Domenica, 17 Luglio 2022 01:01

«La tavola è una macchina sociale (sovrac)carica di simboli da conservare»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
la chef Francesca Marsetti la chef Francesca Marsetti

L'ospite d'onore, Cesare Bocci, il dandy del commissario Montalbano, poi molto più di quel «Mimì femminaro», s'è preso il Covid nel ritorno da Israele ed ora eccolo qui, venerdì sera, in un grande schermo da giardino, come fosse il compagno di banco di ognuno.

Francesca Nodari, leader del Festival dei Filosofi lungo l'Oglio, lo prenota come si deve. «Verrò di sicuro nel 2023» promette Bocci: «Sto qui e sono asintomatico. Ho letto la molto bella intervista del Giornale di Brescia e le mie considerazioni stanno lì. È vero: cibo e convivialità, cibo e parole rappresentano una potente affermazione di vita».

Lei sta lì sul palco, come incastrata in una trappola degli amici, mai sola e sempre in compagnia di una facondia fresca ed essenziale, una Massera da Bé rinvenuta mezzo millennio fa e tornata sulle tracce del suo gran bello operare. Lei è la chef Francesca Marsetti, guarda la platea e si mette a preparare il suo piatto della notte come fosse nella cucina della madre: «Preparo dei casoncelli bergamaschi, qui ai confini con mille posti di casoncelli, cibo sano e semplice». Continua la brava spalla di Antonella Clerici su Rai 1 : «Amo la sincerità del cibo, non aggiungo l'inutile, certo curo quel tratto di vanitas necessaria, però rustica». Questa vena di vanitas rusticana è tutta nostra, padana.

Ecco il prof. Paolo Gomarasca, dentro perfettamente nel casoncello e nell'attorialità, lui stesso attore del proprio pensiero in questa bomboniera estiva, con decolleté di filosofia, cucina e teatro si commenta e si reclama, la prima mondiale della trilogia nel giardino di Villa Morando a Lograto, un ridotto di una rara estetica domestica e aristocratica e oggi appartenente al popolo, di proprietà comunale. Grazie a una scelta lungimirante del sindaco di allora, Gianni Gardoni, e al lavoro, avanti e indietro dallaRegione, dell'altrettanto indimenticabile Angelo Ravelli, quasi incarnati dal saluto del sindaco Gianandrea Te lò, sensibile al dovere di alzare le quote culturali nella nostra terra e a dimostrare gratitudine e collaborazione al Festival dei Filosofi lungo l'Oglio, alla regina di questo Festival, la dott.ssa Francesca Nodari.

Lì, in prima fila, in attesa di dare ragione del rapporto tra convivialità e pensiero, vita e cibo, c'è il prof. di Filosofia Morale alla Cattolica di Milano, Gomarasca appunto, e per un attimo dici, lui è l'attore, vestito di tutto nero e con una postura magra e diligente nei movimenti, composta e insieme originale, post futurista, giovane e proprio bravo, vedremo subito, a stabilire i rapporti, ora chiari ora erugmauu, tra cibo, tavola e persona.

Invece gli attori sono una coppia di giovani, Alessandro More Elena Sabatelli, interpreteranno un testo di Eugenio Montale paralleli ai ragionamenti del filosofo. E lì, in prima fila, di diritto e di fascino generoso è arrivata la presidente della Fondazione Comunità Bresciana, Alberta Mamiga, e accanto a lei due scudieri di lusso, amici della cultura e colti loro stessi, il dott. Giovanni Rizzardi e Alessandro Orizio, che offre un cognome per tutta la musica autentica in circolazione. La presidente Marniga coltiva i rapporti tra mecenatismo e cultura e spiega le ragioni delle scelte e il dovere di stare nei posti in cui si dipana la questione culturale.

Quella foto di Cartier-Bresson.

Il prof. Gomarasca si sente a casa e lo dice: «C'è una fotografia di Cartier Bresson, questa "Domenica sulla Marna", e spiega tutto il senso del rapporto tra convivio e cibo, è del 1938, anno sull'abisso della barbarie e riesce a difendere la trincea di stare insieme e spiega il carattere vittorioso della tavola quasi come la potenza di Rabelais in "Gargantua e Pantagruel", di Kant che cura il bene del cibo insieme secondo l'idea condivisa che questo consumare la terra e se stessi sia il più potente antidoto alla morte».

Ancora: «La tavola è una macchina sociale complicata sovraccarica di simboli, da conservare; altrimenti, in loro assenza, si apre il deserto della desolazione, come la fine silenziosa ascoltata negli "Gli Indifferenti" di Moravia». Se la terra verrà intesa e trattata come partner, allora saremo salvi, altrimenti staremo, orrendamente ma fino a quando sul crinale dell'abisso.



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