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Domenica, 28 Novembre 2021 00:02

ANCHE L'ESISTENZA CONTROCORRENTE HA UN'ANIMA ANTICA

Scritto da Francesca Nodari - Il Sole 24 ore
Duccio Demetrio Duccio Demetrio

Sfogliando le foto, accarezzando le anticaglie ingombranti o venerate come reliquie del piccolo domestico patrimonio storico, affiora una certa fierezza antica, una sorta di appartenenza a un mondo che non c'è più, ma che possiamo continuare a custodire. Come? Nel ricordo di chi ci ha raccontato di essere sopravvissuto alla guerra, alla fame come lo sguardo che Pavese bambino ricorda appartenere «ai contadini un poco stanchi».

Ecco che l'antico, in quanto temperie, pur essendo una nozione riconducibile alle categorie del tempo passato, non può che contribuire ad agire nel nostro presente. Parte da qui Duccio Demetrio nel suo ultimo libro All'antica. Una maniera di esistere. Demetrio arricchisce il volume di una serie di opere della prima metà del secolo odi poco precedenti che ha scelto per il loro silenzio, per il loro «incanto esistenziale» come direbbe Berenson, per l'ineloquenza e l'oltretemporalità proveniente da ciascuna di esse. Che siano sguardi attoniti, distratti, obliqui; volti di fanciulle, di bambini o di uomini maturi; che siano interni di stanze eleganti o modeste popolate da oggetti d'uso domestico ciò che li accomuna è la loro indecifrabilità e inafferrabilità.

È proprio mettendo a disposizione del lettore questa pinacoteca tra le dita che l'autore intende mostrare come la coscienza del passato sia un privilegio. Di più come il passato sia sempre presente e si trovi già sulla strada che dobbiamo percorrere. Ecco perché l'antico, sentimento singolare e dolcissimo, che si veste di una nostalgia capace di rimarginare ferite odi riaprirle, inteso non tanto come rimpianto, ma come maniera di far esistere il passato purgato dei suoi errori, contribuisce a rimettere in moto il presente. D'altro canto essere ritenuti all'antica è una frase fatta che rinvia ad attribuzioni di significato disparate: si passa dalla speranza che uomini e donne di tal fatta non scompaiano alla risposta accigliata che registra in essi comportamenti e maniere «superati». Ma attenzione, l'antico da intendersi questa volta come esibizione di un modello arcaico di agire erculeo, di amore violento, di pensare rude può affascinare come esaltazione dell'ignoranza più sordida.

Appunto c'è antico e antico. L'antico è un altrove atemporale e atopico. Occorre saperne ascoltare il vento, come scrive il poeta Franco Arminio. L'antico attraversa tutte le età della vita al punto che si può affermare che vi siano, persino, bambini all'antica per la buona educazione ricevuta. Maniere ben descritte dal libro Cuore: obbedienti quel tanto che basta, moderatamente curiosi e creativi, gentili e altruisti. L'antico si fa anche incontro esistenziale con un passato abitato da coloro che lo vissero. Nelle abitazioni di città, nei casali, nelle cascine scopriamo il mondo di un tempo, quella presenza dì cose di buono o di cattivo gusto, latrici di antiche verità. Come la casa dei nonni di Demetrio «il cui corridoio rappresentava la spina dorsale di un ventre di balena», luogo di transito tra chincaglierie e suppellettili dove avvenne, avvolto in un buio affettuoso, il suo incontro con l'antico.

E se per un verso Severino scrive che «ogni esser (uomo) è un ricordare. [...I E quindi in ogni uomo il suo ricordare è il ricordo eterno degli eterni, dove eterni sono, appunto, sia le cose ricordate, sia il ricordante», Lalla Romano ci insegna che l'antico è «il tempo di prima»: uno stato d'animo più che una categoria del pensiero.

Una condizione che mette in scacco il «carpe diem» oraziano e quella sequela di cantori della subitaneità, del tutto ignari della cifra tragica dell'esistenza e dell'insidiosa trappola tesa dalla «mezza verità dell'istante». L'antico sganciandosi dall'idea di temporalità, dalla frenesia del "troppo presente" , salva dall'oblio i ricordi e con la forza del rimemorare soprattutto attraverso la scrittura ordina una miriade dispersa di frammenti : di qui la transizione dalle ricordanze alle rimembranze.

Chi può dirsi all'antica? Quali sono le sue peculiarità? La definizione più esaustiva la troviamo nelle Operette morali di Leopardi, più precisamente nei Detti memorabili di Filippo Ottonieri, allorché il poeta di Recanati scrive che per «uomo fatto all'antica» si deve intendere «uomo dabbene e da potersene fidare». Una definizione che implica un esistere in maniera autentica. Sapendo che non può esserci vita felice senza virtù. Essere all'antica, dunque, è una maniera di esistere controcorrente che rinvia convintamente all'arte del saper fare e alla capacità di essere d'esempio nel difficile mestiere di vivere.


All'antica. Una maniera di esistere
Duccio Demetrio
Raffaello Cortina, pagg. 316, €19



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