scienza. Si perde la misura della libertà e si scopre che i nostri sacrifici di libertà durante il Covid sono nulla rispetto alle grida di libertà dell'Ucraina». Massimiliano Valerii analizza luoghi diversi in cui la società liberale occidentale scopre dei cedimenti: «A fronte della illiberalità della Cina, dove i diritti politici sono negati e la crescita economica è sempre esuberante e distribuita, la sconfitta della povertà e la crescita dell'istruzione sono accresciute notevolmente, come se la illiberalità garantisse crescita economica e culturale».

Da dove deriva questa decadenza del concetto di libertà occidentale, per quale irrazionalità si allargano società illiberali e non creano scandalo adeguato rispetto all'assenza di libertà? Valerii ha una risposta precisa: «Molte parti delle comunità occidentali si sentono tradite dai valori storici delle libertà occidentali, i valori della parità di opportunità per la liberazione dai bisogni, i valori del merito che hanno riscattato l'Italia facendola crescere con Pil esaltanti: nel '60 e poi giù giù fino ai dati minuscoli dei nostri giorni».

C'è un terzo modello o meglio non modello in cui il fallimento dell'idea di libertà e dei diritti naturali e civili della persona sono negati, sia in sede razionale che economica, e siamo in Russia, «una terra grandissima, ricca di materie prime, attraversata da 11 fusi orari, dove non c'è né la libertà né un'economia compensativa della libertà, e tutto sta in piedi con il rilancio del mito della grande Russia, del Nazionalismo Imperialista, che scopriamo tragicamente in questi mesi di guerra». Infine, ricorda il relatore, nazioni come Polonia e Ungheria sotto analisi di infrazione da parte dell'Europa proprio per la negazione degli standard di libertà complessiva.

Una «rivoluzione». Che fare, dunque, a fronte di una libertà in crisi? La risposta di Valeriii accade a un minuto dalla conclusione e così riesce a sentire la condivisione della platea nel lungo applauso extra ordinem: «Serve una rivoluzione secondo quanto si scrive rivoluzione in latino che è "Revolutio ", significa Ritorno. Ciascuno di noi deve ritornare al valore originario della libertà fondata su quella ragione, dove si riconosce il possibile dell'io e dell'altro e si riconosce, altresì, il senso di un Non Possibile. Ebbene, la nostra libertà consiste nel ritorno a ricercare e a ricreare quel "Non Possibile" di cui abbiamo coscienza».



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